Le donne non scopano più…

di Cristiana Bernasconi

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Non fissarmi così! Sono sempre stata con loro, nelle loro case! Forse appoggiata ad un muro, forse chiusa in qualche sgabuzzino, ma sono sempre stata li con loro! Con le mamme, con le nonne, con ogni femmina che sia esistita su questo pianeta da migliaia di anni! E adesso guarda quanto spazio mi è rimasto e grazie al cielo ho ancora un po’ di spazio in questo buco buio! Lo occupi tutto tu questo ripostiglio angusto!
Ridi! Ridi! Ho già scritto il mio necrologio! “C’era una volta la scopa, oggetto pratico, indispensabile, semplice ma dotato di un fascino magico, quasi perverso. C’era una volta la vecchia scopa di saggina, rustica, spartana, tenuta insieme da corde di canapa, oggetto unico e insostituibile per la cura domestica”. E invece ti dico io chi sono e cosa sono stata! C’è sempre stata una scopa accanto ad una donna, anzi per ogni donna c’è sempre stata una scopa: per l’angelo del focolare, per la strega malvagia, una scopa ad hoc anche per la befana. Scope per donne belle e brutte, scope per i lavori quotidiani, scope per la fantasia. Cosa credi, brutto formichiere meccanico! Scopare è un gesto lento, ritmico, un equilibrio di forza e pressione; passare e ripassare ogni centimetro di superficie con metodo e attenzione finché tutto finisce, con appagamento, nella paletta. Già! Ma le donne hanno finito di scopare! E così siamo state sostituite da voi esseri di latta. Ma chi pensate di essere? E che razza di nomi vi hanno dato! Noi ci accontentavamo anche di essere chiamate “ramazze”. Vi credete chi sa chi, dotati di potenzialità incredibili, di multifunzioni eccitanti, in grado di aspirare (e qui si fa il funerale anche alla mia cara amica paletta) quantità di sporco anche difficili da produrre. Hanno rimpiazzato la scopa; troppo banale, troppo lenta, poco versatile ma soprattutto a troppo pochi Watt. L’energia era nelle braccia; magari poco efficace, ma naturale e indipendente dall’erogazione dell’ENEL, da fili, da prese elettriche.
Ho visto le pubblicità in TV! Mi aveva dimenticato in un angolo della cucina, tra il mobile e il frigorifero; sono rimasta li non so’ quanto tempo e l’ho vista! Hanno spinto la donna a disfarsi d noi, per offrirgli il maschio! l’aspirapolvere, potente, veloce, capace di liberarla da una schiavitù opprimente: una passata e via. Ecco la donna a cavallo del suo scintillante aspirapolvere, ognuna sul modello più efficiente, tecnologicamente all’avanguardia, più bello, più piccolo, snodabile per gli angoli più inaccessibili (nei quali noi arrivavamo tranquillamente), ripiegabile, autopulente e chi più ne ha più ne metta!. Invece noi abbiamo una storia, un fascino, un immaginario.
L’ingratitudine è donna! Le hanno fatto credere di poterla liberate da una schiavitù materiale e psicologica, aprendo le porte di un mondo frenetico, sempre in corsa, dove il tempo delle “ramazze” è stato annullato. Hanno promesso potenza e potere di controllo sullo sporco più incancellabile, velocità d’esecuzione e affidabilità del risultato per effetti strabilianti offerti da un sistema all’avanguardia. Ah! E voi, donne moderne, non ci stavate a rimanere le befane del nostro secolo, a cavallo dell’oggetto delle vostre pene, in nome della tradizione e della libertà dalla tecnologia. L’aspirapolvere è maschio! Si! E credevate di entrare in un mondo diverso, senza grembiuli e crestine, ma con la “24 ore”, i cellulari e il “self-made man”. Pochi secondi d’applicazione e siete libere; sicure di aver lasciato lo sporco alle spalle. Potete montare sul questo efficientissimo destriero metallico dai potenti polmoni e correre a raggiungere gli uomini tra “brunch”, “briefing” e “meeting”.
Volevate la parità, l’autonomia e adesso la scopa non vi basta più! Non volete metodo, attenzione e cura, ma una ripassatina veloce tra un appuntamento e l’altro. Non volete un’amica fidata e silenziosa, sempre dalla vostra parte e pronta a menar le mani con voi quando serve. Adesso prendetelo a colpi di aspirapolvere quando torna tardi la sera, quando vi racconta bugie, quando beve come una spugna, quando si gioca a carte tutto lo stipendio. Non ci saremo più noi a difendervi quando cercherà di alzare le mani. Ah! Dimenticavo. Ormai siete donne emancipate, niente marito o famiglia, ma un monolocale e un frigo vuoto. Di noi vi rimarrà solo un lontano ricordo e chissà a cosa penserete quando vi diranno: “sembri un manico di scopa” o “ti prendo a scopate”. Questi modi di dire sono duri a scomparire e concedetemi un consiglio: ricordate che non siamo belle ma molto, molto dure.
In quanto a me, so che sto per morire. Mi sono rimasti quattro peli in testa, il bastone è rigato da fessure che sembrano dei canyon e ormai, le poche volte che esco, lascio pezzi di sporco sul pavimento. Prima o poi mi spezzerò e, anche se ormai nessuno mi tira più fuori da questo sgabuzzino, lascerò un vuoto incolmabile in questa casa. Si! Un vuoto incolmabile perché Io vi ho aiutate a svuotare la cantina dalla piena del fiume, a travestirvi da streghe per Halloween, per carnevale, per la festa in maschera del vostro vicino. Ho aiutato la fantasia dei vostri figli quando non volevate comprargli una chitarra, una bicicletta, un motorino. Mi sono divertita con loro alle feste e li ho aiutati a risistemare tutto prima del vostro arrivo. Sono stata Io a cacciare indietro i due ladri aggrappati al balcone, sono stata Io a ricordare a vostro marito qual’era il suo posto. È vero! Sono stata con voi nelle gioie e nei dolori, in ricchezza e in povertà, nella buona e nella cattiva sorte. Ma voi, streghe del futuro, avete firmato le carte per il divorzio e magari vi siete portate in casa un aspirapolvere da mutuo, una sanguisuga d’elettricità, con le istruzioni più lunghe dell’enciclopedia Treccani. Avete scelto lui che, subdolo e ambiguo, vi ha promesso di farvi uscite dal focolare domestico, da un immaginario che vi legava sessualmente allo strumento delle vostre fatiche e da un bastone del comando fittizio, incapace di farvi volare come promesso.
Lui, infingardo com’è! Lui che, se non si attacca ad una presa, è solo un peso morto! Basta! Basta! Non devo più arrabbiarmi. ormai sono troppo stanca e voglio tornare nelle fiabe; fiabe come quella che nonna Dina raccontava a Maria quando prendevano il tea qui in cucina; fiabe per sognare, per volare, per perdersi a cavallo di una scopa magica fra pozioni e incantesimi. Quando non ci sarò più e tornerò ad essere polvere, consumandomi tra le fiamme ardenti di un camino, mi ricorderete. Vi tremerà la mano quando mi getterete sul fuoco, rimarrete a guardare le mie fibre schioppettare e consumarsi, fisserete la brace nel camino per riconoscermi. Quando anche l’ultima di noi si sarà consumata per l’incuria o sarà gloriosamente svanita nel rogo in piazza, ricordatevi che nell’aria riecheggerà il più temibile degli anatemi: le donne non scoperanno più.

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