I fiori del male nei cantieri di periferia – “Zona franca”

di Massimo Caswsani

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Qualcuno, indicando la sua barba sfatta da galeotto, lo aveva già battezzato Rasoio. E lui Rasoio era diventato per
tutti: egiziani, marocchini, tunisini, romeni, albanesi. Cinesi, niente. I cinesi si tenevano alla larga, avevano altri traffi ci, loro, brulicavano negli spacci e nei negozi di via Padova e rispondevano ad altri caporali dal nome impronunciabile e impossibile da leggere.
Verso le dieci l’ispettore Salada si passò l’avambraccio sulla fronte madida e temette di non essere capace di arrivare a mezzogiorno. Sul palmo della mano sinistra era lievitata una bolla biancastra e, quando aveva chiesto un paio di guanti, uno dei due egiziani aveva spalancato le mandibole e gli aveva spalmato in faccia una risata che puzzava di cipolla: «No, amico,no guanti, no guanti. Guanti costano soldi », sfregando indice
e pollice.
«Niente guanti», aveva ripetuto a bassa voce Salada. Ormai tutto quanto toccava gli sembrava più pesante di quel
grattacielo spuntato come un fi ore del male nel pratone di periferia dove un tempo sorgeva la Marelli e dove l’erba si intestardiva a crescere senza che nessuno le chiedesse di farlo.

Leggi il primo capitolo del romanzo QUI

Leggi la trama di “Zona franca” QUI

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