Scrivi il tuo Racconto da un secondo

Anni fa – credo avessi ventitré,  ventiquattro anni o giù di lì – lessi “Novelle da un minuto” di István Örkény (edizioni e/o). Il libro lo trovate qui.

Per puro spirito di emulazione, cominciai a scrivere una cosa del tipo “Racconti da un secondo” (raccolta mai terminata): racconti da quattro o cinque righe che però dessero l’idea di una storia o di un’esistenza o del profilo di un personaggio (per lo meno l’intento era questo)

Un esempio

Sprechi

Suo padre stava morendo. E quando si risvegliò era tutto vero. Era una bella giornata di vento e di sole, di quelle che solo settembre.

Ecco. Una cosa così.

Ci volete provare anche voi? Prendetela come una sorta di prova d’autore.

 

Le regole sono semplici:

 

  1. Lo scritto non dev’essere lungo più di quattro o cinque righe
  2. Lo scritto deve evocare una storia, un’esistenza, il profilo di un personaggio
  3. Il racconto va scritto nella parte qui sotto, nei commenti.
  4. Il racconto va firmato con nome e cognome (al termine del racconto)

Non si vince niente. I racconti non verranno pubblicati, se non su questo blog.

 

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49 Replies to “Scrivi il tuo Racconto da un secondo”

  1. Il mio cuore ha sussultato (è folle, lo sai) e ho aperto la finestra, che credevo chiusa. Ma mi è sbattuta in faccia e mi ha ferito: un altro livido. E l’aria che entrava era gelida e malsana. Fare un salto e ricadere al suolo fa più male che restare sempre col sedere sul pavimento. Ma passerà anche questa e ritornerò seduta per terra, come tutte le altre volte.

    1. N’drangheta e mafia ucraina, sollecitate dai rispettivi sponsor istituzionali, fanno il colpo all’Old Castle usando alcuni moldavi sfigati che dopo un po’ fanno arrestare. Per ritrovare i quadri i servizi italiani sganciano alle due mafie poco meno di un terzo del valore (5 milioni su 17) che in piccolissima parte va anche agli sfigati moldavi. Il resto, oltre a meriti e riconoscimenti pubblici, va agli sponsor istituzionali per Fare&Brigare.

  2. La siepe.

    Il buio, per me, non è più solo oltre la siepe.
    Il buio ce l’ho intorno, nelle narici, appiccicato ai vestiti, fra le dita, perfino sotto il palato.
    Il buio in questa prigione, non è solo assenza di luce.
    Il buio, qui, è assenza di tutto, è solo il tintinnio di queste catene, che non vedo più, e il rumore di passi veloci. Ora silenzio. Non è prudente muoversi, non è prudente neppure pensare. E’ tornato.

    Andrea B. Ferrari

  3. E nonostante lo sfoggio della mia ars amatoria lei non fece una piega. Le mani fredde, immobili, mentre le mie dita sfioravano le sue in un ultimo patetico tentativo di contatto. Il pensiero che io fossi una persona tremendamente sola e incapace di amare mi fece uscire una lacrima che lei non degnò di uno sguardo. Scesi dalla vetrina del negozio di abbigliamento dove lei lavorava come manichino e mi incamminai mesto.

  4. Aveva ventisei anni quando emigrò al Nord. Quarantaquattro quando decise di tornare, quarantacinque quando capì di aver fatto un errore. A quarantasei era di nuovo al Nord, a cinquantasettee sa con certezza di aver sbagliato ma non ha chiaro dove.

  5. La vita l’aveva mandata in pezzi, eppure era risorta e non era la prima volta. Ricucirsi dal nulla con ago da cuoio e filo di rondine era senz’altro il suo talento migliore.

  6. Una fotografia…un lettone una bimba tiene in braccio una bamboletta di due mesi. Il suo sguardo non è certo amorevole, non sorride, sembra l’ abbiano messa li,costretta alla fotografia. Un suo ditino e’ pericolosamente vicino all”occhio della neonata…il mio occhio lacrima ancora…..Da quella foto una vita…

  7. UNA DONNA

    Potrei dire: era una donna orientale. Alta, capelli raccolti, scriminatura di lato. Mi ricordava un’altra donna. Una donna che avevo già visto da qualche parte. Forse sulla copertina di un libro o di una rivista. Forse in un sogno. I ricordi ingannano. L’ho sempre saputo. Ora sono certo di una cosa sola. Era nuda.

  8. Ti ho ritrovata. Il vapore s’è fermato sullo specchio. Non vedo che nebbia e un’ombra confusa: tu, io? Uscire dalla doccia e perdersi. Come allora, un velo di lacrime sugli occhi. O forse era nebbia.

  9. Salivamo, ci aggrappavamo alle rocce che sporgevano tra i cespugli, scivolavamo di continuo. Il castello era proprio in cima, non ce la facevamo più. Mancava poco.
    Poi, accanto al ponte levatoio, la strada che viene su dal villaggio.

  10. La vedevo fuori dalla stazione di Cadorna, a Milano. La vedevo quasi tutte le mattine dei giorni lavorativi, in piena ora di punta. Una ragazza non vedente, di circa 30 anni, vestita in modo pressoché elegante, da ufficio o, almeno, così me la ricordo. Era l’autunno del 2000. Al confronto degli altri pendolari, lei era un gigante di certezza. Lei era un essere che sembrava vivere in una dimensione parallela. Lei batteva il suo bastone in terra. In quel gesto, tutta una vita.


  11. sono molto infelice in questo periodo. chissà se si può dire: moltissimo infelice… ma così è.
    periodo buio. uno di quei periodi in cui sento pulsare il cervello. uno di quei periodi in cui mi devo trattenere per non esplodere senza più possibilità di salvezza per niente e nessuno. e penso solo a lui. povero bambino , un altro cambiamento, un altra vicenda da superare. un altro mondo senza sentimenti dal quale scappare. un mondo che giorno per giorno ci esclude. un mondo verso il quale non voltarsi più.nulla da più condividere, nulla da voler comunicare, nulla di cui potersi fidare .ormai non sono tanto importanti le vite diverse, gli obbiettivi diversi ma il modo in cui l’indifferenza e l’ indisponenza vengono esplicitate.
    sminuire sminuendo par essere il leitmotiv della sua giornata.
    dall’indifferenza alla diminutio.

  12. CLAIRE

    Claire era diversa. Parlava come un’adulta. Del carnevale di Rio, di golf o di safari in Sudafrica, come chi quelle cose le fa sul serio. Il suo sguardo avrebbe reso interessante anche la mia settimana in riviera. Non so bene come, ma iniziammo a frequentarci. Le prestai il mio fermacapelli, credo, mentre leggeva gli appunti di filologia. La conversazione iniziò su come decifrare lingue sconosciute, e finì con “Hai impegni stasera?”

  13. Aprì gli occhi, un liquido vischioso li soffocava. Era morto, ma capace ancora di osservare. Vide la donna pulire il coltello e infilarlo nel pugno di suo padre, catatonico, muto e schizofrenico. Poi sua madre uscì silenziosa da casa.

  14. “Come dentro un film”
    Ogni volta mi siedo nell’angolo, su quella poltroncina rosa, e ti guardo parlare.
    – Ciao nonna- mi sento dire. Il mio sorriso e’ come il tuo mento, sfuggente. Poi, come sempre, ci alziamo, Ci salutiamo. Tu mi porgi la mano, io ti abbraccio.
    “Ciao, Pa’…..ci vediamo presto”. E rimango sospesa li’ , insieme alla tua mano, ma tu non te ne accorgi. Anche per questa volta.

  15. La cena
    Chiuse la porta, si tolse la giacca ed entrò in cucina; lo sguardo gli corse alla cena, preparata sulla tavola. Il prosciutto appoggiato con noncuranza tra la bottiglia di minerale e la mela sulla scatola di formaggio. “Una simpatica natura morta anche stasera” pensò, scostando la sedia. Cercò il solito post-it giallo con le sue raccomandazioni, ma non lo vide. In quel momento squillò il telefono.

  16. Dicono che un fulmine non cada mai due volte nello stesso punto.
    Suo padre era stato colpito tre volte.
    In sicilia mentre lavorava nei campi, nell’autostrada Modena Sud poco prima di arrivare a casa e a Fano, nella loro spiaggia, mentre stava raccogliendo le loro ultime cose.

  17. Scelte

    Lavorò a quel progetto tutta la vita.
    Quando l’ufficiale giudiziario gli passò davanti con lo specchio tra le mani, il ricercatore vide suo padre nel riflesso. Il vecchio, asciugandosi gli occhi, disse: “Sarai sempre il mio vanto”.
    Un istante dopo l’addetto al pignoramento si girò e chiese: “Come, scusi?”

  18. E’inutile E’ inutile che ti dica quanto ho desiderato il nostro bacio, quello mai dato… Non serve che ti dica che sei il mio amore, perche’ devo amarti solo nella mia mente, ma per sempre… ed e’ inutile che io te lo dica…lo sai gia’.. lo hai letto nei miei occhi ed io nei tuoi leggo lo stesso… che mi ami…ma non me lo dirai mai…

  19. Le sudate carte.Lo studio matto e disperatissimo .Due occhioni scuri mi guardano intensamente . Li ‘ c’è linfa vitale,c’è fame.”Ce la farò? ” mi chiede.”Ce la farai” rispondo . È pura gioia,alleviare le primissime ansie giovanili.”Ne affronterai altre”.Stavolta però non parlo,sorrido.

  20. La Storia
    Questa è la mia storia, nacque tanti anni fa.
    Potrebbe essere una di quelle storie che inizia con : c’era una volta…, ma non è una di quelle storie, è la mia.

  21. “Sono sempre stata una cretina” mi disse.
    Qualche giorno più tardi il suo feretro avanzava lungo la navata.
    Lo deposero al mio fianco.
    “È sempre stata una cretina e non se n’è mai accorta” sentii bisbigliare alle mie spalle.
    Sorrisi. Era il nostro segreto. L’unica cosa che avessimo mai condiviso.

  22. Il giovane letterato Lermontov soffocò in un rutto alla Coca Cola il disagio di aver finito un libro. Le parole già lette gli si afflosciavano dentro come un soufflè mal riuscito, ma fino a quando i personaggi avrebbero vissuto in lui? Fino a quando, ispirandogli altri personaggi e le immagini altre immagini? Pensa Ler, pensa che la Coca si scalda e induce a rutti e mozioni dell’anima più moderati.

  23. Non sarà un happy end

    Calpestano detriti, evitano carogne, inciampano in rami bruciati. Poi, la speranza. Affondano i passi nelle dune, verso un panorama incongruo per chi viene dalle rovine. L’uomo e la bambina guardano l’oceano che si spartisce col cielo l’azzurro perfetto. Il silenzio è interrotto dai loro respiri che si stanno facendo regolari. Il Sole cala placido, ma all’improvviso diventa una palla di fuoco, animata di vita propria, si ingigantisce, prende velocità e si inabissa, assieme alla luce. Accade tutto troppo in fretta perché l’uomo e la bambina possano essere feriti dal buio di pece e dall’onda di morte.
    Non è stato un happy end.

  24. Assenza

    E… ti accarezzo piano: sono piuma che sfiora la tua mano,
    ombra velata negli occhi della sera,
    luce soffusa che dirada la tua/mia/ pena.
    E… sono buio, buio e lontananza,
    siderografia di un’angoscia impressa sull’assenza.

    Carmen Stillitano

  25. Si chiamava Grazia, ma era nata zoppa. Inciampò mille volte, maledì la sua imperfezione. Fino al giorno in cui un uomo le porse il braccio e Grazia non cadde più. Da sola.
    Paolo Clarà

  26. Mi domando se potrà esserci un futuro per noi, oltre il nostro destino crudele e ormai sfregiato. Che cosa potranno dirsi i nostri corpi spogliati della giovinezza, e i nostri sguardi, spenti dall’amarezza? Posso credere per davvero che il nostro sentimento sarà più grande dell’imperfezione della nostra vita? Potrà riuscire la nostra verità ad attraversare il vuoto degli anni che ci attendono? So che ci ricongiungeremo, in qualche modo. So che se potessimo farlo oggi, le nostre anime si fonderebbero nel più fragoroso degli schianti. So, sappiamo che cos’è l’amore. L’abbiamo incontrato, ma non l’abbiamo frequentato. Ci ha squassato il ventre, ma non ha lenito la nostra limitatezza. Ha allagato il nostro petto di desiderio, per poi lasciarci annegare nella fredda profondità di un mare impraticabile. Ora ci aspetta lontano, così lontano che il mio sguardo già si appanna, la mia speranza vacilla, il grigio dei miei giorni nell’attesa di te si corrode e trasfonde nel nero che attende chi non sa più trovare la luce di Dio.

  27. N’drangheta e mafia ucraina, sollecitate dai rispettivi sponsor istituzionali, fanno il colpo usando alcuni moldavi sfigati che dopo un po’ fanno arrestare. Per ritrovare i quadri dell’Old Castle i servizi italiani sganciano alle due mafie poco meno di un terzo del valore (5 milioni su 17) che in piccolissima parte va anche agli sfigati moldavi. Il resto, oltre a meriti e riconoscimenti pubblici, agli sponsor istituzionali per Fare&Brigare.

  28. Piove, stasera non verrano le amiche della nonna a veglia, pensa la bambina, non metteranno le sedie appiccicate al muro della casa di campagna, non si sentiranno le risate sguaiate dopo al chiacchierìo sottovoce, fitto fitto, proprio quando la storia si fa piccante.

  29. La fiammella
    Un cielo rosso cupo si specchiava nell’immensa distesa d’acqua sottostante, creando un’atmosfera irreale. Sara era seduta su uno scoglio. Un brivido le percorse il corpo quando l’acqua le bagnò i piedi. Sembrava sangue, come quello che ormai ricopriva le strade e i muri di ogni città del mondo.  Era disperata, ma la sua era una disperazione tranquilla perché, da qualche parte dentro di sé, una flebile speranza donava ancora respiro alla sua vita. 

  30. Le pupille sbarrate del morto riflettevano un mondo che non era il suo. La nostalgia scacciò la pietà. Sulla cartolina rimase impresso l’odore del cloroformio.

  31. Camminava attraverso le strette vie di quel formicaio che chiamiano “città”, tra uno stercorario che spinge la sua pesante palla di merda e una mantide che divora la testa del suo amante, tra una mosca incastrata nell’ambra e una zanzara rachitica che succhia il sangue di un porco, e pensava tra sé e sé che mentre i dinosauri si sono estinti, gli insetti se la sono cavata benissimo.
    Rodolfo Veneziani (La Scatola Nera)

  32. Mentre osservava quegli stormi danzare nel cielo, nuvole nere e sincrone cantare nello spazio infinito, desiderò avere le ali. “Le mie, però, sono ali di carta, fragili e mutabili, prede dei perturbamenti.”
    Restò alla finestra, a guardare il mondo che andava avanti.

  33. ULTIMA FERMATA – OMAGGIO A PRÉVERT
    Sulla linea della notte si incrociano esistenze di sconosciuti in viaggio. Se su questo vagone ci fossero un poeta francese e una chiromante si accorgerebbero di due amanti seduti accanto. L’uno ne riscriverebbe la storia in versi. L’altra inventerebbe per loro un’unica linea della vita. Sono vite deragliate. Oggi scenderanno insieme all’ultima fermata.

  34. Il balcone dei nidi di ragno

    C’è un nido di ragni nei germogli nuovi del pino, sul balcone.
    I piccoli si agitano in pazze spirali, protetti dagli aghi. Progettano tele fino al cielo.
    E brulicano, come polline di primavera.
    Dura estate, per le zanzare.

    Silvia Messa

  35. Già matura

    “Dai, su, spogliati” – dice lei (14 anni) a lui (16 anni) dall’altra parte dello schermo. Lui lo fa, ingenuo, davanti alla sua webcam. Ha voglia di piacere, ma non sa ancora che per farlo bisogna coprirsi, non scoprirsi. “Bravo, coglione! Ora mi dai 250 euro e il numero della carta di credito di tua madre – reagisce lei, – sennò metto il video su internet e ti sputtano”.

    Federico Iarlori

  36. Infine giunse il momento, lo stesso, identico, come da sei anni a questa parte.
    Stava tornando a casa ancora una volta e si chiedeva se sarebbe cambiato qualcosa o se la vita l’avrebbe ingannata ancora.
    Sotto il diluvio di un luglio senza Dio lasciò la città, un treno la portò via, ma al lato del marciapiede lasciò qualcosa. Alcuni dicono si trattasse di paura.

    Aurora Giovannini

  37. Rimasi come sospeso.
    Lo sguardo travagliato sul tuo volto candido, cercando disperatamente di rassegnarmi al fiume di parole che sfociava, ahimè, in un’unica accezione.
    Amici.

    Davide Rota

  38. Nella penisola che non c’è i servi erano liberi, il partito di maggioranza che si definiva liberale era al servizio del Monarca e le leggi ad personam erano utili alla risoluzione dei problemi del paese: così risultava dagli ultimi sondaggi.

  39. ” Ti aspettavo , non sapevo quando saresti arrivato ”
    ” Lo so , è accaduto anche a me ”
    ” Dov’eri , che facevi ? ”
    ” Ho vissuto , aspettandoti ”
    Lei chiude gli occhi .
    Uno squarcio tra le ombre .
    Un boato .
    Lui abbassa lo sguardo .
    La luce cala dentro loro .
    Si bastano .

  40. Ancora una volta nasconde il suo reale pensiero e si rivolge al compagno indossando quel sorriso ormai stinto e logoro.
    Sospirando riflette.
    Per quanto tempo può ancora reggere senza andare in frantumi?

    Lisa Lambertini

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