“Solo Silencio” di Massimo Cassani (Editorial Boveda)

Milán, 1 de octubre de 1978. Un domingo por la tarde, fotocopia de tantos otros, durante un partido en la parroquia de un barrio periférico, se arma la grande.El jovencísimo Aristide Mastronardi —pasión por el fútbol y un futuro de carabiniere, como su padre Salvatore—, termina en el suelo por culpa de un adversario. Pita el controvertido penalti un joven de otra parroquia milanesa: Alessandro Micuzzi, un pelirrojo desgreñado con un futuro de comisario de policía. Y mientras los jugadores, padres y primos se lían a puñetazos, cerca del campo tiene lugar un episodio aparentemente insignificante, pero relacionado con uno de los hechos más discutidos de la Italia de la posguerra. El único que repara en ello es el hermano mayor de Aristide, Gaetano, que también participa en la pelea.Más de treinta y cinco años después, el abogado americano Walter Gramble vuelve a poner sobre la mesa toda la red de misterios vinculada a aquel episodio. Y mientras el comisario asiste atónito a la enésima «sorpresa» de su exmujer Margherita y lo trasladan como escarmiento a una destartalada comisaría de las afueras de Milán, Micuzzi se ve involucrado en un asunto poco claro, afrontando las ambigüedades de la jefatura de policía y desafiando la mano invisible de los servicios secretos italianos y estadounidenses.

 

Solo silencio
“Solo silencio”

 

Editorial Boveda

“RITRATTO DELL’INVESTIGATORE DA PICCOLO” (TEA) – La parte di Marco Vichi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il segreto di Ermelinda

di Marco Vichi

È il 1919, Franco Bordelli ha nove anni. All’ultimo piano del palazzo dove abita con i genitori, vive una vecchia zitella di novant’anni. I due stringono una singolare amicizia, finché un giorno Ermelinda annuncia che sta per lasciare questo mondo, consegna al piccolo addoloratissimo Franco uno scrigno e gli dice di aprirlo soltanto dopo che lei sarà morta. Ermelinda si toglie la vita quella notte stessa. Bordelli apre lo scrigno e trova le istruzioni di Ermelinda, che eseguirà con convinzione, dissotterrando senza saperlo un’antica storia familiare seppellita dal tempo.

Marco Vichi
Marco Vichi

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console; le raccolte di racconti Perché dollari?, Buio d’amore, Racconti neri; la serie dedicata al commissario Bordelli: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze, La forza del destino, Fantasmi del passato; la graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir, Scritto nella memoria. Ha pubblicato altri romanzi e racconti con Salani, Mondadori, Einaudi e molti altri editori. Il suo sito internet è www.marcovichi.it.

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA) – La parte di Hans Tuzzi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il fico egoista

di Hans Tuzzi

Liguria, giugno 1951. Il piccolo Norberto Melis è ospite nella villa del nonno, a Nervi, dopo aver bruscamente interrotto in anticipo l’anno scolastico. Perché? Nel giardino che ai suoi occhi è quasi una magica giungla, seguendo l’istinto, affidandosi alla particolare, discrepante logica del pensiero infantile, Norberto intuisce che a questa decisione non è estraneo l’arrivo a scuola dei carabinieri. Certo, non erano venuti per lui ma per il suo amico Francesco, e per accompagnarlo dalla nonna, nulla più. Eppure… E poi, perché un altro carabiniere, piccolo e grasso, viene a trovare il nonno? E perché il vecchio Aly, che sta al nonno come Kammamuri sta a Yanez, fra una deliziosa limonata e una fiaba che narra di luoghi lontani, elude abilmente ogni domanda?

Così, nella sua obliqua ricerca della verità, Norberto capisce che anche gli adulti dicono le bugie, se pure a fin di bene. E che in quel mare uguale a una lastra d’acciaio non fanno naufragio soltanto le navi, ma anche i sogni, l’innocenza, l’infanzia.

Hans Tuzzi
Hans Tuzzi

Hans Tuzzi, autore di saggi di storia del libro e di apprezzati romanzi (Vanagloria; Morte di un magnate americano; Il Trio dell’arciduca, Il sesto Faraone) è noto al pubblico per il ciclo di romanzi polizieschi che hanno a principale protagonista il vicequestore Norberto Melis, editi da Bollati Boringhieri.  Il nuovo romanzo con Melis è atteso per marzo 2017.

“Ritratto di investigatore da piccolo” (TEA)/La parte di Elda Lanza

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il mio nome è Massimo

di Elda Lanza

Max Gilardi, intervistato da Elda Lanza, racconta la propria infanzia, il passaggio dalle scuole elementari al liceo. I compagni, i “buoni” e i “cattivi”- personalità diverse, difficili da riconoscere. E la famiglia, nel contrasto di due amori inconciliabili: una madre debole e molto amata e un padre giudice e despota. Ferite che gli faranno scegliere la fuga, da adulto, verso una faticosa carriera di commissario, e che infine lo riporteranno a casa, a Napoli, e riprendere la professione di avvocato. Dirà di sé: “Sono un avvocato impiccione”. Perché l’indagine, l’analisi, l’ossessiva ricerca della verità sono dall’infanzia il principio che lo stuzzica. Come Ulisse, è il ritorno a casa la ragione di quel ritorno a Napoli. Di quella ritrovata amicizia dell’infanzia, che si consolida nella maturità e nei ricordi. Giacomo è il suo compagno di banco, il ragazzo che veniva dalla costa dei pescatori in quella scuola di lusso per raccomandazione di una zia badessa. Lui, il figlio del giudice del tribunale di Napoli. La loro amicizia nasce nel momento in cui si stringono la mano in quel primo banco dove trascorreranno insieme l’intero anno scolastico: “Mi chiamo Massimo”. “Si’, lo so chi sei…”. Massimo aiuterà il nuovo amico nei compiti. Ma anche a non confondere onestà, timori e pregiudizi. Con lui riuscirà a smascherare una ragazzata finita male. “Tu sei ancora amico mio?” “Si’, naturalmente”. “Allora anch’io”. Un patto che li riavvicinerà – uno avvocato e l’altro investigatore – in una comune sfida che continua negli anni e che si rafforza alternando professione e vita privata, amori seri e ragazzate. Sempre uno accanto all’altro, sempre uno per l’altro, pronti a giocarsi la vita. Forse l’amicizia ha bisogno di questo: una stretta di mano. Io mi chiamo Massimo.

Elda Lanza

Nota al pubblico per essere stata la prima conduttrice Rai, per oltre vent’anni – è autrice di saggi (I riti della comunicazione, Sperling; Signori si diventa, Mondadori; La tavola, De Agostini) e di romanzi (Una pazza voglia d’amore, Sperling; Una donna imperfetta, Mondadori, Una stagione incerta, Marsilio – premio Minturno).

Dopo una lunga parentesi dedicata alla comunicazione d’impresa e alla storia del costume – che ha insegnato anche all’Accademia di Belle Arti di Osaka – è tornata al romanzo, questa volta tinto di giallo, con protagonista l’avvocato napoletano Max Gilardi: Niente lacrime per la signorina Olga, Il matto affogato, Il venditore di cappelli e La bambina che non sapeva piangere.(editi da Salani). La cliente sconosciuta è il primo romanzo tratto dai casi dell’avvocato Gilardi (sempre per Salani). Per Vallardi, invece, è il libro dal titolo Il tovagliolo va a sinistra.

L’ultima sua fatica letteraria è il romanzo dal titolo “Imparerò il tuo nome” (Ponte alle Grazie)

Elda Lanza
Elda Lanza

 

“Ritratto dell’investigatore da piccolo”/La parte di Massimo Cassani

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il libraio

di Massimo Cassani

Pasqua 1976, mentre la primavera sta facendo sentire il suo profumo anche nella case di Milano, al piccolo amico di Sandrino Micuzzi – futuro commissario di Polizia – muore lo zio preferito: stava leggendo una rivista immerso nell’acqua della vasca da bagno. La moglie sentenzia che la colpa del decesso è proprio in quella lettura “proibita” e il bambino – rampollo di una ricca famiglia di costruttori e colpito da un mistero di cui non sa darsi spiegazione – ruba la rivista per esaminarla insieme al Sandrino, suo compagno di villeggiatura nella casa colonica alle pendici delle Prealpi. E’ forse questa la prima indagine del commissario Micuzzi, già allora stralunato sognatore e innamorato delle storie di Jules Verne, poi sostituite da adulto dagli amati Urania. Ma la fantasiosa e rocambolesca inchiesta dei due bambini, svolta proprio nella bella casa immersa nel verde lontano da Milano, incontra più di una difficoltà. Il mistero verrà risolto trent’anni dopo rivelando una di quelle verità che non rendono felici.

 

Massimo Cassani
Massimo Cassani

Massimo Cassani, giornalista e scrittore, è autore della serie di romanzi con protagonista il commissario Micuzzi (Sottrotraccia, Pioggia battente, Zona franca e Soltanto silenzio) editi da TEA.

Per l’editore Laurana ha pubblicato Un po’ più lontano (dedicato ai temi della solitudine e dell’agnizione di identità), Mistero sul lago nero (un divertisment che ricalca in chiave umoristica gli stilemi del genere hard boiled) e ha partecipato con un racconto autobiografico al volume collettaneo La formazione dello scrittore insieme a – fra gli altri – Tullio Avoledo, Raul Montanari, Giulio Mozzi e Alessandro Zaccuri.

Per il 2017 è prevista la pubblicazione di una guida pratica dedicata ai principi utili allo sviluppo narrativo di storie a partire da un’idea di base.

Collabora con la Bottega di narrazione – Scuola di scrittura creativa di Laurana, diretta da Giulio Mozzi  con Gabriele Dadati.

 

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” – La parte di Arosio&Maimone

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

 

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori…

 

 

 

Autarchia

di Erica Arosio e Giorgio Maimone

Milano, giugno 1936. L’Italia è al duecentesimo giorno delle sanzioni economiche per l’avventura africana, il Duce invoca l’Autarchia e gli italiani bevono cicoria al posto del caffè, mentre il Fascismo vara provvedimenti populisti. Una bambina dai capelli rossi e la sua governante assistono in via Laghetto al brutale omicidio di un uomo per mano (e coltello) di una giovane donna. Un bel ragazzo di 16 anni che sogna di fare il pugile si mette in mezzo e le salva dalla furia dell’assassina. I giornali e la polizia inseguono un fantomatico anarchico. L’improvvisato, ma assai determinato terzetto, non si rassegna al gioco delle tre verità e sfida il potere alla ricerca dell’unica vera. E’ l’inizio di due carriere contro il crimine: quella del futuro avvocato Greta Morandi, e dell’investigatore Mario Longoni, detto Marlon.

 

Erica Arosio e Giorgio Maimone
Giorgio Maimone e Erica Arosio

 

 

 

 

 

 

 

Erica Arosio e Giorgio Maimone, dopo una vita passata a scrivere per mestiere (lui al Sole 24 ORE, lei a Gioia) da qualche tempo lo fanno solo per passione. Nel 2013 hanno pubblicato a doppia firma Vertigine (Baldini&Castoldi), un giallo ambientato nella Milano del 1958 diventato seriale: a breve uscirà per il gruppo Longanesi il seguito (Giuditta, che si svolge nel 1962) e nel 2017 è previsto il terzo episodio della saga. Ottimisticamente gli autori prevedono sette romanzi per abbracciare la storia di Marlon e Greta, ma anche l’evoluzione della società italiana e in particolare di Milano nell’arco di 20 anni dal 1950 al 1970.

Arosio e Maimone hanno pubblicato assieme per Mondadori L’Amour Gourmet, un romanzo sentimental-gastronomicho che ha come sfondo la Milano del 1983 e Un due tre stella, storia di Ezio e Renata Santin i fondatori dell’Antica Osteria del Ponte. L’ultima loro fatica letteraria è il romanzo “Non mi dire chi sei” (TEA).

 

In libreria dal 23 febbraio

 

 

 

Lettera all’editore, risposta dell’editore – Racconto

di Massimo Cassani

La lettera all’editore

 

Spettabile Garotti Editore

Via del Babbuino, 12

00187 – Roma

 

Alla cortese attenzione dott. Stefano Lomario

Direttore Editoriale

OGGETTO: Proposta editoriale del romanzo dal titolo provvisorio:  “Uno scrittore senza parole” di Alessio Semprini

 

Egregio Direttore,

mi premuro di inviarLe l’originale del mio romanzo di cui all’oggetto, nella speranza che possa interessarLe e sia compatibile con la linea editoriale della Casa editrice da Lei diretta.

Come avrà modo di leggere, il romanzo che mi pregio di proporLe è la ricostruzione documentale della vita e delle opere inedite di uno scrittore affermatosi alla metà degli anni Sessanta (Annibale Rebeschi, appunto). Si tratta di un’opera di pura fantasia (così come è frutto della mia fantasia l’esistenza di questo Annibale Rebeschi) nella quale mi sono divertito a imbastire una sorta di giuoco di specchi in cui fino all’ultima pagina la finzione letteraria si confonde con la realtà, fino ai ringraziamenti del protagonista dove si nega addirittura che il romanzo sia mio.

Ora, non voglio dilungarmi in inutili e dispersive discettazioni teoriche sull’affermazione del rapporto fra realtà e finzione nella forma-romanzo, tuttavia ritengo che la mia opera rappresenti un vero e proprio punto di svolta nella storia della narrativa europea (“Ubi est veritas?”, verrebbe da dire, citando una delle opere attribuite al mio personaggio di finzione).

Dico questo senza falsa modestia. La stesura di questo libro è avvenuta nell’arco di due anni di intenso lavoro; due anni in cui – per ragioni di salute – sono stato costretto a sospendere la mia abituale attività nell’ufficio legale di una importante multinazionale statunitense. A quest’opera mi sono dedicato con tutto me stesso, come si dice, avendo ben chiare le finalità che volevo perseguire sotto forma di narrazione. E so di esserci riuscito. Sono certo che la sua sensibilità e il suo livello culturale Le impediranno di rifiutare la mia opera, come già hanno fatto – con evidente miopia editoriale – alcuni suoi colleghi di altre Case editrici di cui ometto i nomi solo per eleganza.

Tutti, fra gli amici e i colleghi ai quali ho sottoposto il mio romanzo, si sono detti entusiasti sia delle trame narrate sia della scrittura sia dell’idea di fondo ritenuta unanimemente “davvero molto interessante” (qualcuno fra i più colti ha detto addirittura “sorprendente”). L’unico – e lo cito solo per dimostrarLe la mia onestà intellettuale – che ha accolto la mia opera con assoluta freddezza è stato il dottor Achille Prisco – vice capo dell’Ufficio del Personale – ma dal quale non mi sarei aspettato un giudizio di differente tenore, considerata la sua storica avversione alla mia persona (sentimento, questo, confermatomi più volte dalla sua segretaria, signora Rosella Salemme). A questo si aggiunga – per darLe un’idea più precisa del soggetto in questione – che il dottor Prisco ha già ricevuto un ammonimento verbale e un ammonimento scritto da parte della Direzione generale, a causa dei suoi continui ritardi nella consegna della documentazione Inps agli uffici competenti.

Le considerazioni di cui sopra e questo quadro d’insieme dovrebbero confortarLa nella Sua scelta di inserire la mia opera nel catalogo della Sua prestigiosa Casa editrice.

Resto a Sua disposizione per discutere il contratto di edizione che mi vorrà sottoporre. Cortesemente mi faccia chiamare solo al di fuori dell’orario di lavoro, o al sabato, fino alle 14.30.

 

Nel ringraziarLa per l’attenzione, Le giungano i miei più cordiali saluti.

Alessio Semprini

 

 

La risposta dell’editore

Roma, 23 luglio 2011

Egregio Signore

Alessio Semprini

Via Padova, 94

20131 Milano

 

Egregio Signore,

non si stupisca della celerità di questa mia risposta e non si illuda che tale celerità sia dovuta all’interesse suscitato dalla Sua opera.

Se Le rispondo così velocemente e senza delegare qualcuno dei miei collaboratori il motivo è presto detto: non so e non capisco se Lei sia un ignorante patentato, nonostante le dotte citazioni di Proust e Morselli con le quali ha infarcito il Suo romanzo, oppure se – per qualche motivo che mi sfugge – Lei sia un provocatore con qualche problema mentale.

Vengo al primo punto: l’ignoranza.

Se Lei fosse un frequentatore attento della letteratura, saprebbe (o dovrebbe sapere) che Annibale Rebeschi, che Lei vende come un autore “frutto della sua fantasia” è in realtà (o meglio: è stato) uno scrittore reale. Forse non fra i più noti, certo, ma se prima di inviarmi la Sua farneticante opera avesse almeno avuto l’accortezza di consultare il nostro catalogo (è anche on line) avrebbe certamente notato che i romanzi di Annibale Rebeschi sono tutti pubblicati dalla nostra Casa editrice. E non certo da ieri. Devo dedurre che Lei abbia provato a inviare il Suo scritto a tutti gli editori di Sua conoscenza senza neppure fare lo sforzo di verificare se essa fosse o meno compatibile con la loro produzione editoriale. Una modalità, questa, che non esito a definire ingenua e superficiale. E sempre se avesse avuto la bontà di dare una scorsa veloce al nostro catalogo, avrebbe dovuto notare che i titoli delle opere di Rebeschi da Lei citate sono la ridicola parodia delle opere reali. “Il bavero alzato” in realtà si intitola: “L’uomo col bavero alzato”; “Sentimento bretone”: “Bretagna sentimentale”; “La macchia sul collo: “La voglia sul collo”; “Lezioni di nulla”: “Lezioni ad Aulla” e così via…

Se queste, chiamiamole, “coincidenze” fossero il frutto di una precisa scelta da parte dell’Autore tesa a una funambolica trasfigurazione della realtà nella finzione letteraria, ne potremmo anche discutere (forse), ma siccome è evidente che tutto ciò è figlio della Sua cultura raffazzonata e del Suo modo di procedere arruffato, allora la conclusione s’impone da sé.

E vengo al secondo tema: la provocazione.

Altre cose di questa Sua operazione mi colpiscono negativamente e soprattutto mi insospettiscono (e, per dirla tutta, mi irritano). Parlando della vita di Rebeschi, Lei cita la moglie Clara, la figura di Octavia Bianchi e di suo marito, il dottor Rastelli…a che gioco stiamo giocando, signor Semprini? chi è Lei? quali sono le Sue reali finalità? cosa vuole dirmi? cosa vuole dimostrare?

La moglie di Rebeschi si chiamava Lara; la principale collaboratrice di Rebeschi si chiamava sì, Octavia, ma Rossi,  e il dottor Rastelli (in realtà Restelli) era un dottore commercialista (non un medico) e ha sempre amministrato il patrimonio di Rebeschi con estrema accortezza.

Coincidenze anche queste, signor Semprini? oppure no, non sono coincidenze ma fanno parte di un Suo disegno di cui non riesco a comprendere il senso?

Per concludere, egregio signor Semprini: io ho pubblicato tutte le opere di Annibale Rebeschi, ho conosciuto lui, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi collaboratori, quindi so bene ciò che dico. E per me Annibale Rebeschi non era semplicemente uno scrittore fra i tanti.

Annibale Rebeschi era mio zio.

 

Senza cordiali saluti

Stefano Lomario

 

Ps Se non fossi stato sufficientemente chiaro, Le comunico che per quanto riguarda la nostra Casa editrice, il Suo resterà sempre un Romanzo inedito.