“Visitando la mostra restammo muti e…”

Mi piaceva il modo di Iaia di osservare i quadri: Ludwig Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluff, Bleyl. Prima li guardava a distanza, con la testa un poco inclinata verso sinistra, poi si avvicinava, fissava qualche particolare, qualche dettaglio, lo considerava con interesse, increspando la fronte.

Infine si allontanava di nuovo a riconsiderare la vista d’insieme. Sono sicuro che fra il primo sguardo e l’ultimo, il quadro le appariva diverso. Adottava quello schema per ogni opera, senza stancarsi, con lo stesso comportamento: insieme-dettaglio-insieme.
Io guardavo le opere e guardavo lei, quasi fosse parte integrante della mostra. Di tanto in tanto Iaia si stiracchiava il ciuffo viola allungandoselo sulla fronte e lasciandolo andare di colpo, come una molla. Restammo dentro alla Fondazione per circa due ore, ci scambiammo sì e no quattro parole, ma mai a commento dei quadri. Per fortuna, pensai. Non ho mai sopportato quelli che, di fronte ai dipinti, si sentono in dovere di dire qualcosa, per far sfoggio di cultura, di sensibilità. Oppure, più banalmente, per giustificare il fatto di essere lì.
Restammo muti anche quando tornammo in strada. Iaia sembrava ancora immersa nei pensieri che l’avevano invasa duranteù la visita. Aveva il viso sereno, disteso. Decidemmo di andare a piedi fino in centro, lentamente, fendendo una città intorpidita per l’aria umida.

“Un po’ più lontano” di Massimo Cassani (Laurana Editore).

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