“Il commissario Micuzzi si chiuse nel silenzio”

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da “Zona franca” (TEA) di Massimo Cassani

Il commissario si chiuse nel silenzio. Cercò di immaginarsi Selene alla guida della sua macchina verso la Francia. A Ventimiglia era successo qualcosa, forse non aveva abbastanza denaro per la benzina e aveva abbandonato l’auto. Per andarsene dove? E con chi? Se l’ipotesi della fuga era veritiera, forse si spiegava anche il motivo per il quale non aveva portato con sé il cellulare, per non rischiare di essere individuata. Lo stesso motivo per cui non toccava la carta di credito. Una ragazza un po’ stralunata come Selene non sarebbe mai stata in grado di costruire un castello di scatole cinesi come quelle dell’ingegner Oliviero Trezzani per far girare soldi senza lasciare una scia da qualche parte. Era una danzatrice, lei, non un faccendiere. Un po’ squinternata, forse, ma con le mani pulite.
Ma in tutto questo, cosa c’entrava il pestaggio di Ambra?
E poi: da dove era saltata fuori quella sim peruviana? Un amico peruviano? E con che soldi aveva comprato il nuovo
cellulare? Sempre con i soldi dell’amico peruviano?

Vuoi leggere il primo romanzo con protaginista il commissario Micuzzi?
da poco in libreria “Sottotraccia” nella nuova versione tascabile di TEA

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