“Ma non ne parlerò mai, con nessuno…”

da “Un po’ più lontano
di Massimo Cassani

mare_tramonto

Ogni sera, verso l’ora del tramonto, esco di casa e vado a sedermi su uno spuntone di roccia scura, che sembra lo scoglio di una sorta di antiLuna, vicino al grande campo coltivato a capperi che vedo dalla camera da letto, quando alla mattina apro le imposte. Il sole sembra un’albicocca che scivola veloce incontro all’orizzonte. Chi non ha mai visto tramontare il sole sul mare non può immaginare quanto tutto si svolga così in fretta. Bisogna sgranare gli occhi, stare in silenzio, concentrarsi, non farsi distrarre dall’ultimo frammento rutilante che scompare oltre il confine del non visibile. Ma non è difficile. Qui non ci sono cartelloni che pubblicizzano dentifrici. Non c’è Iaia e neppure il suo pungiglione.
Tutte le sere rimango in attesa di un segno, del segno. Di quel raggio verde, the green flash, le rayon vert, el rayo verde (inglese, francese, spagnolo), di quel lampo fugace, quasi impercettibile, preludio di un desiderio che si potrà avverare.
Se mai ci riuscirò, se mai anch’io sarò capace di vedere quel raggio, esprimerò il mio personale desiderio e saprò leggere in trasparenza me stesso e gli altri. Ma se ciò accadrà, quando ciò accadrà, ammesso che accadrà, so che non ne parlerò mai.
Con nessuno.

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