“RITRATTO DELL’INVESTIGATORE DA PICCOLO” (TEA) – La parte di Marco Vichi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il segreto di Ermelinda

di Marco Vichi

È il 1919, Franco Bordelli ha nove anni. All’ultimo piano del palazzo dove abita con i genitori, vive una vecchia zitella di novant’anni. I due stringono una singolare amicizia, finché un giorno Ermelinda annuncia che sta per lasciare questo mondo, consegna al piccolo addoloratissimo Franco uno scrigno e gli dice di aprirlo soltanto dopo che lei sarà morta. Ermelinda si toglie la vita quella notte stessa. Bordelli apre lo scrigno e trova le istruzioni di Ermelinda, che eseguirà con convinzione, dissotterrando senza saperlo un’antica storia familiare seppellita dal tempo.

Marco Vichi
Marco Vichi

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console; le raccolte di racconti Perché dollari?, Buio d’amore, Racconti neri; la serie dedicata al commissario Bordelli: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze, La forza del destino, Fantasmi del passato; la graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir, Scritto nella memoria. Ha pubblicato altri romanzi e racconti con Salani, Mondadori, Einaudi e molti altri editori. Il suo sito internet è www.marcovichi.it.

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA) – La parte di Hans Tuzzi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il fico egoista

di Hans Tuzzi

Liguria, giugno 1951. Il piccolo Norberto Melis è ospite nella villa del nonno, a Nervi, dopo aver bruscamente interrotto in anticipo l’anno scolastico. Perché? Nel giardino che ai suoi occhi è quasi una magica giungla, seguendo l’istinto, affidandosi alla particolare, discrepante logica del pensiero infantile, Norberto intuisce che a questa decisione non è estraneo l’arrivo a scuola dei carabinieri. Certo, non erano venuti per lui ma per il suo amico Francesco, e per accompagnarlo dalla nonna, nulla più. Eppure… E poi, perché un altro carabiniere, piccolo e grasso, viene a trovare il nonno? E perché il vecchio Aly, che sta al nonno come Kammamuri sta a Yanez, fra una deliziosa limonata e una fiaba che narra di luoghi lontani, elude abilmente ogni domanda?

Così, nella sua obliqua ricerca della verità, Norberto capisce che anche gli adulti dicono le bugie, se pure a fin di bene. E che in quel mare uguale a una lastra d’acciaio non fanno naufragio soltanto le navi, ma anche i sogni, l’innocenza, l’infanzia.

Hans Tuzzi
Hans Tuzzi

Hans Tuzzi, autore di saggi di storia del libro e di apprezzati romanzi (Vanagloria; Morte di un magnate americano; Il Trio dell’arciduca, Il sesto Faraone) è noto al pubblico per il ciclo di romanzi polizieschi che hanno a principale protagonista il vicequestore Norberto Melis, editi da Bollati Boringhieri.  Il nuovo romanzo con Melis è atteso per marzo 2017.

“Ritratto dell’investigatore da piccolo”/La parte di Massimo Cassani

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il libraio

di Massimo Cassani

Pasqua 1976, mentre la primavera sta facendo sentire il suo profumo anche nella case di Milano, al piccolo amico di Sandrino Micuzzi – futuro commissario di Polizia – muore lo zio preferito: stava leggendo una rivista immerso nell’acqua della vasca da bagno. La moglie sentenzia che la colpa del decesso è proprio in quella lettura “proibita” e il bambino – rampollo di una ricca famiglia di costruttori e colpito da un mistero di cui non sa darsi spiegazione – ruba la rivista per esaminarla insieme al Sandrino, suo compagno di villeggiatura nella casa colonica alle pendici delle Prealpi. E’ forse questa la prima indagine del commissario Micuzzi, già allora stralunato sognatore e innamorato delle storie di Jules Verne, poi sostituite da adulto dagli amati Urania. Ma la fantasiosa e rocambolesca inchiesta dei due bambini, svolta proprio nella bella casa immersa nel verde lontano da Milano, incontra più di una difficoltà. Il mistero verrà risolto trent’anni dopo rivelando una di quelle verità che non rendono felici.

 

Massimo Cassani
Massimo Cassani

Massimo Cassani, giornalista e scrittore, è autore della serie di romanzi con protagonista il commissario Micuzzi (Sottrotraccia, Pioggia battente, Zona franca e Soltanto silenzio) editi da TEA.

Per l’editore Laurana ha pubblicato Un po’ più lontano (dedicato ai temi della solitudine e dell’agnizione di identità), Mistero sul lago nero (un divertisment che ricalca in chiave umoristica gli stilemi del genere hard boiled) e ha partecipato con un racconto autobiografico al volume collettaneo La formazione dello scrittore insieme a – fra gli altri – Tullio Avoledo, Raul Montanari, Giulio Mozzi e Alessandro Zaccuri.

Per il 2017 è prevista la pubblicazione di una guida pratica dedicata ai principi utili allo sviluppo narrativo di storie a partire da un’idea di base.

Collabora con la Bottega di narrazione – Scuola di scrittura creativa di Laurana, diretta da Giulio Mozzi  con Gabriele Dadati.

 

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani

“Mistero sul lago nero” e le enigmatiche albergatrici

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

Capitolo 22

Sparizioni, apparizioni, enigmatiche albergatrici.
Sembra un gioco di prestigio. Ma qui le magie
non c’entrano. Ci sono troppe persone
che non la raccontano tutta.

La mia cliente aveva ragione. Trovare un taxi in quel posto era più difficile di un tredici alla Sisal. Non ho idea di quante rosse abbia consumato fino al filtro prima che qualcuno rispondesse al numero gentilmente fornito dai cuginetti dell’Arma. Alla fine la macchina è arrivata. Il tassista sembrava un muto. Si è fatto dire dove volevo andare e stop, neppure una parola. Neppure io ero troppo in vena di chiacchiere, bisogna ammetterlo.
Non ero in una bella situazione, amici, nossignore, era vero. Mentre passavamo davanti al cartello Mirate al Lago ho capito che la mia permanenza lì non poteva finire in quel modo, anche se la mia cliente era al momento ko. Cliente ko, cuginetti dell’Arma alla costole, sebbene avessimo firmato una specie di pace armata, ma soprattutto terra bruciata intorno. Non avevo appoggi, non avevo amici. Il taxi mi ha lasciato davanti al Poggio del Diavolo, ho pagato e sono sceso.
La mia albergatrice era al bancone. Non l’ho neppure salutata. Le ho chiesto a bruciapelo: “Dov’è?”
“Chi?
“Non chi, cosa: la mia Berta!”
“La sua che?”
“La mia pistola”.
“Non ce l’ha con sé?”
“Nient’affatto. Era in camera”.
“Ah. Allora o è ancora in camera o se la saranno presa i carabinieri. Sono stati qui stamattina. La stanno cercando”.
“Lo so. E mi hanno trovato. Quello che non hanno trovato è la mia pistola. Lei non aveva nessun diritto di farli entrare in camera mia senza un mandato”.
“Con la Benemerita bisogna saper tenere buoni rapporti”.
“Tante grazie”, ho detto e ho preso le scale.
“Prego”, le ho sentito dire. “E la chiave?”
Sono tornato indietro e gliel’ho afferrata dalle mani inanellate. Ho fatto i gradini a due a due. I dolori sembravano spariti. Solo un pochetto all’anca, ma una roba trascurabile. Ho spalancato la porta e mi sono messo a cercare ovunque la mia Berta: dentro l’armadio, sopra l’armadio, nello sciacquone del bagno, sotto il letto. Niente da fare. Berta sparita, porca paletta! Ho guardato nel cassetto del comodino. Da non credere! La Berta era lì che sonnecchiava. Ho allungato la mano, l’ho presa e ho controllato il caricatore.

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani è disponibile in tutte le librerie e nelle librerie on line.

Per esempio qui

E anche qui.

Ma anche qui.

Volendo anche qui.

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

 

 

 

 

 

 

 

 

"Mistero sul lago nero"

"Mistero sul lago nero" Cassani

“Mistero sul lago nero”, di Massimo Cassani: il perché di un romanzo

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani 

La tradizione in cui si inserisce il romanzo

 

Mistero sul lago nero (Laurana)
“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani. L’immagine di copertina è di Angela Varani.

Qualcuno – a torto o a ragione – ritiene che le vette letterarie raggiunte dagli scrittori fondativi del genere che in Italia passa sotto la definizione-ombrello di “giallo” non sia mai più stato raggiunto. Tutto ciò che è seguito dopo la lezione di Dashiell Hammett (1894-1961), William Kiley Burnett (1899-1982) e, soprattutto, Raymond Chandler (1888-1959, nella foto) sarebbe stata soltanto una sequela di tentativi di emulazioni, o meglio, di variazioni sul tema, seppure declinate con inventiva e indubitabile cura di personaggi e ambientazioni (e non soltanto sul crinale dell’hard boiled).

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Raymond Chandler

Stiamo parlando di romanzi usciti nella prima metà del Nocevento: “Il falcone maltese” di Hammet è del 1930, Giungla d’asfalto di Burnett è del 1949, Il lungo addio di Chandler e del 1953. Un genere, quindi, che avrebbe raggiunto la sua massima maturità espressiva in poco meno di un secolo, se si pensa che i primi significativi esempi sono del 1841 (“I delitti della rue Morgue” di Edgar Allan Poe) e del 1887 (“Uno studio in rosso” di Arthur Conan Doyle). Se si escludono i fenomeni Agatha Christie e il George Simenon del commissario Maigret, pochi altri autori quindi sarebbero stati in grado di attribuire al genere un’originalità e una dignità letteraria al pari delle opere non di genere della storia delle letteratura internazionale (fra questi, va sicuramente ricordato James Ellroy (nella foto), con la sua produzione striata di ossessioni).

"Mistero sul lago nero" di Massimo cassani
James Ellroy

Non è un caso se due grandi scrittori come Friedrich Dürrenmatt, prima, e Osvaldo Soriano (nella foto), poi, abbiano reso omaggio al genere con due opere “di non ritorno”, quali “La promessa” (il cui suggestivo sottotitolo, “Un requiem per il romanzo giallo”, la dice lunga) e Triste, solitario y final, nei quali la narrazione non giunge ad alcun risultato investigativo (come del resto accade ne “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, di Carlo Emilio Gadda, nella foto).

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Carlo Emilio Gadda
"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Osvaldo Soriano

Il perché del romanzo

“Mistero sul lago nero” (Laurana, 2015) di Massimo Cassani nasce appunto dalla consapevolezza che se le urgenze da cui sono nate le opere fondative non sono più ripetibili, allora una possibile strada percorribile è quella di una sorta di emulazione consapevole a partire dal protagonista del romanzo, il detective privato milanese Mario Borri, che – in chiave umoristica – sembra essere la fotocopia in minore del Philippe Marlowe di Chandler o del Sam Spade di Hammet – quest’ultimo portato sullo schermo anche da Humphrey Bogard nel 1941, con la regia di John Huston. Peccato che al nostro Mario Borri manchi tutto del Bogard in bianco e nero: dal physique du rôle all’aria ruvida e vissuta del suo modello (nonostante il Borsalino in testa, la sigaretta sempre accesa all’angolo della bocca e la spiccata attitudine al bicchiere).

“Mistero sul lago nero” è chiaramente un divertisment dai riferimenti colti dove, tuttavia, la presa in giro riguarda soltanto il protagonista e non le aspettative del lettore al quale viene offerta una narrazione in cui il disvelamento del mistero segue i binari di un’indagine vera, fatta di “gambe e di cervello” e colpi di scena improvvisi, così come dev’essere in un puro romanzo di genere.

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Massimo Cassani

La trama di “Mistero sul lago nero”

Che triste autunno, questo autunno, per il detective privato Mario Borri, 65 anni d’età per 165 centimetri d’altezza. La pensione è alle porte. E mentre sta provando inutilmente ad ammorbidire il magone per l’ormai imminente addio alle armi con qualche dose non troppo sparagnina di Jack Daniel’s liscio, si presenta nel suo ufficio una sventola dai capelli fulvi che gli propone un lavoretto all’apparenza facile facile. Non a Milano, però: in un paese lacustre lontano dalla sua amata città. Dove muoversi, per lui, è come camminare sulle uova.

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (photo by Grazia Napoli)

E quello che sembrava un lavoretto facile facile si dimostra più intricato di quanto si potesse immaginare. Fra incontri con cinghiali, guardiani di cinghiali, suore color carciofo e suore ciccione, vecchietti con e senza cappello, albergatrici settantenni ex cantanti di night, baristi arcigni, carabinieri occhiuti e preti ottuagenari dalla visionarietà biblica, l’ultima avventura di Borri si colora di toni imprevedibili e umoristici.

Alla fine, però, il bene trionfa…o quasi.

L’autore

       Massimo Cassani, giornalista, è nato a Cittiglio, in provincia di Varese, nel 1966 e vive a Milano da quasi trent’anni. “Mistero sul lago nero” è il suo sesto romanzo. Ha esordito nella narrativa con “Sottotraccia” (Sironi 2008/TEA 2015), primo episodio della serie con protagonista il commissario Micuzzi, cui sono seguiti “Pioggia battente” (Sironi, 2009/Mistery Italia – Il Sole 24 ORE/2013, TEA, 2014), “Zona franca” (TEA, 2013) e “Soltanto silenzio” (TEA, 2014). Per Laurana ha pubblicato nel 2010 “Un po’ più lontano”, dedicato ai temi della solitudine e all’agnizione d’identità. Nel 2015 ha partecipato con un racconto autobiografico all’opera collettanea dal titolo “La formazione dello scrittore” (Laurana) in cui compaiono scritti, fra gli altri, di Tullio Avoledo, Raul Montanari e Alessandro Zaccuri.

Dal 2010 collabora con “La Bottega di narrazione” di Laurana, condotta da Giulio Mozzi e Gabriele Dadati.

"Mistero sul lago nero" Cassani

“Mistero sul lago nero”: un pensiero distonico mi si è conficcato nella testa

Dopo aver parcheggiato nel box, la sorellina ha aperto il baule e ha tirato fuori il suo trolley. Grande sangue freddo, la ragazza, mi sono detto: prima di fuggire aveva avuto pure la prontezza di portarsi via il bagaglio da casa. Sì, be’, bella forza, tanto c’ero io a tenere occupato il suo manzetto, stretto com’ero fra lui e quel cornuto di cinghiale. Ho mandato un bacio a distanza alla mia Berta che, ancora una volta, mi aveva tolto dagli impicci e che ora se ne stava momentaneamente parcheggiata nello sciacquone del Poggio del Diavolo – ciao, Berta, ti voglio bene, ho sussurrato.
Ho lasciato che la sorellina percorresse il vialetto dei lampioni a forma di fungo – non si sono accesi al suo passaggio, evidentemente di giorno avevano l’ordine di starsene buoni – e quando è entrata in casa, sono uscito dal mio nascondiglio e ho ripreso la sterrata. Ma un pensiero distonico mi si è conficcato nella testa.

 

“Mistero sul lago nero” (Laurana) di Massimo Cassani, è disponibile in libreria e nelle librerie on line. Per esempio, qui.

23bn

Mistero sul lago nero (Laurana)
“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani. La foto dell’autore è di Dario De Andrea, l’immagine di copertina è di Angela Varani.
Mistero sul lago nero

“Mistero sul lago nero” e la saggezza del canuto sacerdote

Mistero sul lago nero (Laurana)
“Mistero sul lago nero” (Laurana, 2015)

Il canuto sacerdote mi ha fatto segno di avviarmi al confessionale. Ho ubbidito, sono entrato nel buio del sacro loculo e mi sono inginocchiato, aspettando di intuire il suo profilo dietro la grata. Fino a quel momento non aveva aperto bocca. Ho sentito il legno lamentarsi come una goletta e ho capito che il canuto sacerdote era entrato pure lui. Dopo un attimo di silenzio ho udito la sua voce cavernosa pronunciare le parole della sigla: “Nelnomedelpadredelfiglioedellospiritosantoamen”.
“… amen”, ho risposto.
“Dimmi, figliuolo”, ha detto con un timbro da baritono stanco.
Ho esordito così: “Ho peccato”, e mi è parso un buon inizio.
“Tutti pecchiamo”, ha risposto il canuto sacerdote e ha sospirato, un sospiro lungo, rassegnato, paziente. Quando il mantice si è svuotato, ho ripreso con tono incerto, cercando di tirare a mente certi lontani ricordi della dottrina: “Ho… ho nominato il nome di Dio invano… mi sono scordato di santificare le feste… ho commesso atti impuri… ho desiderato la roba d’altri… ho desiderato pure la donna d’altri…”, e via dicendo, poi la memoria mi ha mollato, ma mi sembrava di aver già detto abbastanza. Così ho abbassato il capo e sono stato zitto in attesa di una reprimenda e del conseguente perdono.
La cavernosità della sua voce mi ha raggiunto poco dopo, pareva venire dal centro della Terra: “Così poco?”, ha sillabato, “Pensavo peggio…”.

Disponibile in libreria e anche qui

"Mistero sul lago nero"