Il pregiudizio dello scarafaggio

“Si vede proprio che non capiscono un cazzo. Gli scarafaggi passano ovunque, si arrampicano, si infilano nelle crepe dei muri. Salgono dagli scarichi del cesso. Altro che tombino”

Il Professore scosse il capo. Interpretai quell’uscita come il desiderio di farmi capire che lui stesso considerava i vicini una massa di imbecilli e che fingeva soltanto di stare al gioco degli amici a tutti i costi.
“Ha provato a spiegarglielo?”, gli chiesi tanto per non lasciare chiudere la comunicazione fra di noi.
“A chi? A quelli?”, fece aria con la mano, come a zittire un interlocutore invisibile, sul viso un’espressione di disgusto. “Lasciamo perdere, va’. La persone hanno bisogno di trovare una causa a tutto. Si ricorda la storia degli untori del Manzoni, no? Ecco, è uguale. Adesso si sono messi in testa che gli scarafaggi arrivano dal tombino e tanto gli basta. Fra un po’ diranno che a farli entrare negli appartamenti è uno di noi. Così almeno avranno di che parlare e qualcuno al quale dare la colpa. Gli umani sono fatti così, sono stupidi, che vuol farci? Altrimenti non si sarebbero inventati il diavolo”.
Mi stava dicendo che la pensava come me.

“Un po’ più lontano” (Massimo Cassani, Laurana Editore)

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