La vergine e il cavaliere

“Non avevo sonno, ma decisi comunque di tornare a casa. Iaia mi accompagnò alla porta. Si era intristita. La sua stessa storia l’aveva rattristata. Dopo aver girato la chiave dell’appartamento
si fermò a guardarmi.

Senza dire nulla mi abbracciò, dondolandosi leggermente, come per cullarmi. Sussurrò: “Grazie”, si sollevò
sulla punta dei piedi e mi diede un bacino sul naso. Ritrovai
l’imbarazzo che mi era solito e la rigidità, di mente e di corpo,
che mi accompagnava da chissà quanto. Le dissi: “Buonanotte”
e uscii, anzi fuggii, sul pianerottolo. Speravo che lei chiudesse
subito la porta. Invece restò lì, sulla soglia, a guardarmi entrare.
Quando feci per chiudere, lei era ancora là, con un’espressione
che fatico a definire. Sembrava al tempo stesso felice e malinconica,
e mi lanciò un ultimo bacino con la punta del dito. La vergine
ero io; lei il cavaliere.
Come la volta che mi aveva portato i biscotti”.

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