“Rilessi quella lettera e mi sentii sollevato…o forse no…”

Rilessi quella lettera almeno tre volte. L’aveva scritta quattro
giorni prima, immaginando che potessi leggerla subito.

Non poteva sapere che io ero già partito per Napoli. E neppure io potevo dirglielo. Mi era dispiaciuto partire così, senza neppure salutarla, ma quelle erano le regole del gioco. Un gioco ormai arrivato al capolinea.
Per fortuna.
Non riuscivo a capire come mi sentivo. Da un lato ero sorpreso da quelle parole così affettuose; dall’altro coglievo un’ingenuità di fondo, un’immaturità che mi disturbava. Iaia era davvero una ragazzina un po’ immatura. Quella lettera lo dimostrava. Parlava di amore come può farlo un fotoromanzo. Mi descriveva in un modo del tutto lontano dalla realtà. Avrei dovuto sentirmi sollevato per il fatto che avesse deciso di andarsene. Se fosse rimasta e se, dopo quella dichiarazione, avessimo avuto ancora l’occasione di frequentarci, non ne sarebbe sortito nulla di buono, ne ero certo. Non ci saremmo più visti con la medesima disinvoltura, ci sarebbe sempre stato qualcosa di inespresso fra
di noi.
Meglio così, mi dissi, molto meglio così.
Ma se quel mio ragionamento era davvero sincero, che cos’era quell’insinuante sentimento di perdita che mi stava pervadendo?
Tolsi la corrente ai miei pensieri, mi misi al pc e provai a proseguire il mio saggio sull’agnizione.

“Un po’ più lontano” di Massimo Cassani (“Laurana Editore”)

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