“Sul marciapiede opposto” di Massimo Cassani

SUL MARCIAPIEDE OPPOSTO (estratto)

“Non è tanto il timore di trovarsi lì, di notte, sulle orme di vite disperate, alcune alla deriva, altre complici di derive peggiori delle proprie. Uomini pronti a darti una mano senza chiederti nulla in cambio o a infilarti un coltello nelle budella, secondo la convenienza o la paura del momento. Individui nudi, spogliati dell’umano, ricondotti all’essenzialità del vivere, ghiaccio e fuoco, sazietà e digiuno.
Stridore di denti.
Peccato e perdono. 
Bene e male naturale.
Inferno e Purgatorio.
Paradiso: non pervenuto.”

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(la foto di copertina è di Lorenzo De Simone)

La foto dell’autore è di Dario De Andre

 

 

Di che cosa si parla quando si parla de “La trama” di Massimo Cassani (Laurana). Prefazione di Giulio Mozzi

La trama – Come inventarla, come svilupparla” si pone l’obiettivo di illustrare alle aspiranti scrittrici e agli aspiranti scrittori alcuni principi utili a sviluppare narrazioni partendo da un’idea di base già acquisita; ma è anche uno strumento per i lettori interessati a capire i meccanismi che sorreggono le narrazioni, così da apprezzarne meglio le caratteristiche e le strutture.
Non un trattato di narratologia e nemmeno un saggio sullo strutturalismo, ma una semplice guida, appunto, che contiene fondamenti teorici ed esempi pratici per illustrare come questi fondamenti sono stati utilizzati per rendere efficaci le trame o alcuni snodi delle trame stesse.
Partendo dall’assunto che l’idea di base, nel progetto dell’autore, già esiste – ancorché non articolata – la guida passa in rassegna il principio di coerenza, il concetto di perimetro narrativo, la funzione del dispositivo drammatico, la funzione delle domande indispensabili alla costruzione dei personaggi ai fini dello sviluppo, la necessità di immaginare sentieri narrativi e i loro intrecci in base a semine di elementi e situazioni, e ai successivi raccolti, secondo una logica di causa-effetto.

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Non mancano indicazioni sulle dinamiche del “colpo di scena”: dall’agnizione di identità al flashback, dall’aringa rossa al “narratore mentitore o reticente”, dalla “doppia realtà” all’elemento nascosto dall’autore fino al deus ex machina.
Questo viaggio dentro il ragionare narrativo è supportato da esempi letterari (reali o di invenzione) e cinematografici e da alcuni snodi contenuti nei romanzi Il vino della solitudine, di Irène Némirovsky, Il cuore nero di Paris Trout di Pete Dexter e nel racconto La lettera rubata di Edgar Allan Poe.
Infine, viene presentata una dettagliata disamina de La notte dell’oracolo di Paul Auster. Il romanzo è analizzato mettendo in luce i sentieri narrativi che costituiscono la trama, e il modo in cui questi sentieri si intrecciano, dando vita alla narrazione nella sua unitarietà.

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La trama

 

 

 

Sommario

PRIMA PARTE
Strumenti e utili consigli
– Coerenza, innanzi tutto
– Che cos’è una trama
– Il perimetro narrativo
– Inclusione ed esclusione
– Inclusione, esclusione e sviluppo
– Il dispositivo drammatico
– Inclusione, esclusione e la funzione delle domande
– I personaggi e la trama
– Intreccio e colpo di scena
– Narrazione fa rima con trasformazione
– Semina e raccolto

SECONDA PARTE
Esempi di semine e raccolti in romanzi e racconti
– Imparare dagli altri
– Il dettaglio evocativo ne Il vino della solitudine

– L’oggetto ricorrente ne Il cuore nero di Paris Trout
– Il lato umano e psicologico ne La lettera rubata

TERZA PARTE
I sentieri narrativi de La notte dell’oracolo
– Il dono oracolare della scrittura
– Un viaggio sui sentieri
Sentiero/A – La malattia di Sid
Sentiero/B – Il taccuino oracolare
Sentiero/C – La flebite di John Trause
Sentiero/D – La gravidanza di Grace
Sentiero/E – Le motivazioni antiabortiste di Sid
Sentiero/F – L’ombrello, la pioggia, il giornale
Sentiero/G – Il comportamento di Trause
Sentiero/H – Il sentiero dei taccuini
Sentiero/I – Il sentiero definitivo: l’interpretazione oracolare
– Sentieri e intrecci
– Considerazioni finali sul romanzo
– Conclusione

– Appendice. Quadro sinottico dei Punti topici
de La notte dell’oracolo di Paul Auster
– Riferimenti bibliografici presenti nel testo
– Riferimenti cinematografici presenti nel testo
– Traduttori

(La foto dell’autore è di Dario De Andrea)

“LA TRAMA” di Massimo Cassani: in che cosa questo libro è diverso da tutti gli altri libri che parlano della stessa cosa, ossia della trama

La trama

Quello che hai tra le mani – dico questo “La trama” di Massimo Cassani – è un libro breve con una lunga storia. Nel 2011 – abbiamo i testimoni: Gabriele Dadati, Lillo Garlisi e il sottoscritto – da un’intuizione di Massimo nacque a Milano la Bottega di narrazione (bottegadinarrazione.com), che nel giro di qualche anno si è guadagnata, tra le varie scuole di scrittura o di narrazione o di finzioni o di tecniche narrative eccetera che ci sono in Italia, una certa reputazione.
All’attività della Bottega Massimo, che è una persona tanto attenta e precisa quanto garbata e modesta, ha contribuito di anno in anno con una lezione; una sola, ma di quelle fondamentali: la lezione sulla trama. L’ha inventata per la prima edizione della Bottega e l’ha poi arricchita per la seconda, ripulita per la terza, riorganizzata per la quarta, rimessa a nuovo per la quinta, perfezionata per la sesta. A ogni revisione hanno contribuito, ovviamente, senza nemmeno rendersene conto, le allieve e gli allievi: con le loro domande, i loro dubbi, le loro incomprensioni, le loro osservazioni, le loro intuizioni.
Dopo tanti collaudi orali la lezione – che dal vivo è una faccenda che dura tanto quanto la lettura meditata di queste pagine, ovvero quasi un giorno intero – è diventata finalmente qualcosa di scritto (non che prima non ci fossero appunti e slide, sia chiaro: ma tra l’interattività di una lezione e la comunicazione a distanza del libro c’è una bella differenza). E tu, ora, questo qualcosa di scritto ce l’hai tra le mani, e stai decidendo se acquistarlo o no (speriamo); o l’hai già acquistato (grazie) e stai decidendo se intraprenderne la lettura o rimandarla, se metterlo sul comodino in cima alla pila o sullo scaffale dei libri che un giorno forse leggerai, o forse no.
La decisione è tua, e non voglio interferire. Posso solo dirti che cos’ha questo piccolo libro di diverso, per quel che ne so, da tutti gli altri libri sul medesimo argomento che mi è capitato di leggere (e, per la mia professione di insegnante di narrazione, mi è capitato di leggerne tanti).
In poche parole: gli altri libri che mi è capitato di leggere tendono a insegnare come dev’essere fatta una trama per essere una buona trama. Cassani invece ti insegna come si fa a costruirla. Non è una differenza da poco.
Gli altri libri che mi è capitato di leggere tendono a proporre dei modelli. Cassani invece ti insegna un modo di lavorare. Non è una differenza da poco.
Gli altri libri che mi è capitato di leggere sono per lo più delle raccolte di prescrizioni. Il libro di Cassani, questo libro, è invece un buon accompagnatore. Non dice, a te che cerchi la strada, «Va’ di qua, va’ di là, svolta a destra, cammina dritto, svolta a sinistra»; dice piuttosto: «Vieni con me, ti ci porto. Magari per via prendiamo un caffè».
E questa, lo ripeto per l’ultima volta, non è una differenza da poco.
Oggi, giorno in cui scrivo questa prefazione, è il 28 settembre del 2017. Tenni la mia prima lezione di “scrittura creativa” il 4 ottobre del 1993. All’epoca praticamente non esisteva una manualistica italiana, e molto si favoleggiava della manualistica statunitense – quella legata ai corsi universitari (universitari!) di creative writing – che peraltro quasi nessuno si azzardava a leggere e studiare. Per prepararmi al primo ciclo di lezioni io me ne lessi e studiai un tot, trovandola molto interessante ma, per certi versi, aliena; e con molta più utilità lessi o rilessi certi libri o brevi saggi scritti da scrittori o da poeti o da musicisti (c’è molto, nel comporre, che è assai simile in letteratura e in musica) nei quali ciascun autore esponeva, spesso con grande lucidità, non tanto i “principi costruttivi” o le “regole” per mezzo dei e delle quali aveva composto le proprie opere, quanto il proprio modo di lavorare.
Questo libro di Massimo Cassani – che, va ricordato, è un eccellente narratore – è una via di mezzo tra quei libri più “memoriali” e il manuale. Più esattamente: ha la forma, più semplice e cordiale, del manuale; ma tutto ciò che insegna viene dall’esperienza, e dall’esperienza lungamente meditata.
È per questo, cara lettrice, caro lettore, che sulla base di ventiquattr’anni di pratica dell’insegnamento della narrazione mi permetto di dirti: se non hai ancora deciso se acquistare o no questo piccolo libro, considera la possibilità di acquistarlo davvero (speriamo); e se l’hai già acquistato (di nuovo: grazie) non riporlo sullo scaffale dei libri che un giorno forse leggerai, o forse no: mettilo invece sul comodino, o meglio ancora sul tavolo. Senza dimenticare la matita o – secondo le tue abitudini – l’evidenziatore.

Buona lettura.
Giulio Mozzi

 

 

La foto dell’autore è di Dario De Andrea (diritti riservati)

 

Il cane/Racconto minimal

In cucina, casa dei miei, sulla Prealpi.

Estate.

Non ricordo la mia età, ero troppo grande per succhiare il ciuccio. Ma io lo voglio, lo voglio ancora.

Mia madre prende il ciuccio e apre la finestra. Dice: basta, ora lo do al Tom. Tom è il cane, un cane da pagliaio.

La finestra si richiude, il ciuccio non è più nella sua mano.

Ci rimango male, ma non piango. Tanto ho un pensiero, mica può finire così, no che non può finire così.

La mattina dopo sono il primo a scendere in cortile. Tom è nella cuccia e io perlustro la zona sotto la finestra. Niente, del ciuccio neppure l’ombra, sparito. Guardo Tom, guardo in alto la finestra chiusa.

Quei due erano d’accordo, penso.

Lo penso ancora.

La finestra/Racconto minimal

Freddo. Casa dei miei, sulle Prealpi. Fuori è buio, inverno inoltrato.

1970, credo.

In soggiorno, mia sorella ed io diciamo no, a letto non vogliamo andare, è presto: ancora cinque minuti. Mio padre minaccia di chiamare la strega. Ma noi no: ancora cinque minuti, ancora cinque minuti.

Sul vetro nero pennellato di notte compare una mano ossuta, nera come il vetro, nera come la notte e bussa una, due, tre volte. Scappiamo a letto, senza voltarci.

Estate. 2012. Fuori è chiaro, ora dell’aperitivo. Chiedo a mia sorella se ricorda l’episodio: dice, sì, lo ricorda bene, che paura quella volta eh?

Abitavamo al primo piano.

“Solo Silencio” di Massimo Cassani (Editorial Boveda)

Milán, 1 de octubre de 1978. Un domingo por la tarde, fotocopia de tantos otros, durante un partido en la parroquia de un barrio periférico, se arma la grande.El jovencísimo Aristide Mastronardi —pasión por el fútbol y un futuro de carabiniere, como su padre Salvatore—, termina en el suelo por culpa de un adversario. Pita el controvertido penalti un joven de otra parroquia milanesa: Alessandro Micuzzi, un pelirrojo desgreñado con un futuro de comisario de policía. Y mientras los jugadores, padres y primos se lían a puñetazos, cerca del campo tiene lugar un episodio aparentemente insignificante, pero relacionado con uno de los hechos más discutidos de la Italia de la posguerra. El único que repara en ello es el hermano mayor de Aristide, Gaetano, que también participa en la pelea.Más de treinta y cinco años después, el abogado americano Walter Gramble vuelve a poner sobre la mesa toda la red de misterios vinculada a aquel episodio. Y mientras el comisario asiste atónito a la enésima «sorpresa» de su exmujer Margherita y lo trasladan como escarmiento a una destartalada comisaría de las afueras de Milán, Micuzzi se ve involucrado en un asunto poco claro, afrontando las ambigüedades de la jefatura de policía y desafiando la mano invisible de los servicios secretos italianos y estadounidenses.

 

Solo silencio
“Solo silencio”

 

Editorial Boveda

“RITRATTO DELL’INVESTIGATORE DA PICCOLO” (TEA) – La parte di Marco Vichi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il segreto di Ermelinda

di Marco Vichi

È il 1919, Franco Bordelli ha nove anni. All’ultimo piano del palazzo dove abita con i genitori, vive una vecchia zitella di novant’anni. I due stringono una singolare amicizia, finché un giorno Ermelinda annuncia che sta per lasciare questo mondo, consegna al piccolo addoloratissimo Franco uno scrigno e gli dice di aprirlo soltanto dopo che lei sarà morta. Ermelinda si toglie la vita quella notte stessa. Bordelli apre lo scrigno e trova le istruzioni di Ermelinda, che eseguirà con convinzione, dissotterrando senza saperlo un’antica storia familiare seppellita dal tempo.

Marco Vichi
Marco Vichi

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console; le raccolte di racconti Perché dollari?, Buio d’amore, Racconti neri; la serie dedicata al commissario Bordelli: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze, La forza del destino, Fantasmi del passato; la graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir, Scritto nella memoria. Ha pubblicato altri romanzi e racconti con Salani, Mondadori, Einaudi e molti altri editori. Il suo sito internet è www.marcovichi.it.

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA) – La parte di Hans Tuzzi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il fico egoista

di Hans Tuzzi

Liguria, giugno 1951. Il piccolo Norberto Melis è ospite nella villa del nonno, a Nervi, dopo aver bruscamente interrotto in anticipo l’anno scolastico. Perché? Nel giardino che ai suoi occhi è quasi una magica giungla, seguendo l’istinto, affidandosi alla particolare, discrepante logica del pensiero infantile, Norberto intuisce che a questa decisione non è estraneo l’arrivo a scuola dei carabinieri. Certo, non erano venuti per lui ma per il suo amico Francesco, e per accompagnarlo dalla nonna, nulla più. Eppure… E poi, perché un altro carabiniere, piccolo e grasso, viene a trovare il nonno? E perché il vecchio Aly, che sta al nonno come Kammamuri sta a Yanez, fra una deliziosa limonata e una fiaba che narra di luoghi lontani, elude abilmente ogni domanda?

Così, nella sua obliqua ricerca della verità, Norberto capisce che anche gli adulti dicono le bugie, se pure a fin di bene. E che in quel mare uguale a una lastra d’acciaio non fanno naufragio soltanto le navi, ma anche i sogni, l’innocenza, l’infanzia.

Hans Tuzzi
Hans Tuzzi

Hans Tuzzi, autore di saggi di storia del libro e di apprezzati romanzi (Vanagloria; Morte di un magnate americano; Il Trio dell’arciduca, Il sesto Faraone) è noto al pubblico per il ciclo di romanzi polizieschi che hanno a principale protagonista il vicequestore Norberto Melis, editi da Bollati Boringhieri.  Il nuovo romanzo con Melis è atteso per marzo 2017.

“Ritratto di investigatore da piccolo” (TEA)/La parte di Elda Lanza

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il mio nome è Massimo

di Elda Lanza

Max Gilardi, intervistato da Elda Lanza, racconta la propria infanzia, il passaggio dalle scuole elementari al liceo. I compagni, i “buoni” e i “cattivi”- personalità diverse, difficili da riconoscere. E la famiglia, nel contrasto di due amori inconciliabili: una madre debole e molto amata e un padre giudice e despota. Ferite che gli faranno scegliere la fuga, da adulto, verso una faticosa carriera di commissario, e che infine lo riporteranno a casa, a Napoli, e riprendere la professione di avvocato. Dirà di sé: “Sono un avvocato impiccione”. Perché l’indagine, l’analisi, l’ossessiva ricerca della verità sono dall’infanzia il principio che lo stuzzica. Come Ulisse, è il ritorno a casa la ragione di quel ritorno a Napoli. Di quella ritrovata amicizia dell’infanzia, che si consolida nella maturità e nei ricordi. Giacomo è il suo compagno di banco, il ragazzo che veniva dalla costa dei pescatori in quella scuola di lusso per raccomandazione di una zia badessa. Lui, il figlio del giudice del tribunale di Napoli. La loro amicizia nasce nel momento in cui si stringono la mano in quel primo banco dove trascorreranno insieme l’intero anno scolastico: “Mi chiamo Massimo”. “Si’, lo so chi sei…”. Massimo aiuterà il nuovo amico nei compiti. Ma anche a non confondere onestà, timori e pregiudizi. Con lui riuscirà a smascherare una ragazzata finita male. “Tu sei ancora amico mio?” “Si’, naturalmente”. “Allora anch’io”. Un patto che li riavvicinerà – uno avvocato e l’altro investigatore – in una comune sfida che continua negli anni e che si rafforza alternando professione e vita privata, amori seri e ragazzate. Sempre uno accanto all’altro, sempre uno per l’altro, pronti a giocarsi la vita. Forse l’amicizia ha bisogno di questo: una stretta di mano. Io mi chiamo Massimo.

Elda Lanza

Nota al pubblico per essere stata la prima conduttrice Rai, per oltre vent’anni – è autrice di saggi (I riti della comunicazione, Sperling; Signori si diventa, Mondadori; La tavola, De Agostini) e di romanzi (Una pazza voglia d’amore, Sperling; Una donna imperfetta, Mondadori, Una stagione incerta, Marsilio – premio Minturno).

Dopo una lunga parentesi dedicata alla comunicazione d’impresa e alla storia del costume – che ha insegnato anche all’Accademia di Belle Arti di Osaka – è tornata al romanzo, questa volta tinto di giallo, con protagonista l’avvocato napoletano Max Gilardi: Niente lacrime per la signorina Olga, Il matto affogato, Il venditore di cappelli e La bambina che non sapeva piangere.(editi da Salani). La cliente sconosciuta è il primo romanzo tratto dai casi dell’avvocato Gilardi (sempre per Salani). Per Vallardi, invece, è il libro dal titolo Il tovagliolo va a sinistra.

L’ultima sua fatica letteraria è il romanzo dal titolo “Imparerò il tuo nome” (Ponte alle Grazie)

Elda Lanza
Elda Lanza

 

“Ritratto dell’investigatore da piccolo”/La parte di Massimo Cassani

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il libraio

di Massimo Cassani

Pasqua 1976, mentre la primavera sta facendo sentire il suo profumo anche nella case di Milano, al piccolo amico di Sandrino Micuzzi – futuro commissario di Polizia – muore lo zio preferito: stava leggendo una rivista immerso nell’acqua della vasca da bagno. La moglie sentenzia che la colpa del decesso è proprio in quella lettura “proibita” e il bambino – rampollo di una ricca famiglia di costruttori e colpito da un mistero di cui non sa darsi spiegazione – ruba la rivista per esaminarla insieme al Sandrino, suo compagno di villeggiatura nella casa colonica alle pendici delle Prealpi. E’ forse questa la prima indagine del commissario Micuzzi, già allora stralunato sognatore e innamorato delle storie di Jules Verne, poi sostituite da adulto dagli amati Urania. Ma la fantasiosa e rocambolesca inchiesta dei due bambini, svolta proprio nella bella casa immersa nel verde lontano da Milano, incontra più di una difficoltà. Il mistero verrà risolto trent’anni dopo rivelando una di quelle verità che non rendono felici.

 

Massimo Cassani
Massimo Cassani

Massimo Cassani, giornalista e scrittore, è autore della serie di romanzi con protagonista il commissario Micuzzi (Sottrotraccia, Pioggia battente, Zona franca e Soltanto silenzio) editi da TEA.

Per l’editore Laurana ha pubblicato Un po’ più lontano (dedicato ai temi della solitudine e dell’agnizione di identità), Mistero sul lago nero (un divertisment che ricalca in chiave umoristica gli stilemi del genere hard boiled) e ha partecipato con un racconto autobiografico al volume collettaneo La formazione dello scrittore insieme a – fra gli altri – Tullio Avoledo, Raul Montanari, Giulio Mozzi e Alessandro Zaccuri.

Per il 2017 è prevista la pubblicazione di una guida pratica dedicata ai principi utili allo sviluppo narrativo di storie a partire da un’idea di base.

Collabora con la Bottega di narrazione – Scuola di scrittura creativa di Laurana, diretta da Giulio Mozzi  con Gabriele Dadati.

 

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” – La parte di Arosio&Maimone

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

 

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori…

 

 

 

Autarchia

di Erica Arosio e Giorgio Maimone

Milano, giugno 1936. L’Italia è al duecentesimo giorno delle sanzioni economiche per l’avventura africana, il Duce invoca l’Autarchia e gli italiani bevono cicoria al posto del caffè, mentre il Fascismo vara provvedimenti populisti. Una bambina dai capelli rossi e la sua governante assistono in via Laghetto al brutale omicidio di un uomo per mano (e coltello) di una giovane donna. Un bel ragazzo di 16 anni che sogna di fare il pugile si mette in mezzo e le salva dalla furia dell’assassina. I giornali e la polizia inseguono un fantomatico anarchico. L’improvvisato, ma assai determinato terzetto, non si rassegna al gioco delle tre verità e sfida il potere alla ricerca dell’unica vera. E’ l’inizio di due carriere contro il crimine: quella del futuro avvocato Greta Morandi, e dell’investigatore Mario Longoni, detto Marlon.

 

Erica Arosio e Giorgio Maimone
Giorgio Maimone e Erica Arosio

 

 

 

 

 

 

 

Erica Arosio e Giorgio Maimone, dopo una vita passata a scrivere per mestiere (lui al Sole 24 ORE, lei a Gioia) da qualche tempo lo fanno solo per passione. Nel 2013 hanno pubblicato a doppia firma Vertigine (Baldini&Castoldi), un giallo ambientato nella Milano del 1958 diventato seriale: a breve uscirà per il gruppo Longanesi il seguito (Giuditta, che si svolge nel 1962) e nel 2017 è previsto il terzo episodio della saga. Ottimisticamente gli autori prevedono sette romanzi per abbracciare la storia di Marlon e Greta, ma anche l’evoluzione della società italiana e in particolare di Milano nell’arco di 20 anni dal 1950 al 1970.

Arosio e Maimone hanno pubblicato assieme per Mondadori L’Amour Gourmet, un romanzo sentimental-gastronomicho che ha come sfondo la Milano del 1983 e Un due tre stella, storia di Ezio e Renata Santin i fondatori dell’Antica Osteria del Ponte. L’ultima loro fatica letteraria è il romanzo “Non mi dire chi sei” (TEA).

 

In libreria dal 23 febbraio

 

 

 

I cuochi italiani, sai/Racconto

di Massimo Cassani

 

Me lo aveva detto circa sei mesi prima, mentre si rivestiva in fretta, era allegra. “Un’occasione, capito? Quasi non mi sembra vero!”. Poi mi aveva baciato sulle labbra, era saltellata via, fuori dalla stanza ed era andata in cucina a preparare il caffè.

Il racconto continua su “Il giornale del cibo”, clicca qui

Macbeth non è cattivo, è soltanto un po’ indisposto…

Lunga vita a Macbeth, vittorioso guerriero nella madre di tutte le battaglie, che sfida la morte – sissignori la morte, mica bruscolini – per la patria, per re Duncan e per le sue genti! Olè. Colmiamo e leviamo i calici, perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar!
E questo individuo così coraggioso e integerrimo, che non teme neppure la signora con la falce, sarebbe un malvagio? Un subdolo doppiogiochista che si muove con passi felpati nell’ombra e, zac, ti ficca un pugnale sopra i reni?
Discutibile.

Per sapere perché, clicca qui

 

Toto Modo Club

 

Lettera all’editore, risposta dell’editore – Racconto

di Massimo Cassani

La lettera all’editore

 

Spettabile Garotti Editore

Via del Babbuino, 12

00187 – Roma

 

Alla cortese attenzione dott. Stefano Lomario

Direttore Editoriale

OGGETTO: Proposta editoriale del romanzo dal titolo provvisorio:  “Uno scrittore senza parole” di Alessio Semprini

 

Egregio Direttore,

mi premuro di inviarLe l’originale del mio romanzo di cui all’oggetto, nella speranza che possa interessarLe e sia compatibile con la linea editoriale della Casa editrice da Lei diretta.

Come avrà modo di leggere, il romanzo che mi pregio di proporLe è la ricostruzione documentale della vita e delle opere inedite di uno scrittore affermatosi alla metà degli anni Sessanta (Annibale Rebeschi, appunto). Si tratta di un’opera di pura fantasia (così come è frutto della mia fantasia l’esistenza di questo Annibale Rebeschi) nella quale mi sono divertito a imbastire una sorta di giuoco di specchi in cui fino all’ultima pagina la finzione letteraria si confonde con la realtà, fino ai ringraziamenti del protagonista dove si nega addirittura che il romanzo sia mio.

Ora, non voglio dilungarmi in inutili e dispersive discettazioni teoriche sull’affermazione del rapporto fra realtà e finzione nella forma-romanzo, tuttavia ritengo che la mia opera rappresenti un vero e proprio punto di svolta nella storia della narrativa europea (“Ubi est veritas?”, verrebbe da dire, citando una delle opere attribuite al mio personaggio di finzione).

Dico questo senza falsa modestia. La stesura di questo libro è avvenuta nell’arco di due anni di intenso lavoro; due anni in cui – per ragioni di salute – sono stato costretto a sospendere la mia abituale attività nell’ufficio legale di una importante multinazionale statunitense. A quest’opera mi sono dedicato con tutto me stesso, come si dice, avendo ben chiare le finalità che volevo perseguire sotto forma di narrazione. E so di esserci riuscito. Sono certo che la sua sensibilità e il suo livello culturale Le impediranno di rifiutare la mia opera, come già hanno fatto – con evidente miopia editoriale – alcuni suoi colleghi di altre Case editrici di cui ometto i nomi solo per eleganza.

Tutti, fra gli amici e i colleghi ai quali ho sottoposto il mio romanzo, si sono detti entusiasti sia delle trame narrate sia della scrittura sia dell’idea di fondo ritenuta unanimemente “davvero molto interessante” (qualcuno fra i più colti ha detto addirittura “sorprendente”). L’unico – e lo cito solo per dimostrarLe la mia onestà intellettuale – che ha accolto la mia opera con assoluta freddezza è stato il dottor Achille Prisco – vice capo dell’Ufficio del Personale – ma dal quale non mi sarei aspettato un giudizio di differente tenore, considerata la sua storica avversione alla mia persona (sentimento, questo, confermatomi più volte dalla sua segretaria, signora Rosella Salemme). A questo si aggiunga – per darLe un’idea più precisa del soggetto in questione – che il dottor Prisco ha già ricevuto un ammonimento verbale e un ammonimento scritto da parte della Direzione generale, a causa dei suoi continui ritardi nella consegna della documentazione Inps agli uffici competenti.

Le considerazioni di cui sopra e questo quadro d’insieme dovrebbero confortarLa nella Sua scelta di inserire la mia opera nel catalogo della Sua prestigiosa Casa editrice.

Resto a Sua disposizione per discutere il contratto di edizione che mi vorrà sottoporre. Cortesemente mi faccia chiamare solo al di fuori dell’orario di lavoro, o al sabato, fino alle 14.30.

 

Nel ringraziarLa per l’attenzione, Le giungano i miei più cordiali saluti.

Alessio Semprini

 

 

La risposta dell’editore

Roma, 23 luglio 2011

Egregio Signore

Alessio Semprini

Via Padova, 94

20131 Milano

 

Egregio Signore,

non si stupisca della celerità di questa mia risposta e non si illuda che tale celerità sia dovuta all’interesse suscitato dalla Sua opera.

Se Le rispondo così velocemente e senza delegare qualcuno dei miei collaboratori il motivo è presto detto: non so e non capisco se Lei sia un ignorante patentato, nonostante le dotte citazioni di Proust e Morselli con le quali ha infarcito il Suo romanzo, oppure se – per qualche motivo che mi sfugge – Lei sia un provocatore con qualche problema mentale.

Vengo al primo punto: l’ignoranza.

Se Lei fosse un frequentatore attento della letteratura, saprebbe (o dovrebbe sapere) che Annibale Rebeschi, che Lei vende come un autore “frutto della sua fantasia” è in realtà (o meglio: è stato) uno scrittore reale. Forse non fra i più noti, certo, ma se prima di inviarmi la Sua farneticante opera avesse almeno avuto l’accortezza di consultare il nostro catalogo (è anche on line) avrebbe certamente notato che i romanzi di Annibale Rebeschi sono tutti pubblicati dalla nostra Casa editrice. E non certo da ieri. Devo dedurre che Lei abbia provato a inviare il Suo scritto a tutti gli editori di Sua conoscenza senza neppure fare lo sforzo di verificare se essa fosse o meno compatibile con la loro produzione editoriale. Una modalità, questa, che non esito a definire ingenua e superficiale. E sempre se avesse avuto la bontà di dare una scorsa veloce al nostro catalogo, avrebbe dovuto notare che i titoli delle opere di Rebeschi da Lei citate sono la ridicola parodia delle opere reali. “Il bavero alzato” in realtà si intitola: “L’uomo col bavero alzato”; “Sentimento bretone”: “Bretagna sentimentale”; “La macchia sul collo: “La voglia sul collo”; “Lezioni di nulla”: “Lezioni ad Aulla” e così via…

Se queste, chiamiamole, “coincidenze” fossero il frutto di una precisa scelta da parte dell’Autore tesa a una funambolica trasfigurazione della realtà nella finzione letteraria, ne potremmo anche discutere (forse), ma siccome è evidente che tutto ciò è figlio della Sua cultura raffazzonata e del Suo modo di procedere arruffato, allora la conclusione s’impone da sé.

E vengo al secondo tema: la provocazione.

Altre cose di questa Sua operazione mi colpiscono negativamente e soprattutto mi insospettiscono (e, per dirla tutta, mi irritano). Parlando della vita di Rebeschi, Lei cita la moglie Clara, la figura di Octavia Bianchi e di suo marito, il dottor Rastelli…a che gioco stiamo giocando, signor Semprini? chi è Lei? quali sono le Sue reali finalità? cosa vuole dirmi? cosa vuole dimostrare?

La moglie di Rebeschi si chiamava Lara; la principale collaboratrice di Rebeschi si chiamava sì, Octavia, ma Rossi,  e il dottor Rastelli (in realtà Restelli) era un dottore commercialista (non un medico) e ha sempre amministrato il patrimonio di Rebeschi con estrema accortezza.

Coincidenze anche queste, signor Semprini? oppure no, non sono coincidenze ma fanno parte di un Suo disegno di cui non riesco a comprendere il senso?

Per concludere, egregio signor Semprini: io ho pubblicato tutte le opere di Annibale Rebeschi, ho conosciuto lui, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi collaboratori, quindi so bene ciò che dico. E per me Annibale Rebeschi non era semplicemente uno scrittore fra i tanti.

Annibale Rebeschi era mio zio.

 

Senza cordiali saluti

Stefano Lomario

 

Ps Se non fossi stato sufficientemente chiaro, Le comunico che per quanto riguarda la nostra Casa editrice, il Suo resterà sempre un Romanzo inedito.

Scrivi il tuo Racconto da un secondo

Anni fa – credo avessi ventitré,  ventiquattro anni o giù di lì – lessi “Novelle da un minuto” di István Örkény (edizioni e/o). Il libro lo trovate qui.

Per puro spirito di emulazione, cominciai a scrivere una cosa del tipo “Racconti da un secondo” (raccolta mai terminata): racconti da quattro o cinque righe che però dessero l’idea di una storia o di un’esistenza o del profilo di un personaggio (per lo meno l’intento era questo)

Un esempio

Sprechi

Suo padre stava morendo. E quando si risvegliò era tutto vero. Era una bella giornata di vento e di sole, di quelle che solo settembre.

Ecco. Una cosa così.

Ci volete provare anche voi? Prendetela come una sorta di prova d’autore.

 

Le regole sono semplici:

 

  1. Lo scritto non dev’essere lungo più di quattro o cinque righe
  2. Lo scritto deve evocare una storia, un’esistenza, il profilo di un personaggio
  3. Il racconto va scritto nella parte qui sotto, nei commenti.
  4. Il racconto va firmato con nome e cognome (al termine del racconto)

Non si vince niente. I racconti non verranno pubblicati, se non su questo blog.

 

Call center/Racconto

PRIMO GIORNO

 

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“Sì, sono io”

“Bene, la chiamo per proporle un’offerta molto vantaggiosa…”

“Sì, scusi, però non sono interessato alle offerte telefoniche”.

“Quale offerta? Non sa nemmeno qual è l’offerta!”

“Non importa quale. Non sono interessato alle offerte telefoniche”.

“Be’ si tratta di energia…”

“Non mi sono spiegato: non accetto mai proposte commerciali telefoniche”.

“E allora verrà chiamato tutti i giorni!”

Tu…tu…tu..

 

 

SECONDO GIORNO

 

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“S-sì…”

“Mi riconosce, vero?”

“Credo di sì…mi ha chiamato ieri, per un’offerta su…”

“Sull’energia, esatto. E’ stupito di sentirmi, vero?”

“Be’, un po’…avevo…”

“…bloccato il numero, lo so, ma io la sto chiamando da un numero diverso. Sa cosa significa?”

“Che mi sta chiamando da un numero diverso da quello di ieri”.

“Questo l’ho già detto io. Significa che non può scappare in eterno”.

“Ha solo vinto una battaglia, non la guerra. E la guerra è lunga”.

“Ma si può sapere perché non vuole stipulare contratti telefonici? Guardi che le conviene, eh?”

“E’ che una volta mi hanno fregato. E da quella volta mi sono detto: mai più”.

“Si ricorda la prima volta che si è innamorato?”

“Tutti se lo ricordano”.

“Ecco, appunto. E quando è finita, disse a se stesso: non mi innamorerò mai più. Confessi”

“Confesso”.

“E invece è accaduto ancora”.

“Mh”.

“Vede? E’ la stessa cosa. Non perché qualcuno l’ha delusa in passato ora non debba riprovarci”

“Ma io…”

“Su su, Marco, non sia timoroso”

“Io non mi chiamo Marco!”

“Come no? Lei non è Marco Cassani, abitante a Milano in viale Monza 222?”

“Direi di no”

“E allora cosa vuole da me?”

“Io?”

“Sì, lei! Sta qui al telefono a farmi perdere tempo! Io sto lavorando, capisce? La-vo-ran-do!”

“Pure io avrei da far…”

Tu…tu…tu…

 

TERZO GIORNO

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“Si sono io, però mi chiamo Massimo, lei si confonde con Marco, si era già sbagliata ieri”.

“Nient’affatto. C’era stato un banale errore nei tabulati. E’ proprio lei che cercavo”.

“Che culo…”

“Prego?”

“Dicevo che non ho cambiato idea. Non accetto offerte telefoniche sull’energia”

“E chi le ha detto che voglio farle un’offerta sull’energia?

“No?”

“No”.

“E allora cosa?”

“Indovini”.

“Eddai…”.

“Su, provi. Non faccia il timido”.

“Skype?”

“Non sia ridicolo, Skype è gratuito. Semmai Sky, Ma è sbagliato. Coraggio, provi ancora”.

“Telecom?”

“No”.

“3?”.

“Ma per favore…”

“Omnitel?”

“Ma dove vive? Non si chiama più così! Adesso si chiama Vodafone!”

“Però ho indovinato?”

“Macché. Ne provi un’altra”.

“…no, niente…mi arrendo. Cedo”.

“Vuole proprio saperlo?”

“Sì”.

“Sicuro?”

“Sì”.

“Sicuro sicuro?”

“Le ho detto di sì!”

“Vabbè. La risposta giusta era…ENERGIA! Tadaaan!”

“Ma prima aveva detto che…”

“C’è cascato! C’è cascato!”

Tu…tu…tu..

“Mistero sul lago nero”, e il carabiniere grassoccio

“Posso andare?”
Ha fatto di sì con il capo, il carabiniere grassoccio, poi ha bofonchiato: “Si tenga a disposizione. Resta da chiarire come mai vi siete spacciato per un attore, un presentatore o un salamadonna cosa”.
“Innocente tentativo di seduzione. Ho il mio fascino. E i miei sistemi”. Mi sono alzato e sono andato alla porta. Avevo già la mano sulla maniglia, ma mi sono bloccato: “Mi dica una cosa: quella sigaretta che mi ha chiesto, era un trabocchetto, eh? Cosa c’è sotto?”, lo sapevo bene cosa c’era sotto, stavo cercando di stanarlo per avere un’informazione che ancora mi mancava e, finita la domanda, ho fissato l’impassibile amico della sorellina.

“Mistero sul lago nero”

“Non sono tenuto a rivelare niente sulle indagini in corso”.
Ho riflettuto un secondo: “Potremmo fare un patto: se dovessi scoprire qualcosa su questa vicenda, non mi prenderei il merito e le offrirei i risultati. Non dimentichi che ero un detective privato”.
“Siete un detective, non pigliamoci in giro!”
“Trascurabile questione di tempo verbale”.

"Mistero sul lago nero"
Photo by Grazia Napoli

“Mistero sul lago nero” è disponibile in libreria, ma anche qui IBS, e pure qui Amazon

“Mistero sul lago nero” e l’amore per il bicchiere

di Massimo Cassani

“Mario Borri, giusto?”, mi ha chiesto.
“Esatto”, le ho risposto, come un presentatore di telequiz, e l’ho invitata ad accomodarsi. Lei ha fatto un paio di passi e poi è rimasta ferma per qualche secondo in mezzo alla stanza a rimirare l’ufficio spoglio, il segno biancastro dei quadri sulle pareti luride di fumo e gli scatoloni pronti per essere portati via da qualcuno con più bicipiti che cervello.
“Sono capitata in un brutto momento?”, mi ha chiesto.
“Dipende dai punti di vista”, le ho detto, “tutte le situazioni sono buone o cattive secondo i punti di vista”.
“E il suo qual è?”
Ho buttato giù l’ultimo sorso di whisky. Non ho risposto subito. Sono rimasto immobile a osservare la bottiglia mezza piena (o mezza vuota), poi ho rialzato lo sguardo verso di lei. Alla faccia dei miei sessantacinque anni suonati, me la sarei mangiata in un sol boccone e sono certo che lei lo sapeva e, se non lo sapeva, doveva averlo capito senza traduttore simultaneo. “Sto andando in pensione”, le ho detto. “Oggi è il mio ultimo giorno di trincea. Le basta come didascalia?”

Mistero sul lago nero

“Allora sono capitata proprio in un brutto momento”, ha concluso.
Che bella voce! Pareva un blocco di torba ricoperto di velluto viola. Non so perché viola. “Se è per un lavoro”, le ho detto, “più che brutto, il momento è inutile. Se è per invitarmi a cena, ogni momento invece è buono. Gradisce?”
Quando ho indicato la bottiglia, lei ha scosso la testa nervosamente, neanche le avessi offerto una porzione di grilli gratinati. Ed è stato proprio in quel momento che ho capito dove e quando l’avevo incontrata. Questa volta le ho puntato addosso il mio dito, sperando fosse assertivo quanto il suo.

“Mistero sul lago nero” è in libreria o qui IBS o anche qui Amazon

Mistero sul lago nero
Photo by Grazia Napoli

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“Mistero sul lago nero” e le enigmatiche albergatrici

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

Capitolo 22

Sparizioni, apparizioni, enigmatiche albergatrici.
Sembra un gioco di prestigio. Ma qui le magie
non c’entrano. Ci sono troppe persone
che non la raccontano tutta.

La mia cliente aveva ragione. Trovare un taxi in quel posto era più difficile di un tredici alla Sisal. Non ho idea di quante rosse abbia consumato fino al filtro prima che qualcuno rispondesse al numero gentilmente fornito dai cuginetti dell’Arma. Alla fine la macchina è arrivata. Il tassista sembrava un muto. Si è fatto dire dove volevo andare e stop, neppure una parola. Neppure io ero troppo in vena di chiacchiere, bisogna ammetterlo.
Non ero in una bella situazione, amici, nossignore, era vero. Mentre passavamo davanti al cartello Mirate al Lago ho capito che la mia permanenza lì non poteva finire in quel modo, anche se la mia cliente era al momento ko. Cliente ko, cuginetti dell’Arma alla costole, sebbene avessimo firmato una specie di pace armata, ma soprattutto terra bruciata intorno. Non avevo appoggi, non avevo amici. Il taxi mi ha lasciato davanti al Poggio del Diavolo, ho pagato e sono sceso.
La mia albergatrice era al bancone. Non l’ho neppure salutata. Le ho chiesto a bruciapelo: “Dov’è?”
“Chi?
“Non chi, cosa: la mia Berta!”
“La sua che?”
“La mia pistola”.
“Non ce l’ha con sé?”
“Nient’affatto. Era in camera”.
“Ah. Allora o è ancora in camera o se la saranno presa i carabinieri. Sono stati qui stamattina. La stanno cercando”.
“Lo so. E mi hanno trovato. Quello che non hanno trovato è la mia pistola. Lei non aveva nessun diritto di farli entrare in camera mia senza un mandato”.
“Con la Benemerita bisogna saper tenere buoni rapporti”.
“Tante grazie”, ho detto e ho preso le scale.
“Prego”, le ho sentito dire. “E la chiave?”
Sono tornato indietro e gliel’ho afferrata dalle mani inanellate. Ho fatto i gradini a due a due. I dolori sembravano spariti. Solo un pochetto all’anca, ma una roba trascurabile. Ho spalancato la porta e mi sono messo a cercare ovunque la mia Berta: dentro l’armadio, sopra l’armadio, nello sciacquone del bagno, sotto il letto. Niente da fare. Berta sparita, porca paletta! Ho guardato nel cassetto del comodino. Da non credere! La Berta era lì che sonnecchiava. Ho allungato la mano, l’ho presa e ho controllato il caricatore.

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani è disponibile in tutte le librerie e nelle librerie on line.

Per esempio qui

E anche qui.

Ma anche qui.

Volendo anche qui.

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

 

 

 

 

 

 

 

 

"Mistero sul lago nero"

“Mistero sul lago nero” e la tenzone con le suore

“Mi è spiaciuto non poter restare da voi, ieri sera. Sapete, sono uno che ama il silenzio e la meditazione…”
“Gliel’abbiamo detto, non c’era posto”, mi ha gelato la suora color carciofo. L’altra ha annuito con gli occhi chiusi.
“Un vero peccato”, ho detto, “visto che l’acqua santa non mi ha voluto, mi sono dovuto rivolgere alla concorrenza”, e ho fatto cenno con il pollice al Poggio del Diavolo.
“Il destino degli uomini è in mano al Signore. Nulla accade per caso”, ha detto la suora color carciofo. L’altra ha annuito ancora con gli occhi chiusi.
“Dio però chiama a sé i peccatori, sorella, mica li spinge nelle braccia del diavolo”.
“Il diavolo alberga solo dentro chi lo accoglie”, ha detto la suora color carciofo. L’altra ha annuito di nuovo con rinnovata convinzione e gli occhi chiusi.
“Pure lo Spirito Santo alberga dentro chi lo accoglie, sorella. E il mio è un albergo con numerose stanze. Il vostro ne ha pochine, a quanto mi è parso di capire”.
La suora cicciona ha annuito ancora con gli occhi chiusi, ma poi si è accorta di essere andata in controtempo e ha fatto subito di no con la capoccia, per compensare il movimento.
La suora color carciofo ha innestato la prima e mi ha scartato di lato, per chiudere di netto la conversione. Ma prima di allontanarsi mi ha buttato là, ché ai religiosi piace avere l’ultima parola: “E si ricordi che le armi sono strumenti del Demonio”.
“Come darle torto, sorella? È che a me quei satanisti dei carabinieri non hanno mai dato retta…”
La suora color carciofo ha fatto una smorfia stizzita, sempre perché ai religiosi non piace mai rinunciare all’ultima parola. L’altra ha messo su un’espressione altera e ha seguito a mento alto la consorella che ormai aveva innestato la seconda e poi la terza e si era avviata dritta come un fuso verso il Rifugio (del Pellegrino e suo). Io mi sono pulito un interstizio dentale con l’unghia del mignolo e le ho seguite mentre battevano in ritirata. Mai competere sul piano teologico con un detective privato sulla soglia della pensione. È lui a saperne sempre una più del diavolo e pure delle suore.
Sono obiettivo, mi si deve credere.

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

“Mistero sul lago nero” (Laurana) di Massimo Cassani, disponibile in libreria e nelle librerie on line. Per esempio, qui.