La metafora violenta del sesso

“Volevo sentisse che la stavo schiacciando. E provai a sodomizzarla. Subito si ritrasse, tentò di sollevarsi sulle braccia. Con il suo italiano stentato gridò: “No no! No così!”

Mi fermai: “Quanto vuoi?”
Ripeté, come un disco rotto: “No, no, no così!”, scuoteva il capo nervosa, e aggiunse: “Figa, solo figa”. Avrei potuto fottermene, e fotterla di conseguenza, proprio come volevo io. Ma non era solo l’umiliazione che desideravo infliggerle. Volevo che l’umiliazione avesse un prezzo. Tutto si può comprare, anche un esorcismo. E quello era un esorcismo.
Mi alzai, recuperai dai pantaloni il portafoglio e le misi davanti al muso due banconote da centomila lire.
Scosse ancora il capo.
Ne aggiunsi una e poi un’altra ancora. Quattrocentomila lire per una sola prestazione. Cindy ne prendeva solo cento. Quella giovane puttana non poteva rifiutare.
Non rifiutò.
La penetrai con una spinta decisa. Sentii le sue piccole natiche irrigidirsi fra le mie cosce. Cominciai a sbatterla ritmicamente, incurante del dolore che potevo procurarle. Il suo dolore in cambio del mio piacere, in cambio del rito apotropaico che stavo consumando.

“Un po’ più lontano” di Massimo Cassani (Laurana Editore)

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