Una coppia in controluce…

(da “Un po’ più lontano” di Massimo Cassani) Con Gaia passeggiare senza fretta era normale, soprattutto durante il primo periodo. Io la raggiungevo a Varese per il fine settimana e, qualche volta, anche il mercoledì sera.

Quando andavo da lei per il week-end facevo in modo di arrivare almeno nel tardo pomeriggio, poco prima che chiudesse il negozio. La sua boutique era in pieno centro, su Corso Matteotti, il salotto elegante della città, il luogo della passeggiata e degli aperitivi. Buttavo dentro la testa per salutare e poi, di solito, andavo in una libreria lì vicino, a curiosare oziosamente fra i titoli. Gaia mi raggiungeva appena abbassata la saracinesca. Ricordo quei momenti con un misto di pace e di eccitazione. L’eccitazione dell’attesa e la pace derivata dalla certezza del suo arrivo. Poi camminavamo verso casa, senza parlare, costeggiando i caffè che sapevano di passato e i negozi di Corso Matteotti. Lei, di tanto in tanto, si fermava a guardare qualche vetrina e io l’attendevo paziente. Mi piaceva quel corso, con i suoi palazzi antichi, di un’austerità che sentivo affine. Mi piaceva quel francobollo di città, la scoprivo a poco a poco per paura che si esaurisse prima della mia voglia di frequentarla.
I primi mesi della nostra storia sono stati così. Eravamo entrambi tesi a costruirci un’impalcatura di abitudini. condivise che dovevano affermare la struttura di un rapporto duraturo.
Costruivamo i nostri codici.

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