Il cane/Racconto minimal

In cucina, casa dei miei, sulla Prealpi.

Estate.

Non ricordo la mia età, ero troppo grande per succhiare il ciuccio. Ma io lo voglio, lo voglio ancora.

Mia madre prende il ciuccio e apre la finestra. Dice: basta, ora lo do al Tom. Tom è il cane, un cane da pagliaio.

La finestra si richiude, il ciuccio non è più nella sua mano.

Ci rimango male, ma non piango. Tanto ho un pensiero, mica può finire così, no che non può finire così.

La mattina dopo sono il primo a scendere in cortile. Tom è nella cuccia e io perlustro la zona sotto la finestra. Niente, del ciuccio neppure l’ombra, sparito. Guardo Tom, guardo in alto la finestra chiusa.

Quei due erano d’accordo, penso.

Lo penso ancora.

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