Mister Gramble non dorme, ascolta. (Soltanto silenzio, 2014, TEA)

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Lower Manhattan, New York 15 settembre 2013

I suoi occhi sono chiusi. Ma mister Gramble non dorme, ascolta. La voce sicura dell’avvocato John Morris è ammorbidita dai pannelli fonoassorbenti installati negli angoli dell’enorme sala riunioni dello studio. Un flusso continuo di parole precise, senza sbavature, articolazioni di certezze. Fra le pieghe di quelle parole scorre qualche milionata di dollari da gestire con un paio di firme vergate dalle persone giuste; incassando, come studio, percentuali da punto esclamativo.
La luce gentile filtrata dalle vetrate rettangolari si riflette sul grande tavolo ovale in grado di ospitare trenta persone comode.
Al quarantunesimo piano della Beekman Tower, al numero 8 di Spruce Street, lo studio legale Gramble&Gramble è un’eccezione. Tutti gli altri spazi sono saturati da scuole, abitazioni private e uffici del New York Downtown Hospital. Ma a mister Gramble quel grattacielo dalla curiosa forma asimmetrica progettato da Frank Gehry era piaciuto subito. Un assegno con molti zeri sopra e buone relazioni gli avevano garantito un nuovo posto vicino alle nuvole. E lontano dai luoghi classici degli affari. Meglio. Per lui e per i suoi clienti.
(…)
Uscito di scena Morris, Gramble solleva dalla poltroncina il suo corpo appesantito dagli anni e da una vita troppo piena di colazioni e cene di lavoro. Lontani i tempi quando giocava come quarterback nella squadra di football del college. Esce anche lui, percorre il corridoio silenzioso e coperto da una moquette morbida fino alla porta del l’ufficio. Prima di entrare controlla se in alto, tra stipite e porta, ci sia ancora il minuscolo
pezzettino di scotch trasparente. C’è. Nessuno ha violato il suo rifugio. Una precauzione un po’ banale, ma proprio per questo capace di passare tra le maglie sofisticate di chi lo sta tenendo d’occhio, ora più di prima. Dalla tasca dei pantaloni estrae una chiave e apre. Una volta dentro, aggira il tavolo e si lascia cadere sulla poltrona di pelle scura che lo accompagna da quando con suo fratello aveva fondato lo studio legale
Gramble&Gramble. Troppi anni prima. Poi suo fratello era stato rapito da un carcinoma, ma la & commerciale è sempre rimasta lì, come un marchio di fabbrica, un biglietto da visita internazionale.
Dalla cassettiera estrae due buste identiche. Una la posa sul tavolo. L’altra la infi la in una borsa di cuoio. E sospira. Si sente ancora come un quarterback, un po’ troppo avanti con l’età, però; un lanciatore di football pronto a tirare la palla ovale nella speranza che il ricevitore abbia la presa ferma. Il lancio dovrà essere perfetto, superare la difesa e l’oceano Atlantico. Come sempre il touchdown non sarà un finale dall’esito garantito. Ma tanto vale provare. Perché il tempo ormai è poco.
E mister Gramble avverte troppi occhi su di sé.
Troppe orecchie all’ascolto.
Troppa solitudine dentro. Anche nello studio, Meredith a parte, la sua segretaria, perché di qualcuno bisogna pur fidarsi, anche se non si vorrebbe. Solleva il ricevitore del telefono e compone un interno.
” Patricia? Mi può raggiungere per favore?”.
L’avvocato Patricia Buonanima risponde sì, subito, il tempo di inviare un’email.
L’ufficio è stato bonificato dalle microspie soltanto un’ora prima, alla presenza di Gramble. Un luogo sicuro.
Per il momento.

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