“C’era aria di sabato…” (“Zona franca”, TEA)

Zona franca_Cop.indd“Tutto, li’, gli sembrava diverso. Anche gli odori. Persino il marciapiede. Micuzzi camminava lungo via Padova lentamente, con gli occhi bassi. Si era acceso l’ultimo Toscanello del pacchetto, dopo che L’Armida gli aveva fatto buttar via quello che stava fumando prima di entrare nella casa di Pecchi.
Alla sua destra scorrevano locali e negozi pieni di stranieri. Era tutto un brulicare di umanità impegnata a far qualcosa o a non fare niente, un disordine con un’organizzazione tutta sua, difficile da interpretare. Alla sua sinistra, oltre la strada, un cinema a luci rosse e poi un bar tabaccheria.
Aveva voglia di riflettere, ma tutto quello scorrere di esseri umano gli distraeva i pensieri.
Il commissario attraverso’ ed entrò a comprare un pacchetto di Toscanelli. Già che c’era ordinò anche un cappuccino senza schiuma che bevve a piccoli sorsi, fissando il bancone di metallo. Nessuno gli prestava attenzione, neppure gli stanziali che parlavano lingue sconosciute ad alta voce, gesticolando quasi fossero sull’orlo di una rissa. Quando andò a pagare, si accorse di essere entrato con il Toscanello acceso tra le dita. La ragazza alla cassa, italiana dai tratti orientali, glielo fece notare. Era via Padova, quella, non una terra di nessuno, anzi, semmai una terra di tutti.
Si senti’ in colpa.
Tornò sul marciapiede di destra e venne sfiorato dall’autobus numero 56 che percorreva la strada come una navetta multietnica in un andirivieni incessante di gas di scarico. Poco più avanti trovo’ l’ingresso del parco Trotter. E cosi’ era li’ il parco Trotter. Gliene parlava sua madre, quando era piccolo. Dentro ci dovevano essere una scuola, se ricordava bene, e pure un teatrino e una chiesetta sconsacrata e una palestra.
Un mondo piccolo piccolo, insospettabile, protetto da abeti rossi, aceri, betulle, cedri, faggi, ippocastani, olmi, platani, querce rosse, robinie, tigli selvatici. Anche li’, un miscuglio di etnie. Vegetali, però.
Per il commissario erano semplicemente alberi.
Micuzzi mise una mano nella tasca della giacca per assicurarsi che l’agendina di Pecchi ci fosse ancora. C’era. Cerco’ una panchina al sole. Si sedette. Alle sue spalle un gruppo di travestiti in borghese stava giocando a pallavolo colpendo la palla con legnate secche. Le loro grida baritonali facevano da sfondo alla corsa ritmata dei soliti salutisti in tuta e cuffiette nelle orecchie che percorrevano il perimetro del parco.
Chiuse un attimo gli occhi.
C’era aria di sabato.”

“Zona franca”
di Massimo Cassani (TEA)

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