Un precipizio per due…

(Da “Un po’ più lontano” di Massimo Cassani) . Gaia mi telefonò un mese dopo, voleva vedermi. Andai a Varese. Per tutto il tragitto in macchina mi preparai a sentirmi dire che era tutto finito, che quell’abbozzo di storia era abortito.

Mentre correvo sull’autostrada e vedevo il rosso di un inutile tramonto venirmi incontro, sentivo la tristezza incombere come un pericolo. Il mio fallimento umano si era proiettato nella storia con Gaia.
Per me non c’era via d’uscita.
Gaia mi fece sedere in salotto. Lola, come sempre, era in cameretta a colorare i suoi disegni. Gaia aveva il viso tirato, pallido, gli occhi spenti, cerchiati. Parlava lentamente, sembrava scegliere le parole con cura oppure faceva fatica a farsele uscire dalla bocca per via degli psicofarmaci. Mi parlò della sua malattia, mi chiese scusa, mi supplicò di aiutarla. Voleva proseguire, voleva ancora stare con me. Aveva bisogno di me.
E io di lei, almeno così pensavo.

“Un po’ più lontano” di Massimo Cassani
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