Macbeth non è cattivo, è soltanto un po’ indisposto…

Lunga vita a Macbeth, vittorioso guerriero nella madre di tutte le battaglie, che sfida la morte – sissignori la morte, mica bruscolini – per la patria, per re Duncan e per le sue genti! Olè. Colmiamo e leviamo i calici, perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar!
E questo individuo così coraggioso e integerrimo, che non teme neppure la signora con la falce, sarebbe un malvagio? Un subdolo doppiogiochista che si muove con passi felpati nell’ombra e, zac, ti ficca un pugnale sopra i reni?
Discutibile.

Per sapere perché, clicca qui

 

Toto Modo Club

 

Lettera all’editore, risposta dell’editore – Racconto

di Massimo Cassani

La lettera all’editore

 

Spettabile Garotti Editore

Via del Babbuino, 12

00187 – Roma

 

Alla cortese attenzione dott. Stefano Lomario

Direttore Editoriale

OGGETTO: Proposta editoriale del romanzo dal titolo provvisorio:  “Uno scrittore senza parole” di Alessio Semprini

 

Egregio Direttore,

mi premuro di inviarLe l’originale del mio romanzo di cui all’oggetto, nella speranza che possa interessarLe e sia compatibile con la linea editoriale della Casa editrice da Lei diretta.

Come avrà modo di leggere, il romanzo che mi pregio di proporLe è la ricostruzione documentale della vita e delle opere inedite di uno scrittore affermatosi alla metà degli anni Sessanta (Annibale Rebeschi, appunto). Si tratta di un’opera di pura fantasia (così come è frutto della mia fantasia l’esistenza di questo Annibale Rebeschi) nella quale mi sono divertito a imbastire una sorta di giuoco di specchi in cui fino all’ultima pagina la finzione letteraria si confonde con la realtà, fino ai ringraziamenti del protagonista dove si nega addirittura che il romanzo sia mio.

Ora, non voglio dilungarmi in inutili e dispersive discettazioni teoriche sull’affermazione del rapporto fra realtà e finzione nella forma-romanzo, tuttavia ritengo che la mia opera rappresenti un vero e proprio punto di svolta nella storia della narrativa europea (“Ubi est veritas?”, verrebbe da dire, citando una delle opere attribuite al mio personaggio di finzione).

Dico questo senza falsa modestia. La stesura di questo libro è avvenuta nell’arco di due anni di intenso lavoro; due anni in cui – per ragioni di salute – sono stato costretto a sospendere la mia abituale attività nell’ufficio legale di una importante multinazionale statunitense. A quest’opera mi sono dedicato con tutto me stesso, come si dice, avendo ben chiare le finalità che volevo perseguire sotto forma di narrazione. E so di esserci riuscito. Sono certo che la sua sensibilità e il suo livello culturale Le impediranno di rifiutare la mia opera, come già hanno fatto – con evidente miopia editoriale – alcuni suoi colleghi di altre Case editrici di cui ometto i nomi solo per eleganza.

Tutti, fra gli amici e i colleghi ai quali ho sottoposto il mio romanzo, si sono detti entusiasti sia delle trame narrate sia della scrittura sia dell’idea di fondo ritenuta unanimemente “davvero molto interessante” (qualcuno fra i più colti ha detto addirittura “sorprendente”). L’unico – e lo cito solo per dimostrarLe la mia onestà intellettuale – che ha accolto la mia opera con assoluta freddezza è stato il dottor Achille Prisco – vice capo dell’Ufficio del Personale – ma dal quale non mi sarei aspettato un giudizio di differente tenore, considerata la sua storica avversione alla mia persona (sentimento, questo, confermatomi più volte dalla sua segretaria, signora Rosella Salemme). A questo si aggiunga – per darLe un’idea più precisa del soggetto in questione – che il dottor Prisco ha già ricevuto un ammonimento verbale e un ammonimento scritto da parte della Direzione generale, a causa dei suoi continui ritardi nella consegna della documentazione Inps agli uffici competenti.

Le considerazioni di cui sopra e questo quadro d’insieme dovrebbero confortarLa nella Sua scelta di inserire la mia opera nel catalogo della Sua prestigiosa Casa editrice.

Resto a Sua disposizione per discutere il contratto di edizione che mi vorrà sottoporre. Cortesemente mi faccia chiamare solo al di fuori dell’orario di lavoro, o al sabato, fino alle 14.30.

 

Nel ringraziarLa per l’attenzione, Le giungano i miei più cordiali saluti.

Alessio Semprini

 

 

La risposta dell’editore

Roma, 23 luglio 2011

Egregio Signore

Alessio Semprini

Via Padova, 94

20131 Milano

 

Egregio Signore,

non si stupisca della celerità di questa mia risposta e non si illuda che tale celerità sia dovuta all’interesse suscitato dalla Sua opera.

Se Le rispondo così velocemente e senza delegare qualcuno dei miei collaboratori il motivo è presto detto: non so e non capisco se Lei sia un ignorante patentato, nonostante le dotte citazioni di Proust e Morselli con le quali ha infarcito il Suo romanzo, oppure se – per qualche motivo che mi sfugge – Lei sia un provocatore con qualche problema mentale.

Vengo al primo punto: l’ignoranza.

Se Lei fosse un frequentatore attento della letteratura, saprebbe (o dovrebbe sapere) che Annibale Rebeschi, che Lei vende come un autore “frutto della sua fantasia” è in realtà (o meglio: è stato) uno scrittore reale. Forse non fra i più noti, certo, ma se prima di inviarmi la Sua farneticante opera avesse almeno avuto l’accortezza di consultare il nostro catalogo (è anche on line) avrebbe certamente notato che i romanzi di Annibale Rebeschi sono tutti pubblicati dalla nostra Casa editrice. E non certo da ieri. Devo dedurre che Lei abbia provato a inviare il Suo scritto a tutti gli editori di Sua conoscenza senza neppure fare lo sforzo di verificare se essa fosse o meno compatibile con la loro produzione editoriale. Una modalità, questa, che non esito a definire ingenua e superficiale. E sempre se avesse avuto la bontà di dare una scorsa veloce al nostro catalogo, avrebbe dovuto notare che i titoli delle opere di Rebeschi da Lei citate sono la ridicola parodia delle opere reali. “Il bavero alzato” in realtà si intitola: “L’uomo col bavero alzato”; “Sentimento bretone”: “Bretagna sentimentale”; “La macchia sul collo: “La voglia sul collo”; “Lezioni di nulla”: “Lezioni ad Aulla” e così via…

Se queste, chiamiamole, “coincidenze” fossero il frutto di una precisa scelta da parte dell’Autore tesa a una funambolica trasfigurazione della realtà nella finzione letteraria, ne potremmo anche discutere (forse), ma siccome è evidente che tutto ciò è figlio della Sua cultura raffazzonata e del Suo modo di procedere arruffato, allora la conclusione s’impone da sé.

E vengo al secondo tema: la provocazione.

Altre cose di questa Sua operazione mi colpiscono negativamente e soprattutto mi insospettiscono (e, per dirla tutta, mi irritano). Parlando della vita di Rebeschi, Lei cita la moglie Clara, la figura di Octavia Bianchi e di suo marito, il dottor Rastelli…a che gioco stiamo giocando, signor Semprini? chi è Lei? quali sono le Sue reali finalità? cosa vuole dirmi? cosa vuole dimostrare?

La moglie di Rebeschi si chiamava Lara; la principale collaboratrice di Rebeschi si chiamava sì, Octavia, ma Rossi,  e il dottor Rastelli (in realtà Restelli) era un dottore commercialista (non un medico) e ha sempre amministrato il patrimonio di Rebeschi con estrema accortezza.

Coincidenze anche queste, signor Semprini? oppure no, non sono coincidenze ma fanno parte di un Suo disegno di cui non riesco a comprendere il senso?

Per concludere, egregio signor Semprini: io ho pubblicato tutte le opere di Annibale Rebeschi, ho conosciuto lui, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi collaboratori, quindi so bene ciò che dico. E per me Annibale Rebeschi non era semplicemente uno scrittore fra i tanti.

Annibale Rebeschi era mio zio.

 

Senza cordiali saluti

Stefano Lomario

 

Ps Se non fossi stato sufficientemente chiaro, Le comunico che per quanto riguarda la nostra Casa editrice, il Suo resterà sempre un Romanzo inedito.

Scrivi il tuo Racconto da un secondo

Anni fa – credo avessi ventitré,  ventiquattro anni o giù di lì – lessi “Novelle da un minuto” di István Örkény (edizioni e/o). Il libro lo trovate qui.

Per puro spirito di emulazione, cominciai a scrivere una cosa del tipo “Racconti da un secondo” (raccolta mai terminata): racconti da quattro o cinque righe che però dessero l’idea di una storia o di un’esistenza o del profilo di un personaggio (per lo meno l’intento era questo)

Un esempio

Sprechi

Suo padre stava morendo. E quando si risvegliò era tutto vero. Era una bella giornata di vento e di sole, di quelle che solo settembre.

Ecco. Una cosa così.

Ci volete provare anche voi? Prendetela come una sorta di prova d’autore.

 

Le regole sono semplici:

 

  1. Lo scritto non dev’essere lungo più di quattro o cinque righe
  2. Lo scritto deve evocare una storia, un’esistenza, il profilo di un personaggio
  3. Il racconto va scritto nella parte qui sotto, nei commenti.
  4. Il racconto va firmato con nome e cognome (al termine del racconto)

Non si vince niente. I racconti non verranno pubblicati, se non su questo blog.

 

Call center/Racconto

PRIMO GIORNO

 

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“Sì, sono io”

“Bene, la chiamo per proporle un’offerta molto vantaggiosa…”

“Sì, scusi, però non sono interessato alle offerte telefoniche”.

“Quale offerta? Non sa nemmeno qual è l’offerta!”

“Non importa quale. Non sono interessato alle offerte telefoniche”.

“Be’ si tratta di energia…”

“Non mi sono spiegato: non accetto mai proposte commerciali telefoniche”.

“E allora verrà chiamato tutti i giorni!”

Tu…tu…tu..

 

 

SECONDO GIORNO

 

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“S-sì…”

“Mi riconosce, vero?”

“Credo di sì…mi ha chiamato ieri, per un’offerta su…”

“Sull’energia, esatto. E’ stupito di sentirmi, vero?”

“Be’, un po’…avevo…”

“…bloccato il numero, lo so, ma io la sto chiamando da un numero diverso. Sa cosa significa?”

“Che mi sta chiamando da un numero diverso da quello di ieri”.

“Questo l’ho già detto io. Significa che non può scappare in eterno”.

“Ha solo vinto una battaglia, non la guerra. E la guerra è lunga”.

“Ma si può sapere perché non vuole stipulare contratti telefonici? Guardi che le conviene, eh?”

“E’ che una volta mi hanno fregato. E da quella volta mi sono detto: mai più”.

“Si ricorda la prima volta che si è innamorato?”

“Tutti se lo ricordano”.

“Ecco, appunto. E quando è finita, disse a se stesso: non mi innamorerò mai più. Confessi”

“Confesso”.

“E invece è accaduto ancora”.

“Mh”.

“Vede? E’ la stessa cosa. Non perché qualcuno l’ha delusa in passato ora non debba riprovarci”

“Ma io…”

“Su su, Marco, non sia timoroso”

“Io non mi chiamo Marco!”

“Come no? Lei non è Marco Cassani, abitante a Milano in viale Monza 222?”

“Direi di no”

“E allora cosa vuole da me?”

“Io?”

“Sì, lei! Sta qui al telefono a farmi perdere tempo! Io sto lavorando, capisce? La-vo-ran-do!”

“Pure io avrei da far…”

Tu…tu…tu…

 

TERZO GIORNO

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“Si sono io, però mi chiamo Massimo, lei si confonde con Marco, si era già sbagliata ieri”.

“Nient’affatto. C’era stato un banale errore nei tabulati. E’ proprio lei che cercavo”.

“Che culo…”

“Prego?”

“Dicevo che non ho cambiato idea. Non accetto offerte telefoniche sull’energia”

“E chi le ha detto che voglio farle un’offerta sull’energia?

“No?”

“No”.

“E allora cosa?”

“Indovini”.

“Eddai…”.

“Su, provi. Non faccia il timido”.

“Skype?”

“Non sia ridicolo, Skype è gratuito. Semmai Sky, Ma è sbagliato. Coraggio, provi ancora”.

“Telecom?”

“No”.

“3?”.

“Ma per favore…”

“Omnitel?”

“Ma dove vive? Non si chiama più così! Adesso si chiama Vodafone!”

“Però ho indovinato?”

“Macché. Ne provi un’altra”.

“…no, niente…mi arrendo. Cedo”.

“Vuole proprio saperlo?”

“Sì”.

“Sicuro?”

“Sì”.

“Sicuro sicuro?”

“Le ho detto di sì!”

“Vabbè. La risposta giusta era…ENERGIA! Tadaaan!”

“Ma prima aveva detto che…”

“C’è cascato! C’è cascato!”

Tu…tu…tu..

Mistero sul lago nero

“Mistero sul lago nero”, e il carabiniere grassoccio

“Posso andare?”
Ha fatto di sì con il capo, il carabiniere grassoccio, poi ha bofonchiato: “Si tenga a disposizione. Resta da chiarire come mai vi siete spacciato per un attore, un presentatore o un salamadonna cosa”.
“Innocente tentativo di seduzione. Ho il mio fascino. E i miei sistemi”. Mi sono alzato e sono andato alla porta. Avevo già la mano sulla maniglia, ma mi sono bloccato: “Mi dica una cosa: quella sigaretta che mi ha chiesto, era un trabocchetto, eh? Cosa c’è sotto?”, lo sapevo bene cosa c’era sotto, stavo cercando di stanarlo per avere un’informazione che ancora mi mancava e, finita la domanda, ho fissato l’impassibile amico della sorellina.

“Mistero sul lago nero”

“Non sono tenuto a rivelare niente sulle indagini in corso”.
Ho riflettuto un secondo: “Potremmo fare un patto: se dovessi scoprire qualcosa su questa vicenda, non mi prenderei il merito e le offrirei i risultati. Non dimentichi che ero un detective privato”.
“Siete un detective, non pigliamoci in giro!”
“Trascurabile questione di tempo verbale”.

"Mistero sul lago nero"
Photo by Grazia Napoli

“Mistero sul lago nero” è disponibile in libreria, ma anche qui IBS, e pure qui Amazon

Mistero sul lago nero

“Mistero sul lago nero” e l’amore per il bicchiere

di Massimo Cassani

“Mario Borri, giusto?”, mi ha chiesto.
“Esatto”, le ho risposto, come un presentatore di telequiz, e l’ho invitata ad accomodarsi. Lei ha fatto un paio di passi e poi è rimasta ferma per qualche secondo in mezzo alla stanza a rimirare l’ufficio spoglio, il segno biancastro dei quadri sulle pareti luride di fumo e gli scatoloni pronti per essere portati via da qualcuno con più bicipiti che cervello.
“Sono capitata in un brutto momento?”, mi ha chiesto.
“Dipende dai punti di vista”, le ho detto, “tutte le situazioni sono buone o cattive secondo i punti di vista”.
“E il suo qual è?”
Ho buttato giù l’ultimo sorso di whisky. Non ho risposto subito. Sono rimasto immobile a osservare la bottiglia mezza piena (o mezza vuota), poi ho rialzato lo sguardo verso di lei. Alla faccia dei miei sessantacinque anni suonati, me la sarei mangiata in un sol boccone e sono certo che lei lo sapeva e, se non lo sapeva, doveva averlo capito senza traduttore simultaneo. “Sto andando in pensione”, le ho detto. “Oggi è il mio ultimo giorno di trincea. Le basta come didascalia?”

Mistero sul lago nero

“Allora sono capitata proprio in un brutto momento”, ha concluso.
Che bella voce! Pareva un blocco di torba ricoperto di velluto viola. Non so perché viola. “Se è per un lavoro”, le ho detto, “più che brutto, il momento è inutile. Se è per invitarmi a cena, ogni momento invece è buono. Gradisce?”
Quando ho indicato la bottiglia, lei ha scosso la testa nervosamente, neanche le avessi offerto una porzione di grilli gratinati. Ed è stato proprio in quel momento che ho capito dove e quando l’avevo incontrata. Questa volta le ho puntato addosso il mio dito, sperando fosse assertivo quanto il suo.

“Mistero sul lago nero” è in libreria o qui IBS o anche qui Amazon

Mistero sul lago nero
Photo by Grazia Napoli

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"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani

“Mistero sul lago nero” e le enigmatiche albergatrici

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

Capitolo 22

Sparizioni, apparizioni, enigmatiche albergatrici.
Sembra un gioco di prestigio. Ma qui le magie
non c’entrano. Ci sono troppe persone
che non la raccontano tutta.

La mia cliente aveva ragione. Trovare un taxi in quel posto era più difficile di un tredici alla Sisal. Non ho idea di quante rosse abbia consumato fino al filtro prima che qualcuno rispondesse al numero gentilmente fornito dai cuginetti dell’Arma. Alla fine la macchina è arrivata. Il tassista sembrava un muto. Si è fatto dire dove volevo andare e stop, neppure una parola. Neppure io ero troppo in vena di chiacchiere, bisogna ammetterlo.
Non ero in una bella situazione, amici, nossignore, era vero. Mentre passavamo davanti al cartello Mirate al Lago ho capito che la mia permanenza lì non poteva finire in quel modo, anche se la mia cliente era al momento ko. Cliente ko, cuginetti dell’Arma alla costole, sebbene avessimo firmato una specie di pace armata, ma soprattutto terra bruciata intorno. Non avevo appoggi, non avevo amici. Il taxi mi ha lasciato davanti al Poggio del Diavolo, ho pagato e sono sceso.
La mia albergatrice era al bancone. Non l’ho neppure salutata. Le ho chiesto a bruciapelo: “Dov’è?”
“Chi?
“Non chi, cosa: la mia Berta!”
“La sua che?”
“La mia pistola”.
“Non ce l’ha con sé?”
“Nient’affatto. Era in camera”.
“Ah. Allora o è ancora in camera o se la saranno presa i carabinieri. Sono stati qui stamattina. La stanno cercando”.
“Lo so. E mi hanno trovato. Quello che non hanno trovato è la mia pistola. Lei non aveva nessun diritto di farli entrare in camera mia senza un mandato”.
“Con la Benemerita bisogna saper tenere buoni rapporti”.
“Tante grazie”, ho detto e ho preso le scale.
“Prego”, le ho sentito dire. “E la chiave?”
Sono tornato indietro e gliel’ho afferrata dalle mani inanellate. Ho fatto i gradini a due a due. I dolori sembravano spariti. Solo un pochetto all’anca, ma una roba trascurabile. Ho spalancato la porta e mi sono messo a cercare ovunque la mia Berta: dentro l’armadio, sopra l’armadio, nello sciacquone del bagno, sotto il letto. Niente da fare. Berta sparita, porca paletta! Ho guardato nel cassetto del comodino. Da non credere! La Berta era lì che sonnecchiava. Ho allungato la mano, l’ho presa e ho controllato il caricatore.

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani è disponibile in tutte le librerie e nelle librerie on line.

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Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

 

 

 

 

 

 

 

 

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