“Ritratto dell’investigatore da piccolo”/La parte di Massimo Cassani

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il libraio

di Massimo Cassani

Pasqua 1976, mentre la primavera sta facendo sentire il suo profumo anche nella case di Milano, al piccolo amico di Sandrino Micuzzi – futuro commissario di Polizia – muore lo zio preferito: stava leggendo una rivista immerso nell’acqua della vasca da bagno. La moglie sentenzia che la colpa del decesso è proprio in quella lettura “proibita” e il bambino – rampollo di una ricca famiglia di costruttori e colpito da un mistero di cui non sa darsi spiegazione – ruba la rivista per esaminarla insieme al Sandrino, suo compagno di villeggiatura nella casa colonica alle pendici delle Prealpi. E’ forse questa la prima indagine del commissario Micuzzi, già allora stralunato sognatore e innamorato delle storie di Jules Verne, poi sostituite da adulto dagli amati Urania. Ma la fantasiosa e rocambolesca inchiesta dei due bambini, svolta proprio nella bella casa immersa nel verde lontano da Milano, incontra più di una difficoltà. Il mistero verrà risolto trent’anni dopo rivelando una di quelle verità che non rendono felici.

 

Massimo Cassani
Massimo Cassani

Massimo Cassani, giornalista e scrittore, è autore della serie di romanzi con protagonista il commissario Micuzzi (Sottrotraccia, Pioggia battente, Zona franca e Soltanto silenzio) editi da TEA.

Per l’editore Laurana ha pubblicato Un po’ più lontano (dedicato ai temi della solitudine e dell’agnizione di identità), Mistero sul lago nero (un divertisment che ricalca in chiave umoristica gli stilemi del genere hard boiled) e ha partecipato con un racconto autobiografico al volume collettaneo La formazione dello scrittore insieme a – fra gli altri – Tullio Avoledo, Raul Montanari, Giulio Mozzi e Alessandro Zaccuri.

Per il 2017 è prevista la pubblicazione di una guida pratica dedicata ai principi utili allo sviluppo narrativo di storie a partire da un’idea di base.

Collabora con la Bottega di narrazione – Scuola di scrittura creativa di Laurana, diretta da Giulio Mozzi  con Gabriele Dadati.

 

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Mistero sul lago nero (Laurana)

“Mistero sul lago nero”, se un milanese va in campagna…

Cosa succede se un detective privato – milanese e baüscia fino al midollo – è costretto a svolgere un’indagine in un paesino lacustre di provincia? Nel migliore dei casi combina disastri.

E’ quello che accade a Mario Borri – 65 anni d’età per 165 centimetri d’altezza – che per allontanare lo spettro dell’imminente pensionamento accetta un incarico da un’affascinante quarantenne dai capelli fulvi. La donna vuole che Borri pedini la sorella e la colga in castagna con uno dei suoi occasionali accompagnatori. C’è di mezzo l’eredità milionaria della defunta zia.

Ma l’incarico si rivela più complicato del previsto. In quel paesino adagiato sulle Prealpi dal nome Mirate al lago non è come muoversi nell’anonima Milano: lì tutti sanno tutto di tutti, ma di fronte al forestiero le lingue si tacciono. Il nostro Borri si trova subito su una strada in salita e gli vengono pure negate le genuine leccornie che si favoleggia prosperino in provincia: per lui una triste dieta a base di carne in scatola e piselli (e vino del cartone). E multe a non finire. E sguardi sospettosi. E pioggia battente. E una natura così rigogliosa da fargli venire la nostalgia del suo amato asfalto, il nido catramoso in cui e nato e cresciuto senza mai oltrepassare il ponte levatoio.

Una situazione, questa, che non può non generare situazioni umoristiche, in un clima di bonaria canzonatura sia del cittadino cha va in campagna sia del provinciale di fronte al “milanes pàcia aria”.

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 “Mistero sul lago nero” è chiaramente un divertisment in salsa noir, dove tuttavia la presa in giro riguarda soltanto il protagonista e la situazione, ma non le aspettative del lettore al quale viene offerta una narrazione in cui il disvelamento del mistero segue i binari di un’indagine vera, fatta di “gambe e di cervello” e colpi di scena credibili, come dev’essere in un puro romanzo di genere. Il tutto raccontato in prima persona proprio da lui, il detective privato Mario Borri, che con il suo Borsalino in testa e la sigaretta accesa all’angolo della bocca, pare uscito da un film in bianco e nero degli anni ’40.

La trama di “Mistero sul lago nero”

Che triste autunno, questo autunno, per il detective privato Mario Borri, 65 anni d’età per 165 centimetri d’altezza. La pensione è alle porte. E mentre sta provando inutilmente ad ammorbidire il magone per l’ormai imminente addio alle armi con qualche dose non troppo sparagnina di Jack Daniel’s liscio, si presenta nel suo ufficio una sventola dai capelli fulvi che gli propone un lavoretto all’apparenza facile facile. Non a Milano, però: in un paese lacustre lontano dalla sua amata città. Dove muoversi, per lui, è come camminare sulle uova. E quello che sembrava un lavoretto facile facile si dimostra più intricato di quanto si potesse immaginare. Fra incontri con cinghiali, guardiani di cinghiali, suore color carciofo e suore ciccione, vecchietti con e senza cappello, albergatrici settantenni ex cantanti di night, baristi arcigni, carabinieri occhiuti e preti ottuagenari dalla visionarietà biblica, l’ultima avventura di Borri si colora di toni imprevedibili e umoristici.

Alla fine, però, fine il bene trionfa…o quasi.

L’autore

"Mistero sul lago nero" (Laurana, 2015)
Massimo Cassani (foto di Renzo Chiesa)

      

Massimo Cassani, giornalista, è nato a Cittiglio, in provincia di Varese, nel 1966 e vive a Milano da quasi trent’anni. “Mistero sul lago nero” è il suo sesto romanzo. Ha esordito nella narrativa con “Sottotraccia” (Sironi 2008/TEA 2015), primo episodio della serie con protagonista il commissario Micuzzi, cui sono seguiti “Pioggia battente” (Sironi, 2009/Mistery Italia – Il Sole 24 ORE/2013, TEA, 2014), “Zona franca” (TEA, 2013) e “Soltanto silenzio” (TEA, 2014). Per Laurana ha pubblicato nel 2010 “Un po’ più lontano”, dedicato ai temi della solitudine e all’agnizione d’identità. Nel 2015 ha partecipato con un racconto autobiografico all’opera collettanea dal titolo “La formazione dello scrittore” (Laurana) in cui compaiono scritti, fra gli altri, di Tullio Avoledo, Raul Montanari e Alessandro Zaccuri. Dal 2010 collabora con “La Bottega di narrazione” di Laurana, condotta da Giulio Mozzi e Gabriele Dadati.

Disponibile in libreria e anche qui

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero (Laurana, 2015)
Mistero sul lago nero (Laurana)

E che stronza la zietta! – “Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (Laurana)/2

“All’esecutore testamentario devo portare gli esami del sangue ogni quindici giorni. Capirà, abito in un piccolo paese, le voci corrono, vere o false che siano non importa. E poi c’è mia sorella”.
“Bene, qui arriviamo a sua sorella. Anche lei forzata dell’astinenza”.
“Sì. Ma non dall’alcol”.
“Nutella?”
“No, sesso”.
E che stronza la zietta, ho pensato. Anzi no, l’ho detto proprio: “E che stronza la zietta!”
“Può dirlo forte”.
“Non alzo mai la voce, sono un timido”.
Lo sbuffo della donna mi ha fatto capire che delle mie battute ne aveva fin sopra i capelli. Ho cercato di recuperare margini con la mia proverbiale eleganza: “Mi sta dicendo che la sorellina deve farsi crescere le ragnatele per un anno per ereditare il gruzzolo della zia?”
“Non sia volgare. Comunque sì, le cose stanno proprio in questo modo. Ma c’è di più: se una di noi due sgarra, l’eredità passa all’altra”.
“In italiano si chiama incaprettamento”, le ho fatto. “E la sorellina, voglio dire… come fanno a controllarla?”
Qui la fanciulla ha assunto un’espressione sprezzante: “Per lei nessun controllo”, ha detto, “era la cocca della zia. E poi anche se volessero, come potrebbero?”
“Sacrificio a parte, continuo a non vedere come possa aiutarla. Se pensa che debba sedurre sua sorella, sono l’uomo giusto, ma senza vederla neppure in foto, non me la sento di assumere l’incarico. Ho una soluzione migliore: lei si innamora perdutamente di me, e non dovrà neppure sforzarsi troppo, e io le impedirò di bere anche solo un dito di Moscato allungato con l’acqua, che anche a pensarci mi viene il vomito. Quanto a sua sorella, paghiamo uno dei California Dream Men e il gioco è fatto. Vivremo felici, contenti e ricchi sfondati. Fra un anno poi ci prendiamo una sbronza di quelle da addio al celibato. E non c’è neppure bisogno di firmare un contratto”.
“Non serve uno spogliarellista. A mia sorella basta molto meno”.

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

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“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (Laurana) può essere acquistato anche qui

 

L’immagine di copertina è di Angela Varani 

Mistero sul lago nero (Laurana)

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (Laurana)/1

“Un po’ di malinconia mi stava venendo, amici miei, ve lo devo confessare. Ma stavo provando ad ammorbidirla con due dita di Jack Daniel’s liscio, sorseggiate con calma, le gambe allungate sulla scrivania, lo sguardo al soffitto. Nell’intonaco annerito dal fumo di sigaretta si intrecciavano svincoli di ipnotiche e tortuose fessure scavate dal tempo.
Ero solo, tolta una cimice che sgambettava sul vetro della finestra con addosso soltanto qualche goccia di Chanel N°5. Stavo lì senza far niente, aspettavo e basta. Ho sempre adorato star lì, senza far niente, aspettando e basta, ma quella volta la malinconia mi stava rovinando il mio passatempo preferito.
È stato al secondo sorsetto che dietro la porta smerigliata dell’ufficio ho visto il profilo di una donna, il naso perfetto e la chioma vaporosa ingigantita come un’ombra cinese. Per un attimo – ma soltanto per un attimo – mi sono vergognato che il vetro avesse nel mezzo una crepa inelegante.
L’ombra se n’è rimasta immobile per qualche secondo, come un fotogramma di un film. Intuivo una mano sul pomello e immaginavo due occhi splendidi leggere la scritta “Mario Borri – Investigazioni”. Ho preso un terzo sorsetto e ho tirato giù i piedi dalla scrivania. In presenza di una bella signora so essere fine, e chi afferma il contrario è un bugiardone spudorato”.

L’immagine di copertina è di Angela Varani

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

 

 

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“Mistero sul lago nero” (Laurana) di Massimo Cassani può essere acquistato anche qui.

In libreria il tascabile di “Zona franca” (TEA)

L’alba di Milano è un preludio che dura un amen. E proprio poco prima di quell’amen, qualcuno uccide Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura, un ottuagenario stralunato e inoffensivo che predica in giro per Milano la necessità di abbattere il Duomo. Ma chi ha deciso di farlo fuori con tre proiettili parabellum sparati da una pistola da guerra? Davvero quell’imprenditore edile contro cui Sciagura lancia i suoi strali? Oppure i parenti interessati a ereditare la casa di via Padova? Oppure ancora un misterioso personaggio che con Sciagura ha condiviso l’adolescenza e il primo amore durante la Guerra? O forse qualcuno che voleva impossessarsi del suo misterioso tesoro? A queste domande dovrà dare una risposta il commissario Micuzzi, investigatore pigro e smemorato, silurato dalla Questura e parcheggiato al commissariato Città Studi. Tra le rinnovate avance della ex moglie, un brutale pestaggio di un’amica giornalista, l’incontro con una simpatica danzatrice, morti sul lavoro e traffico di stupefacenti, il commissario Micuzzi conduce personaggi e lettori alla scoperta di una Milano popolare e multietnica che brulica incessante lungo i marciapiedi di via Padova.

 

In libreria o anche qui

“Ue’, pirletta” (“Soltanto silenzio – TEA)

Ue’, pirletta, ti sarai mica preso un po’ troppa caga, eh? Va’
che c’è mica da perdere tempo qua! Certi affari si fanno con la
logica del ciàpel, pèlel, màngel. Te capì? »
No, Aristide non ci ha capito una mazza. A casa sua ha
sempre sentito parlare siciliano. Siciliano e italiano. Non è
mica fi glio di polentoni come il Tumistufi . In quel tinello con
angolo cottura, che sa di muffa e roba da mangiare, non riesce
a stare fermo e cammina disegnando un triangolo isoscele
che va dalla finestra alla porta, dalla porta a una credenza bucherellata
dai tarli e dalla credenza ancora alla fi nestra, mentre
il Tumistufi se ne sta seduto al tavolo con uno stuzzicadenti
in bocca, un Toscanello spento alla vaniglia tra le dita e
pare rilassato come un papa. Nel lavello i piatti e le pentole
sono ammonticchiati e aspettano una bella passata d’acqua
calda e detersivo, ma senza fretta.
« No, non ho capito. »
« E te saresti nato a Milano? Ma va là, baluba! Africa! Vuol
dire: prendilo, sbuccialo e mangialo! Certi affari vanno cattati
al volo, per la coda! Adess te capì? »
« Sì, ma… »
« Niente ma! I ma sono stati cancellati dal mio vocabolario!
O sei della partita o non sei della partita. Com’è che dicevano
i latini…? Vabbe’, non me lo ricordo più cosa l’è che dicevano
i latini, ma era per dire che non c’è una terza strada. O ci stai
o non ci stai, te capì? »

 

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“Vita e non vita” – Soltanto silenzio (TEA)

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Quattro falcate veloci, di tacco, verso il palazzo più vicino,
aderente al muro come una pellicola per il forno. Lì il commissario
vorrebbe avere tempo per pensare, perché pensare
in fretta non è mai stato il suo forte, nella vita e neppure nelle
inchieste. Ma la pioggia battente non gli lascia margini, e lui
già si vede strisciare imbibito d’acqua lungo le facciate dei
palazzi come un ladro di notte, cercando riparo in quei pochi
portoni aperti che di solito a Milano schiudono spiragli su
cortili segreti, verdi, geometrici e antichi, belli da guardare e
respirare. Belli e irraggiungibili, come è bella e irraggiungibile
la speranza che spiova, e spiova in fretta.
Su quel percorso già lo sa che la malinconia lo accompagnerebbe
e anche il ben noto senso di sconfitta per essere
quello che è: distratto, mai previdente, trombato dalla Questura,
mandato al confi no in quella specie di commissariato
in riva a via Padova, obbligato dal Kapò a fare ciò che non
vuole e dalla ex moglie a fare ciò che mai vorrebbe per tutta la
ricchezza della Brianza. Sentendo addirittura crescere una
vaga umiliazione per essere stato compreso fi no all’ultima
goccia di anima nel suo imbarazzo da uno come Gaetano,
baffetti perfetti, ufficio perfetto, business perfetto, prossimo
matrimonio perfetto. Tutto questo entrerebbe in quel tragitto
epico per disperati e distratti: vita e non vita, lavoro e affari
privati, maschi e femmine, pioggia e sole (al momento quest’ultimo colpevolmente latitante).

“Soltanto silenzio – Un’inchiesta del commissario Micuzzi (TEA)

Quarto episodio della serie

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