Un uomo, la sua solitudine e il fantasma del suo passato

Un po’ più lontano
“Mi alzai dal tavolo e spensi il ventilatore che frullava l’aria nel silenzio di quella mattinata già umida di caldo. Non tutti sanno che Milano è una città d’acqua, solo che non si vede. Navigli a parte. L’acqua scorre sotto, sotto le strade, sotto il Duomo, sotto la metropolitana, quasi fosse un segreto. Anch’io ero un segreto”.

Earth moving machinery.
La prima volta che ho dovuto tradurre queste tre parole ho pensato a un romanzo di fantascienza.
Earth moving machinery.
Mi sono immaginato una macchina sospesa negli spazi siderali. Un argano tecnologico che muoveva la Terra secondo una logica impenetrabile, facendola ruotare attorno al proprio asse. E
facendo ruotare, con essa, i destini degli individui.
Poi ho capito.
Earth moving machinery era una macchina per il movimento terra, una ruspa, tanto per intenderci. Altro che romanzo di fantascienza, spazi siderali, logiche extra umane.
Una ruspa, punto.
Non avrei mai immaginato che nella vita potessero entrare cose così: caricatori cingolati, caricatorigommati, dozer, terne – rigide o articolate – grader, escavatrici, minidumper. Invece è accaduto. Come è accaduto che io, solipsista per scelta o per sorte, abbia cercato di cambiare testa, di svoltare. Ma non mi sono accorto che c’era una variabile di cui non avevo tenuto conto, una variabile che veniva direttamente dal mio passato.
Lì sono caduto. Avrei potuto salvarmi, forse. Facile dirlo ora. Come facile, ora, dire che gli anni Novanta sono stati anni scialbi, incolori.
Io mi identificavo con loro.
Tutti i decenni, fino ad allora, avevano avuto un profilo. Gli anni Quaranta, la guerra, la Resistenza; gli anni Cinquanta, l’isteria della ripresa; gli anni Sessanta, la protesta, l’illusione che sogno e realtà fossero le due metà della stessa mela; gli anni Settanta, l’estremo rigurgito del possibile e il risveglio dopo la
sbornia di parole; gli anni Ottanta, la cocaina del miope benessere a costo zero, la caduta del Muro, una nuova polluzione di ottimismo.
Gli anni Novanta: il nulla. Un niente parcellizzato in tanti piccoli
zeri che si elevavano a sistema. Quasi una resa dei conti. Io, come quegli anni, ero un niente. Elevato a sistema.
Il mio sistema.

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