“Ritratto dell’investigatore da piccolo”/La parte di Massimo Cassani

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il libraio

di Massimo Cassani

Pasqua 1976, mentre la primavera sta facendo sentire il suo profumo anche nella case di Milano, al piccolo amico di Sandrino Micuzzi – futuro commissario di Polizia – muore lo zio preferito: stava leggendo una rivista immerso nell’acqua della vasca da bagno. La moglie sentenzia che la colpa del decesso è proprio in quella lettura “proibita” e il bambino – rampollo di una ricca famiglia di costruttori e colpito da un mistero di cui non sa darsi spiegazione – ruba la rivista per esaminarla insieme al Sandrino, suo compagno di villeggiatura nella casa colonica alle pendici delle Prealpi. E’ forse questa la prima indagine del commissario Micuzzi, già allora stralunato sognatore e innamorato delle storie di Jules Verne, poi sostituite da adulto dagli amati Urania. Ma la fantasiosa e rocambolesca inchiesta dei due bambini, svolta proprio nella bella casa immersa nel verde lontano da Milano, incontra più di una difficoltà. Il mistero verrà risolto trent’anni dopo rivelando una di quelle verità che non rendono felici.

 

Massimo Cassani
Massimo Cassani

Massimo Cassani, giornalista e scrittore, è autore della serie di romanzi con protagonista il commissario Micuzzi (Sottrotraccia, Pioggia battente, Zona franca e Soltanto silenzio) editi da TEA.

Per l’editore Laurana ha pubblicato Un po’ più lontano (dedicato ai temi della solitudine e dell’agnizione di identità), Mistero sul lago nero (un divertisment che ricalca in chiave umoristica gli stilemi del genere hard boiled) e ha partecipato con un racconto autobiografico al volume collettaneo La formazione dello scrittore insieme a – fra gli altri – Tullio Avoledo, Raul Montanari, Giulio Mozzi e Alessandro Zaccuri.

Per il 2017 è prevista la pubblicazione di una guida pratica dedicata ai principi utili allo sviluppo narrativo di storie a partire da un’idea di base.

Collabora con la Bottega di narrazione – Scuola di scrittura creativa di Laurana, diretta da Giulio Mozzi  con Gabriele Dadati.

 

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

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“Mistero sul lago nero”, se un milanese va in campagna…

Mistero sul lago nero (Laurana)

Cosa succede se un detective privato – milanese e baüscia fino al midollo – è costretto a svolgere un’indagine in un paesino lacustre di provincia? Nel migliore dei casi combina disastri.

E’ quello che accade a Mario Borri – 65 anni d’età per 165 centimetri d’altezza – che per allontanare lo spettro dell’imminente pensionamento accetta un incarico da un’affascinante quarantenne dai capelli fulvi. La donna vuole che Borri pedini la sorella e la colga in castagna con uno dei suoi occasionali accompagnatori. C’è di mezzo l’eredità milionaria della defunta zia.

Ma l’incarico si rivela più complicato del previsto. In quel paesino adagiato sulle Prealpi dal nome Mirate al lago non è come muoversi nell’anonima Milano: lì tutti sanno tutto di tutti, ma di fronte al forestiero le lingue si tacciono. Il nostro Borri si trova subito su una strada in salita e gli vengono pure negate le genuine leccornie che si favoleggia prosperino in provincia: per lui una triste dieta a base di carne in scatola e piselli (e vino del cartone). E multe a non finire. E sguardi sospettosi. E pioggia battente. E una natura così rigogliosa da fargli venire la nostalgia del suo amato asfalto, il nido catramoso in cui e nato e cresciuto senza mai oltrepassare il ponte levatoio.

Una situazione, questa, che non può non generare situazioni umoristiche, in un clima di bonaria canzonatura sia del cittadino cha va in campagna sia del provinciale di fronte al “milanes pàcia aria”.

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 “Mistero sul lago nero” è chiaramente un divertisment in salsa noir, dove tuttavia la presa in giro riguarda soltanto il protagonista e la situazione, ma non le aspettative del lettore al quale viene offerta una narrazione in cui il disvelamento del mistero segue i binari di un’indagine vera, fatta di “gambe e di cervello” e colpi di scena credibili, come dev’essere in un puro romanzo di genere. Il tutto raccontato in prima persona proprio da lui, il detective privato Mario Borri, che con il suo Borsalino in testa e la sigaretta accesa all’angolo della bocca, pare uscito da un film in bianco e nero degli anni ’40.

La trama di “Mistero sul lago nero”

Che triste autunno, questo autunno, per il detective privato Mario Borri, 65 anni d’età per 165 centimetri d’altezza. La pensione è alle porte. E mentre sta provando inutilmente ad ammorbidire il magone per l’ormai imminente addio alle armi con qualche dose non troppo sparagnina di Jack Daniel’s liscio, si presenta nel suo ufficio una sventola dai capelli fulvi che gli propone un lavoretto all’apparenza facile facile. Non a Milano, però: in un paese lacustre lontano dalla sua amata città. Dove muoversi, per lui, è come camminare sulle uova. E quello che sembrava un lavoretto facile facile si dimostra più intricato di quanto si potesse immaginare. Fra incontri con cinghiali, guardiani di cinghiali, suore color carciofo e suore ciccione, vecchietti con e senza cappello, albergatrici settantenni ex cantanti di night, baristi arcigni, carabinieri occhiuti e preti ottuagenari dalla visionarietà biblica, l’ultima avventura di Borri si colora di toni imprevedibili e umoristici.

Alla fine, però, fine il bene trionfa…o quasi.

L’autore

"Mistero sul lago nero" (Laurana, 2015)
Massimo Cassani (foto di Renzo Chiesa)

      

Massimo Cassani, giornalista, è nato a Cittiglio, in provincia di Varese, nel 1966 e vive a Milano da quasi trent’anni. “Mistero sul lago nero” è il suo sesto romanzo. Ha esordito nella narrativa con “Sottotraccia” (Sironi 2008/TEA 2015), primo episodio della serie con protagonista il commissario Micuzzi, cui sono seguiti “Pioggia battente” (Sironi, 2009/Mistery Italia – Il Sole 24 ORE/2013, TEA, 2014), “Zona franca” (TEA, 2013) e “Soltanto silenzio” (TEA, 2014). Per Laurana ha pubblicato nel 2010 “Un po’ più lontano”, dedicato ai temi della solitudine e all’agnizione d’identità. Nel 2015 ha partecipato con un racconto autobiografico all’opera collettanea dal titolo “La formazione dello scrittore” (Laurana) in cui compaiono scritti, fra gli altri, di Tullio Avoledo, Raul Montanari e Alessandro Zaccuri. Dal 2010 collabora con “La Bottega di narrazione” di Laurana, condotta da Giulio Mozzi e Gabriele Dadati.

Disponibile in libreria e anche qui

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero (Laurana, 2015)

E che stronza la zietta! – “Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (Laurana)/2

Mistero sul lago nero (Laurana)

“All’esecutore testamentario devo portare gli esami del sangue ogni quindici giorni. Capirà, abito in un piccolo paese, le voci corrono, vere o false che siano non importa. E poi c’è mia sorella”.
“Bene, qui arriviamo a sua sorella. Anche lei forzata dell’astinenza”.
“Sì. Ma non dall’alcol”.
“Nutella?”
“No, sesso”.
E che stronza la zietta, ho pensato. Anzi no, l’ho detto proprio: “E che stronza la zietta!”
“Può dirlo forte”.
“Non alzo mai la voce, sono un timido”.
Lo sbuffo della donna mi ha fatto capire che delle mie battute ne aveva fin sopra i capelli. Ho cercato di recuperare margini con la mia proverbiale eleganza: “Mi sta dicendo che la sorellina deve farsi crescere le ragnatele per un anno per ereditare il gruzzolo della zia?”
“Non sia volgare. Comunque sì, le cose stanno proprio in questo modo. Ma c’è di più: se una di noi due sgarra, l’eredità passa all’altra”.
“In italiano si chiama incaprettamento”, le ho fatto. “E la sorellina, voglio dire… come fanno a controllarla?”
Qui la fanciulla ha assunto un’espressione sprezzante: “Per lei nessun controllo”, ha detto, “era la cocca della zia. E poi anche se volessero, come potrebbero?”
“Sacrificio a parte, continuo a non vedere come possa aiutarla. Se pensa che debba sedurre sua sorella, sono l’uomo giusto, ma senza vederla neppure in foto, non me la sento di assumere l’incarico. Ho una soluzione migliore: lei si innamora perdutamente di me, e non dovrà neppure sforzarsi troppo, e io le impedirò di bere anche solo un dito di Moscato allungato con l’acqua, che anche a pensarci mi viene il vomito. Quanto a sua sorella, paghiamo uno dei California Dream Men e il gioco è fatto. Vivremo felici, contenti e ricchi sfondati. Fra un anno poi ci prendiamo una sbronza di quelle da addio al celibato. E non c’è neppure bisogno di firmare un contratto”.
“Non serve uno spogliarellista. A mia sorella basta molto meno”.

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

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“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (Laurana) può essere acquistato anche qui

 

L’immagine di copertina è di Angela Varani 

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (Laurana)/1

Mistero sul lago nero (Laurana)

“Un po’ di malinconia mi stava venendo, amici miei, ve lo devo confessare. Ma stavo provando ad ammorbidirla con due dita di Jack Daniel’s liscio, sorseggiate con calma, le gambe allungate sulla scrivania, lo sguardo al soffitto. Nell’intonaco annerito dal fumo di sigaretta si intrecciavano svincoli di ipnotiche e tortuose fessure scavate dal tempo.
Ero solo, tolta una cimice che sgambettava sul vetro della finestra con addosso soltanto qualche goccia di Chanel N°5. Stavo lì senza far niente, aspettavo e basta. Ho sempre adorato star lì, senza far niente, aspettando e basta, ma quella volta la malinconia mi stava rovinando il mio passatempo preferito.
È stato al secondo sorsetto che dietro la porta smerigliata dell’ufficio ho visto il profilo di una donna, il naso perfetto e la chioma vaporosa ingigantita come un’ombra cinese. Per un attimo – ma soltanto per un attimo – mi sono vergognato che il vetro avesse nel mezzo una crepa inelegante.
L’ombra se n’è rimasta immobile per qualche secondo, come un fotogramma di un film. Intuivo una mano sul pomello e immaginavo due occhi splendidi leggere la scritta “Mario Borri – Investigazioni”. Ho preso un terzo sorsetto e ho tirato giù i piedi dalla scrivania. In presenza di una bella signora so essere fine, e chi afferma il contrario è un bugiardone spudorato”.

L’immagine di copertina è di Angela Varani

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

 

 

MASSIMO CASSANI_n

“Mistero sul lago nero” (Laurana) di Massimo Cassani può essere acquistato anche qui.

In libreria il tascabile di “Zona franca” (TEA)

L’alba di Milano è un preludio che dura un amen. E proprio poco prima di quell’amen, qualcuno uccide Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura, un ottuagenario stralunato e inoffensivo che predica in giro per Milano la necessità di abbattere il Duomo. Ma chi ha deciso di farlo fuori con tre proiettili parabellum sparati da una pistola da guerra? Davvero quell’imprenditore edile contro cui Sciagura lancia i suoi strali? Oppure i parenti interessati a ereditare la casa di via Padova? Oppure ancora un misterioso personaggio che con Sciagura ha condiviso l’adolescenza e il primo amore durante la Guerra? O forse qualcuno che voleva impossessarsi del suo misterioso tesoro? A queste domande dovrà dare una risposta il commissario Micuzzi, investigatore pigro e smemorato, silurato dalla Questura e parcheggiato al commissariato Città Studi. Tra le rinnovate avance della ex moglie, un brutale pestaggio di un’amica giornalista, l’incontro con una simpatica danzatrice, morti sul lavoro e traffico di stupefacenti, il commissario Micuzzi conduce personaggi e lettori alla scoperta di una Milano popolare e multietnica che brulica incessante lungo i marciapiedi di via Padova.

 

In libreria o anche qui

“Ue’, pirletta” (“Soltanto silenzio – TEA)

Ue’, pirletta, ti sarai mica preso un po’ troppa caga, eh? Va’
che c’è mica da perdere tempo qua! Certi affari si fanno con la
logica del ciàpel, pèlel, màngel. Te capì? »
No, Aristide non ci ha capito una mazza. A casa sua ha
sempre sentito parlare siciliano. Siciliano e italiano. Non è
mica fi glio di polentoni come il Tumistufi . In quel tinello con
angolo cottura, che sa di muffa e roba da mangiare, non riesce
a stare fermo e cammina disegnando un triangolo isoscele
che va dalla finestra alla porta, dalla porta a una credenza bucherellata
dai tarli e dalla credenza ancora alla fi nestra, mentre
il Tumistufi se ne sta seduto al tavolo con uno stuzzicadenti
in bocca, un Toscanello spento alla vaniglia tra le dita e
pare rilassato come un papa. Nel lavello i piatti e le pentole
sono ammonticchiati e aspettano una bella passata d’acqua
calda e detersivo, ma senza fretta.
« No, non ho capito. »
« E te saresti nato a Milano? Ma va là, baluba! Africa! Vuol
dire: prendilo, sbuccialo e mangialo! Certi affari vanno cattati
al volo, per la coda! Adess te capì? »
« Sì, ma… »
« Niente ma! I ma sono stati cancellati dal mio vocabolario!
O sei della partita o non sei della partita. Com’è che dicevano
i latini…? Vabbe’, non me lo ricordo più cosa l’è che dicevano
i latini, ma era per dire che non c’è una terza strada. O ci stai
o non ci stai, te capì? »

 

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“Vita e non vita” – Soltanto silenzio (TEA)

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Quattro falcate veloci, di tacco, verso il palazzo più vicino,
aderente al muro come una pellicola per il forno. Lì il commissario
vorrebbe avere tempo per pensare, perché pensare
in fretta non è mai stato il suo forte, nella vita e neppure nelle
inchieste. Ma la pioggia battente non gli lascia margini, e lui
già si vede strisciare imbibito d’acqua lungo le facciate dei
palazzi come un ladro di notte, cercando riparo in quei pochi
portoni aperti che di solito a Milano schiudono spiragli su
cortili segreti, verdi, geometrici e antichi, belli da guardare e
respirare. Belli e irraggiungibili, come è bella e irraggiungibile
la speranza che spiova, e spiova in fretta.
Su quel percorso già lo sa che la malinconia lo accompagnerebbe
e anche il ben noto senso di sconfitta per essere
quello che è: distratto, mai previdente, trombato dalla Questura,
mandato al confi no in quella specie di commissariato
in riva a via Padova, obbligato dal Kapò a fare ciò che non
vuole e dalla ex moglie a fare ciò che mai vorrebbe per tutta la
ricchezza della Brianza. Sentendo addirittura crescere una
vaga umiliazione per essere stato compreso fi no all’ultima
goccia di anima nel suo imbarazzo da uno come Gaetano,
baffetti perfetti, ufficio perfetto, business perfetto, prossimo
matrimonio perfetto. Tutto questo entrerebbe in quel tragitto
epico per disperati e distratti: vita e non vita, lavoro e affari
privati, maschi e femmine, pioggia e sole (al momento quest’ultimo colpevolmente latitante).

“Soltanto silenzio – Un’inchiesta del commissario Micuzzi (TEA)

Quarto episodio della serie

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“Se non un colpo di pistola” (Soltanto silenzio, TEA)

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Se non un colpo di pistola

Milano, 1 ottobre 1978, ore 7.15

Se non un colpo di pistola, cos’era stato allora quello? Un petardo fuori stagione? O un motorino con la marmitta in pappa che aveva scoreggiato su una via Monte Nevoso deserta, in una domenica mattina fotocopia di tante altre?
Aristide – pupille dilatate nel buio della sua camera in attesa del trillo della sveglia – cercava il sonno che l’aveva abbandonato, chissà come mai così presto. E non certo per il solito passaggio dei treni, così frequenti che l’abitudine li aveva fatti andare oltre la soglia dell’udibile. Forse era per via dell’ora legale che da quella notte era stata messa in soffitta. E alla sera il buio sarebbe arrivato molto prima. Di botto. O forse per il pensiero della partita del pomeriggio all’oratorio del quartiere Casoretto: quattro pedalate veloci da Lambrate a là senza neppure un alito di fiatone. Loro contro gli altri, dove gli altri stavano per quei tizi grossi dell’oratorio di una zona periferica di Milano sentita soltanto nominare. E l’arbitro era un ragazzino del Ticinese con i capelli rossicci e ispidi e impettinabili, mica tanto sveglio: c’era da prepararsi a prendere un sacco di calci negli stinchi, tanto quello manco se ne sarebbe accorto. Gli adulti avrebbero guardato la partita con gli occhi molli, l’orecchio attaccato alle radioline a transistor, la barba sfatta e la pancia satolla di risotto e arrosto. Nell’aria fumo di sigarette popolari, MS o Nazionali senza filtro.
Aristide non fumava, non ancora almeno, ché a dieci anni – diceva suo padre – è presto! Anche se lui, il padre, aveva cominciato proprio a dieci, giù, nel paesello assolato di Trinacria. E ora teneva la Nazionale con la sinistra, visto che l’altra l’aveva persa per colpa di uno stronzo di rapinatore dalla mira per fortuna del cazzo, che invece di centrare la divisa da carabiniere dritta in petto gli aveva fatto esplodere la mano destra. Roba di nove anni prima, ma il padre ne parlava ancora come se avesse fatto la guerra, e la mamma s’incazzava perché i figli non le devono mica sentire quelle cose lì.
Pure Aristide voleva fare il carabiniere, ma non lo diceva mai e la mamma non lo sapeva. E mentre lui se ne stava lì, nel buio, e pensava alla partita, al guanto nero del padre, alla divisa scura con la riga rossa sui pantaloni che avrebbe indossato da grande, quel botto secco gli aveva bloccato il fiato per un momento.
Suo fratello Gaetano, invece, fumava. Il carabiniere però non lo voleva fare; diceva «servi del potere!», lui, e litigava a tavola con il padre. Chi aveva ragione: papà o Gaetano?
Dopo un istante breve come un battito di ciglia, i colpi erano diventati due. L’altro metallico, isterico.
Aristide aveva appoggiato i piedi nudi sul pavimento, vicino al borsone della partita, e aveva sentito freddo. Gaetano non si era svegliato subito. Aristide vedeva le coltri mosse dal suo respiro.
Dalla persiana chiusa della camera ora filtrava soltanto silenzio.
Ma era durato un secondo.

Il mondo e le storie del commissario Micuzzi

Questo articolo è una sorta di guida fra i romanzi e i personaggi di Massimo Cassani (della serie dedicata al commissario Micuzzi). Un mondo fatto di casi da risolvere e di vite private osservate da vicino.

Chi è il commissario Micuzzi

Il commissario Micuzzi ha quarant’anni. E’ alto circa un metro e settantacinque, e ha i capelli rossicci e arruffati; non è grasso, ma ha una pancetta coltivata a colpi di grassi insaturi, calici di rosso e grappa Nardini. Smemorato, distratto, vive da solo nella casa dell’ex ex moglie, Margherita, in via Eustachi a Milano, zona Città Studi. Pigro e brontolone, le inchieste le conduce, perché in fondo sa fare il suo mestiere. Non ha grandi passioni, a parte leggiucchiare distrattamente qualche vecchio Urania e fumare Toscanelli. Quando entra in rapporto con le donne, non capisce mai se si innamorano davvero di lui o se lo usano per scopi mai del tutto chiari. O leciti.

I luoghi dei romanzi

I romanzi dei commissario Micuzzi sono ambientati nella Milano contemporanea. I luoghi toccati dalle vicende sono numerosi. L’epicentro dell’azione è soprattutto la zona Città Studi, Porta Venezia, Loreto, ma non mancano puntate allo storico quartiere dell’Ortica e al Gallaratese. Con il terzo romanzo, “Zona franca”, l’azione si svolge prevalentemente nella multietnica e popolare via Padova.

“Sottotraccia”

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Il personaggio del commissario Alessandro (Sandro) Micuzzi nasce con il primo episodio della serie, dal titolo “Sottotraccia”. In questo primo romanzo (pubblicato da Sironi nel 2008, e ripubblicato come tascabile da TEA nel 2013), Micuzzi si trova a indagare su tre storie parallele: la scomparsa di un noto scrittore colombiano da anni a Milano, Antonio Arau, l’uccisione di un timido docente universitario (Marcello Susanni) e quello che pare essere l’omicidio seriale di travestiti.

In “Sottotraccia”, Micuzzi è ancora commissario alla Squadra mobile della Questura di Milano e può contare su un piccolo gruppo di collaboratori fidati: l’ispettore capo Giampietro Lariccia (uomo di bell’aspetto, elegante e amico del commissario), l’ispettore Salada (spregiudicato, non sempre limpido nei comportamenti, ma ricco di informatori negli ambienti più loschi della città) e l’ispettore Teneriello (buon padre di famiglia, ligio al dovere, fedele e sempre pronto a raccontare qualche articolata storia di famiglia che si porta con sé morali e conclusioni, più o meno utili alle indagini). Una squadra che funziona, ma destinata – come si vedrà già in questo primo romanzo e soprattutto, nei successivi – a trasformarsi a partire dal ruolo dello stesso Micuzzi, che viene silurato dal suo incarico e relegato al commissariato Città Studi dove incontrerà l’agente Rosaria Della Vedova, una poliziotta robusta nel fisico, con una leggera peluria sopra il labbro superiore ed efficiente in modo quasi leggendario.

Le tre inchieste raccontate in “Sottotraccia” trovano Micuzzi in un momento personale piuttosto difficile: la moglie, Margherita, l’ha lasciato da circa un anno e lui questa rottura non l’ha ancora digerita del tutto. Già di suo il commissario non è mai stato un compagnone, ma la nuova situazione acuisce il suo carattere di orso brontolone e lo fa scivolare in uno stato di inedia che si ripercuote anche sul suo lavoro. Oltretutto il nuovo questore, Salvatore Nardò, non lo ama. Nardò predilige uomini massicci e incazzati e la figura mezza spampanata di Micuzzi non rientra proprio nei suoi canoni.

In tutto questo, però, Margherita non lo molla. La donna ora vive con un gioielliere macchinato di lusso, ma dalle sue telefonate (sempre più frequenti, sempre più affettuose) traspare un senso di solitudine che Micuzzi non sa come interpretare.

Le inchieste però premono: dello scrittore scomparso ancora nessuna traccia, la vita del docente universitario ucciso sembra una porta senza maniglia per entrare e del seria killer di travestiti gli esperti hanno saputo soltanto tracciare un profilo psicologico tanto preciso quanto inutile. Il lavoro di Micuzzi sembra alla deriva come la sua vita personale. A vivacizzare la situazione, la comparsa di una graziosa e vivace studentessa (Asia) che seguiva le lezioni del docente ucciso e che si mette in testa di collaborare alle indagini e tallona da vicino il commissario il quale non riesce a capire se quella presenza per lui è più fastidiosa o intrigante. Di sicuro è intrigante l’incontro con l’affascinante moglie dello scrittore scomparso, Corinna Bottacchi, con la quale sembra addirittura prendere piede una vera storia d’amore.

Gli eventi però precipitano: Micuzzi si ficca nei guai con una strana sparatoria e viene rimosso dall’incarico; la vicenda dello scrittore si colora di mistero con il delinearsi di una pista che pare portare a un centro di potere rosacrociano, un altro travestito viene ammazzato, senza che si riesca a individuare il responsabile e la stessa Corinna Bottacchi scompare, senza lasciare tracce.

Il commissario Micuzzi, ai margini di tutte queste vicende, è un uomo sconfitto.

E mentre la sua testa si ferma, la sua pancia continua a lavorare. E se il questore l’ha definitivamente abbandonato, così non si può dire dei suoi collaboratori. Gli elementi fin qui raccolti e una rinnovata caparbietà di Micuzzi (arrivato al punto di volersi addirittura dimettere dalla Polizia) fanno sì che si squarci il velo su tutte le vicende irrisolte. E la realtà sarà più disarmante di quanto lui stesso si era immaginato. Una realtà, in alcuni casi, che finisce con il fargli anche male, viste le conclusioni.

Una nota margine: già in “Sottotraccia” compaiono o vengono evocati alcuni personaggi che avranno un ruolo importante nei romanzi successivi. La bella e seduttiva Sofia, vicina di casa di Micuzzi, che nel secondo episodio, (“Pioggia battente”) diventerà addirittura una delle figure principali; il pubblico ministero Mino de Donatis, bestia nera del commissario; l’avvocato Michele Maria Bassi (pure lui in primo piano nell’episodio successivo della serie), l’onorevole Malinverni, destinato ad avere un volto soltanto nel terzo romanzo (“Zona franca”) e Ambra Cattaneo, la volitiva giornalista bisessuale, forse l’unica vera amica di Micuzzi.

“Pioggia battente”

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Dopo “Sottotraccia”, il commissario Micuzzi torna con il secondo romanzo della serie: “Pioggia battente”, appunto (pubblicato sempre nei tipi di Sironi, l’anno successivo, nel 2009, e ripubblicato come tascabile da TEA nel 2014). Ancora parcheggiato al commissariato Città Studi e impossibilitato a condurre indagini, Micuzzi viene convinto dalla bella vicina di casa, Sofia, a compiere un sopralluogo in una elegante villa di Milano che si scoprirà essere la residenza del noto avvocato Michele Maria Bassi, legale del chiacchierato politico Malinverni. Da quella casa, Sofia continua a ricevere telefonate minatorie. Micuzzi, che non ha titoli per indagare, si trova un cadavere fra i piedi, un uomo senza nome morto proprio nella casa dell’avvocato.

Con sua sorpresa, anziché venire sonoramente cazziato dal questore, il commissario viene spinto a compiere un’indagine riservata, d’accordo con il pubblico ministero Mino de Donatis, che Micuzzi vede come il fumo negli occhi.

L’indagine porta ai finanziamenti dell’Unione europea (l’onorevole Malinverni, difeso dall’avvocato Bassi, era già stato invischiato in maneggi di questo tipo…), ma anche in questo caso l’inchiesta porterà molto più lontano. O forse, in modo inaspettato, molto più vicino…

Parallelamente a questo filone d’indagine, la vita privata di Micuzzi prosegue tortuosa. La sua ex moglie Margherita si è ficcata in un guaio. Dopo essersi lasciata con il gioielliere, ha deciso che la sua vita deve prendere una piega diversa. Ma è una piega da Codice penale e la donna prova in tutti i modi a coinvolgere l’ex marito, il quale poi dovrà togliere anche a lei le castagne dal fuoco. Con l’amaro in bocca, perché la verità e la giustizia non portano sempre alla felicità.

Ma le vicende di “Pioggia battente” non finiscono qui. La bella moglie dello scrittore Arau, Corinna Bottacchi (pure lei, come il marito, scomparsa in “Sottotraccia”) si materializza all’improvviso. E sotto le lenzuola confessa a Micuzzi il suo sospetto di essere stata tenuta d’occhio. Da chi? Da Sigismondo, un ridicolo personaggio ciarliero e battutaro, amico della giornalista Ambra Cattaneo, un uomo solo che nasconde più di un segreto. Ma anche il precario legame di Micuzzi con Corinna nasconde una realtà che per il commissario è peggio di una doccia fredda.

E i collaboratori di Micuzzi? Ancora lì, attorno a lui, a supportarlo a loro modo nelle indagini. L’unico a vivere un momento di crisi è Giampietro Lariccia. Se in “Sottotraccia” è il bello per antonomasia, equilibrato e desiderato dalle donne, in “Pioggia battente” si innamora di una donna sposata e il suo aspetto leccato e pettinato perde la patina. Anche il suo amore clandestino e tormentato finirà con l’influenzare il lavoro del commissario, ricattato dal questore e dal piemme de Donatis, che al termine della storia rivelerà un segreto insospettabile.

Anche in “Pioggia battente”, come in “Sottotraccia” il rapporto con le donne di Micuzzi è tutto fuorché lineare. A renderlo inquieto (intrigato?) è una bellissima fanciulla di nome Mariolina, che pare la sosia di Marilyn Monroe. E pure lei, neanche a dirlo, cela un segreto…

“Zona franca”

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Nel terzo episodio della serie, dal titolo “Zona franca” (quest’ultimo pubblicato come novità da TEA, marchio storico del Gruppo Mauri Spagnol), troviamo Micuzzi ancora parcheggiato al commissariato Città Studi a compulsar scartoffie, ma il brutale pestaggio dell’amica giornalista Ambra Cattaneo lo rimette in pista. Anche se non potrebbe. Ambra sta conducendo un’inchiesta giornalistica sull’assassinio di un vecchio stralunato che vuole abbattere il Duomo (Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura) e che denuncia gli illeciti del costruttore edile Trezzani. La ragazza finisce in coma e il commissario non può rinunciare a mettersi al lavoro. Forse anche per un inaspettato senso di rivalsa nei confronti di Giampietro Lariccia, il suo ex più fidato collaboratore e buon amico in “Sottotraccia” e “Pioggia battente”, ma che ora rivela un carrierismo insospettabile, tanto da venir nominato commissario al posto di Micuzzi (senza per altro dirgli nulla…).

E mentre la ex moglie del commissario, Margherita, torna alla carica convinta che il loro rapporto debba essere recuperato, Micuzzi viene coinvolto dallo stesso Lariccia nelle indagini. Fresco di nomina, Lariccia teme di toppare l’inchiesta e chiede aiuto proprio a Micuzzi. E poi se ne va a Roma a un convegno nazionale, utile per la sua carriera, ma sparendo di fatto dalla scena. Il commissario riesce a sollevare il coperchio sulla morte del vecchio, andando a toccare gli interessi del costruttore Trezzani, in collaborazione con l’agguerrito piemme Lucio Cavalli (che in “Zona franca” fa la sua prima comparsa) e sollevando il velo su un misterioso servizio segreto clandestino (in attività in Italia dal secondo Dopoguerra) di cui ha fatto parte lo stesso onorevole Malinverni (che finalmente compare sulla scena, dopo essere stato evocato in “Sottotraccia” e “Pioggia battente”) e un anziano, misterioso personaggio, arrivato dall’Argentina per motivi che si comprendono soltanto al termine della vicenza.

Il fuoco dell’indagine è concentrato sul rapporto fra l’omicidio di Gigi Sciagura e il pestaggio di Ambra Cattaneo. La notte dell’omicidio, nei pressi del ritrovamento del cadavere, era presente anche una giovane danzatrice di Bologna, Selene Melini (anche lei, in modo anonimo, aveva fatto una fugace apparizione nel primo romanzo, “Sottotraccia”), la quale si scopre essere amica di Ambra. La ragazza però scompare all’improvviso e l’indagine deve virare anche sul suo ritrovamento (fuga volontaria e rapimento?).

Tutta la rosa dei sospettati (il misterioso uomo arrivato dall’Argentina, gli scagnozzi del costruittore Trezzani, i nipoti di Gigi Sciagura…) è sotto osservazione, e Micuzzi arriverà alla verità Complessa, articolata, multiforme. Inaspettata.

Con un risvolto tragico e sorprendente.

Le edizioni

I primi due romanzi della serie con protagonista il commissario Micuzzi (“Sottotraccia” e “Pioggia battente”) sono stati pubblicati da Sironi, rispettivamente, nel 2008 e nel 2009, e sono ancora disponibili nella prima edizione.

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Nel marzo 2013, il terzo episodio (“Zona franca”) è stato pubblicato come novità da TEA (Gruppo Mauri Spagnol).

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Nell’agosto 2013, “Pioggia battente” è stato inserito nella collana “Noir Italia” del Sole 24 ORE come allegato al quotidiano.

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A ottobre 2013, TEA ha ripubblicato “Sottotraccia” in formato tascabile nella collana “Mistery”.

Mentre nel marzo 2014 è stata la volta di “Pioggia battente”, nella medesima collana e sempre in formato tascabile.

In ogni angolo del mondo c’è una “Zona franca” di Mauro Castelli

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di Mauro Castelli

www.economiaitaliana.it

Una mano calda, come peraltro si conviene a un giornalista di vecchia data (professionista dal 1990, è direttore della rivista Ambiente&Sicurezza del Sole 24 Ore nonché responsabile periodici dell’Area Ambiente-Energia); uno scrittore intrigante che, con naturalezza verrebbe da dire, si porta al seguito la non facile arte del raccontare; una penna davvero abile nello scardinare il perbenismo borghese, addentrandosi nei meandri di una metropoli dagli inaspettati risvolti, a fronte di un canovaccio che, nella sua finta semplicità, cattura e sorprende. In effetti Zona franca (Tea, pagg. 416, euro 14,00) è un romanzo ben riuscito, portatore di una solida intelaiatura e di incastri condotti ad arte. Di certo un meritevole lavoro quello firmato da Massimo Cassani, che può ormai essere annoverato fra gli “arrivati” della narrativa di genere. Che dire di lui? Che è nato a Cittiglio nel febbraio 1966 e che, dopo gli studi classici a Varese, si è trasferito a Milano per frequentare l’Istituto per la formazione al giornalismo. Andando curiosamente ad abitare nella casa della moglie di Alfredo Binda («In effetti mia nonna materna, Annetta, era prima cugina di questo grande campione, dal quale ho mutuato la passione per la bicicletta a livello amatoriale, passione ultimamente accantonata in abbinata a quella per il cinema per regalare più spazio al mio attuale hobby, quello dello scrivere»). Il suo esordio in libreria risale a cinque anni fa con Sottotraccia, romanzo con il quale ha lanciato il personaggio del commissario Sandro Micuzzi, un poliziotto svagato e distratto, pigro e smemorato, ruvido ma perbene, che non ama giocare secondo le regole e “che si muove in città come un naufrago che ha perso la bussola”. In seguito Micuzzi sarebbe stato protagonista anche del secondo romanzo, Pioggia battente, pubblicato – sempre per i tipi di Sironi Editore – nel 2009. L’anno successivo Cassani si sarebbe staccato dalla narrativa di genere con Un po’ più lontano (Laurana Editore), un romanzo che ha per temi la solitudine, il rapporto con il passato e il riconoscimento d’identità. Poi il recente ritorno alle origini, con la terza storia, Zona franca per l’appunto, dedicata a Micuzzi, un investigatore “silurato dalla Questura” e parcheggiato presso il commissariato di Città Studi. Una storia, anche questa ovviamente ambientata a Milano (città fredda e spietata, dove lavoro nero e corruzione sono di casa), che si nutre della morte di uno strano personaggio, Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura, un ottuagenario stralunato e inoffensivo che predicava, “cappello da baseball in testa girato all’incontrario e megafono a tracolla”, la necessità di abbattere il Duomo (perché dagli occhi della Madonnina usciva un fumo velenoso). Ma chi poteva avere interesse a farlo fuori? Un imprenditore-finanziere che aveva preso di mira per la costruzione di un grattacielo o il nipote interessato a ereditare il suo appartamento? Un amico di vecchia data o qualcuno ingolosito dal suo vagheggiato tesoro? Oppure il giovane immigrato addosso al quale è stata trovata l’arma del delitto? Fra le pieghe di questi interrogativi si muoveranno le indagini del commissario, alle prese con una città multietnica (guarda caso l’autore abita proprio in via Padova, punto di incontro di chissà quante etnie), dove pestaggi, scontri e confronti, morti bianche e traffico di stupefacenti si sprecano. E dove la realtà è pronta a sposarsi con la finzione, fra personaggi veri e altri inventati. Così Gigi Sciagura “è romanzo”, anche se liberamente ispirato a Carlo Torrighelli: un fuori di testa che girava per Milano con un triciclo accusando la Chiesa di uccidere il “popolo bue” con un’onda misteriosa, prodotta da impianti nascosti nei sotterranei del Vaticano. Ma a tenere banco troviamo anche la storia degli spartiti di musicisti ebrei (fatti sparire affinché non venissero distrutti) oppure quella dell’anello della Repubblica, episodio che rientra nell’ambito dei misteri d’Italia. Che altro da annotare? Che ci troviamo di fronte a un’ulteriore conferma per Massimo Cassani, abile nel portare avanti l’intrattenimento in abbinata ai contenuti («Ritengo sia importante fare della narrativa un veicolo di conoscenza e di divulgazione. E a questo libro ho dedicato, pur facendo dell’altro, quattro anni di ricerche e approfondimenti»). Un personaggio quindi di spessore, che è stato pure un bambino precoce: in seconda elementare si era infatti inventato “L’inno di Cassani” per fare da controcanto a quello di Mameli. Lavoro che una divertita maestra non mancò di portare all’attenzione del direttore didattico. Ma anche un autore dal carattere riservato e fantasioso («È stata forse quest’ultima mia componente a trascinarmi nel giallo-noir di stampo mediterraneo-europeo, un genere che per certi versi affonda le sue radici nel grande Simenon»); un autore che tiene anche lezioni di “Intreccio narrativo”, a Milano, presso la “Bottega della narrazione” di Laurana, diretta dallo scrittore e consulente editoriale Giulio Mozzi.

magri.marina@gmail.com

 

Un uomo, la sua solitudine e il fantasma del suo passato

Un po’ più lontano
“Mi alzai dal tavolo e spensi il ventilatore che frullava l’aria nel silenzio di quella mattinata già umida di caldo. Non tutti sanno che Milano è una città d’acqua, solo che non si vede. Navigli a parte. L’acqua scorre sotto, sotto le strade, sotto il Duomo, sotto la metropolitana, quasi fosse un segreto. Anch’io ero un segreto”.

Earth moving machinery.
La prima volta che ho dovuto tradurre queste tre parole ho pensato a un romanzo di fantascienza.
Earth moving machinery.
Mi sono immaginato una macchina sospesa negli spazi siderali. Un argano tecnologico che muoveva la Terra secondo una logica impenetrabile, facendola ruotare attorno al proprio asse. E
facendo ruotare, con essa, i destini degli individui.
Poi ho capito.
Earth moving machinery era una macchina per il movimento terra, una ruspa, tanto per intenderci. Altro che romanzo di fantascienza, spazi siderali, logiche extra umane.
Una ruspa, punto.
Non avrei mai immaginato che nella vita potessero entrare cose così: caricatori cingolati, caricatorigommati, dozer, terne – rigide o articolate – grader, escavatrici, minidumper. Invece è accaduto. Come è accaduto che io, solipsista per scelta o per sorte, abbia cercato di cambiare testa, di svoltare. Ma non mi sono accorto che c’era una variabile di cui non avevo tenuto conto, una variabile che veniva direttamente dal mio passato.
Lì sono caduto. Avrei potuto salvarmi, forse. Facile dirlo ora. Come facile, ora, dire che gli anni Novanta sono stati anni scialbi, incolori.
Io mi identificavo con loro.
Tutti i decenni, fino ad allora, avevano avuto un profilo. Gli anni Quaranta, la guerra, la Resistenza; gli anni Cinquanta, l’isteria della ripresa; gli anni Sessanta, la protesta, l’illusione che sogno e realtà fossero le due metà della stessa mela; gli anni Settanta, l’estremo rigurgito del possibile e il risveglio dopo la
sbornia di parole; gli anni Ottanta, la cocaina del miope benessere a costo zero, la caduta del Muro, una nuova polluzione di ottimismo.
Gli anni Novanta: il nulla. Un niente parcellizzato in tanti piccoli
zeri che si elevavano a sistema. Quasi una resa dei conti. Io, come quegli anni, ero un niente. Elevato a sistema.
Il mio sistema.

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La Milano degli intrighi sotto una “Pioggia battente”

Pioggia battente – Le inchieste del commissario Micuzzi

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“Il questore sollevò il bicchiere come a proporre un brindisi, che fece da solo, e tracannò il rosso d’un fiato. Micuzzi restò muto, con le mani sul tavolo. Gli occhi stavano per tendere al bovino, ma poi si riprese. «Poco fa mi ha detto che nessuno fa niente per niente. Qual è la contropartita?».
Dopo Sottotraccia, un nuovo caso per Sandro Micuzzi: un commissario ruvido e perbene invischiato in un’indagine fuori dalle regole.
Notte di pioggia a Milano, vicinanze di viale Abruzzi.
Il commissario Sandro Micuzzi, silurato dalla questura e parcheggiato tra le scartoffie del commissariato Città Studi, scopre un cadavere nell’abitazione di un noto avvocato di Milano. Si trova lì per le insistenze di Sofia, sua vicina di casa, donna bellissima e maliziosa che, forse proprio da quell’appartamento, sta ricevendo diverse telefonate minatorie.
Viene subito avviata un’indagine non ufficiale, con il chiaro intento di tutelare il legale, alto papavero legato al mondo politico milanese. Per l’incarico il questore Salvatore Nardò sceglie Micuzzi, in cambio di un possibile reintegro del commissario nelle sue funzioni. Un ricatto in piena regola, al quale Micuzzi non può sottrarsi, pena essere assegnato in pianta stabile alla burocrazia di quartiere.
In una Milano a cui la pioggia non concede requie, Micuzzi comincia a indagare “senza rete”, fra escort d’alto bordo, finanziamenti europei e intrighi politico-istituzionali. Lo spalleggiano i collaboratori di sempre – gli ispettori Lariccia, Teneriello e Salada – e l’inossidabile agente Rosaria Della Vedova. A complicare le cose, una donna fatale identica a Marylin Monroe che, contro ogni logica, sembra voler sedurre proprio lui.
Un’indagine in cui tutti giocano una doppia partita ben oltre qualsiasi codice, etico o penale che sia”.

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“Sottotraccia – Le inchieste del commissario Micuzzi” di Massimo Cassani
“Pioggia battente – Le inchieste del commissario Micuzzi” di Massimo Cassani

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(photo by Marina Magri)