Il cane/Racconto minimal

In cucina, casa dei miei, sulla Prealpi.

Estate.

Non ricordo la mia età, ero troppo grande per succhiare il ciuccio. Ma io lo voglio, lo voglio ancora.

Mia madre prende il ciuccio e apre la finestra. Dice: basta, ora lo do al Tom. Tom è il cane, un cane da pagliaio.

La finestra si richiude, il ciuccio non è più nella sua mano.

Ci rimango male, ma non piango. Tanto ho un pensiero, mica può finire così, no che non può finire così.

La mattina dopo sono il primo a scendere in cortile. Tom è nella cuccia e io perlustro la zona sotto la finestra. Niente, del ciuccio neppure l’ombra, sparito. Guardo Tom, guardo in alto la finestra chiusa.

Quei due erano d’accordo, penso.

Lo penso ancora.

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La finestra/Racconto minimal

Freddo. Casa dei miei, sulle Prealpi. Fuori è buio, inverno inoltrato.

1970, credo.

In soggiorno, mia sorella ed io diciamo no, a letto non vogliamo andare, è presto: ancora cinque minuti. Mio padre minaccia di chiamare la strega. Ma noi no: ancora cinque minuti, ancora cinque minuti.

Sul vetro nero pennellato di notte compare una mano ossuta, nera come il vetro, nera come la notte e bussa una, due, tre volte. Scappiamo a letto, senza voltarci.

Estate. 2012. Fuori è chiaro, ora dell’aperitivo. Chiedo a mia sorella se ricorda l’episodio: dice, sì, lo ricorda bene, che paura quella volta eh?

Abitavamo al primo piano.

“Solo Silencio” di Massimo Cassani (Editorial Boveda)

Milán, 1 de octubre de 1978. Un domingo por la tarde, fotocopia de tantos otros, durante un partido en la parroquia de un barrio periférico, se arma la grande.El jovencísimo Aristide Mastronardi —pasión por el fútbol y un futuro de carabiniere, como su padre Salvatore—, termina en el suelo por culpa de un adversario. Pita el controvertido penalti un joven de otra parroquia milanesa: Alessandro Micuzzi, un pelirrojo desgreñado con un futuro de comisario de policía. Y mientras los jugadores, padres y primos se lían a puñetazos, cerca del campo tiene lugar un episodio aparentemente insignificante, pero relacionado con uno de los hechos más discutidos de la Italia de la posguerra. El único que repara en ello es el hermano mayor de Aristide, Gaetano, que también participa en la pelea.Más de treinta y cinco años después, el abogado americano Walter Gramble vuelve a poner sobre la mesa toda la red de misterios vinculada a aquel episodio. Y mientras el comisario asiste atónito a la enésima «sorpresa» de su exmujer Margherita y lo trasladan como escarmiento a una destartalada comisaría de las afueras de Milán, Micuzzi se ve involucrado en un asunto poco claro, afrontando las ambigüedades de la jefatura de policía y desafiando la mano invisible de los servicios secretos italianos y estadounidenses.

 

Solo silencio
“Solo silencio”

 

Editorial Boveda

“RITRATTO DELL’INVESTIGATORE DA PICCOLO” (TEA) – La parte di Marco Vichi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il segreto di Ermelinda

di Marco Vichi

È il 1919, Franco Bordelli ha nove anni. All’ultimo piano del palazzo dove abita con i genitori, vive una vecchia zitella di novant’anni. I due stringono una singolare amicizia, finché un giorno Ermelinda annuncia che sta per lasciare questo mondo, consegna al piccolo addoloratissimo Franco uno scrigno e gli dice di aprirlo soltanto dopo che lei sarà morta. Ermelinda si toglie la vita quella notte stessa. Bordelli apre lo scrigno e trova le istruzioni di Ermelinda, che eseguirà con convinzione, dissotterrando senza saperlo un’antica storia familiare seppellita dal tempo.

Marco Vichi
Marco Vichi

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console; le raccolte di racconti Perché dollari?, Buio d’amore, Racconti neri; la serie dedicata al commissario Bordelli: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze, La forza del destino, Fantasmi del passato; la graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir, Scritto nella memoria. Ha pubblicato altri romanzi e racconti con Salani, Mondadori, Einaudi e molti altri editori. Il suo sito internet è www.marcovichi.it.

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA) – La parte di Hans Tuzzi

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il fico egoista

di Hans Tuzzi

Liguria, giugno 1951. Il piccolo Norberto Melis è ospite nella villa del nonno, a Nervi, dopo aver bruscamente interrotto in anticipo l’anno scolastico. Perché? Nel giardino che ai suoi occhi è quasi una magica giungla, seguendo l’istinto, affidandosi alla particolare, discrepante logica del pensiero infantile, Norberto intuisce che a questa decisione non è estraneo l’arrivo a scuola dei carabinieri. Certo, non erano venuti per lui ma per il suo amico Francesco, e per accompagnarlo dalla nonna, nulla più. Eppure… E poi, perché un altro carabiniere, piccolo e grasso, viene a trovare il nonno? E perché il vecchio Aly, che sta al nonno come Kammamuri sta a Yanez, fra una deliziosa limonata e una fiaba che narra di luoghi lontani, elude abilmente ogni domanda?

Così, nella sua obliqua ricerca della verità, Norberto capisce che anche gli adulti dicono le bugie, se pure a fin di bene. E che in quel mare uguale a una lastra d’acciaio non fanno naufragio soltanto le navi, ma anche i sogni, l’innocenza, l’infanzia.

Hans Tuzzi
Hans Tuzzi

Hans Tuzzi, autore di saggi di storia del libro e di apprezzati romanzi (Vanagloria; Morte di un magnate americano; Il Trio dell’arciduca, Il sesto Faraone) è noto al pubblico per il ciclo di romanzi polizieschi che hanno a principale protagonista il vicequestore Norberto Melis, editi da Bollati Boringhieri.  Il nuovo romanzo con Melis è atteso per marzo 2017.

“Ritratto di investigatore da piccolo” (TEA)/La parte di Elda Lanza

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il mio nome è Massimo

di Elda Lanza

Max Gilardi, intervistato da Elda Lanza, racconta la propria infanzia, il passaggio dalle scuole elementari al liceo. I compagni, i “buoni” e i “cattivi”- personalità diverse, difficili da riconoscere. E la famiglia, nel contrasto di due amori inconciliabili: una madre debole e molto amata e un padre giudice e despota. Ferite che gli faranno scegliere la fuga, da adulto, verso una faticosa carriera di commissario, e che infine lo riporteranno a casa, a Napoli, e riprendere la professione di avvocato. Dirà di sé: “Sono un avvocato impiccione”. Perché l’indagine, l’analisi, l’ossessiva ricerca della verità sono dall’infanzia il principio che lo stuzzica. Come Ulisse, è il ritorno a casa la ragione di quel ritorno a Napoli. Di quella ritrovata amicizia dell’infanzia, che si consolida nella maturità e nei ricordi. Giacomo è il suo compagno di banco, il ragazzo che veniva dalla costa dei pescatori in quella scuola di lusso per raccomandazione di una zia badessa. Lui, il figlio del giudice del tribunale di Napoli. La loro amicizia nasce nel momento in cui si stringono la mano in quel primo banco dove trascorreranno insieme l’intero anno scolastico: “Mi chiamo Massimo”. “Si’, lo so chi sei…”. Massimo aiuterà il nuovo amico nei compiti. Ma anche a non confondere onestà, timori e pregiudizi. Con lui riuscirà a smascherare una ragazzata finita male. “Tu sei ancora amico mio?” “Si’, naturalmente”. “Allora anch’io”. Un patto che li riavvicinerà – uno avvocato e l’altro investigatore – in una comune sfida che continua negli anni e che si rafforza alternando professione e vita privata, amori seri e ragazzate. Sempre uno accanto all’altro, sempre uno per l’altro, pronti a giocarsi la vita. Forse l’amicizia ha bisogno di questo: una stretta di mano. Io mi chiamo Massimo.

Elda Lanza

Nota al pubblico per essere stata la prima conduttrice Rai, per oltre vent’anni – è autrice di saggi (I riti della comunicazione, Sperling; Signori si diventa, Mondadori; La tavola, De Agostini) e di romanzi (Una pazza voglia d’amore, Sperling; Una donna imperfetta, Mondadori, Una stagione incerta, Marsilio – premio Minturno).

Dopo una lunga parentesi dedicata alla comunicazione d’impresa e alla storia del costume – che ha insegnato anche all’Accademia di Belle Arti di Osaka – è tornata al romanzo, questa volta tinto di giallo, con protagonista l’avvocato napoletano Max Gilardi: Niente lacrime per la signorina Olga, Il matto affogato, Il venditore di cappelli e La bambina che non sapeva piangere.(editi da Salani). La cliente sconosciuta è il primo romanzo tratto dai casi dell’avvocato Gilardi (sempre per Salani). Per Vallardi, invece, è il libro dal titolo Il tovagliolo va a sinistra.

L’ultima sua fatica letteraria è il romanzo dal titolo “Imparerò il tuo nome” (Ponte alle Grazie)

Elda Lanza
Elda Lanza

 

“Ritratto dell’investigatore da piccolo”/La parte di Massimo Cassani

Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori.

 

 

 

Il libraio

di Massimo Cassani

Pasqua 1976, mentre la primavera sta facendo sentire il suo profumo anche nella case di Milano, al piccolo amico di Sandrino Micuzzi – futuro commissario di Polizia – muore lo zio preferito: stava leggendo una rivista immerso nell’acqua della vasca da bagno. La moglie sentenzia che la colpa del decesso è proprio in quella lettura “proibita” e il bambino – rampollo di una ricca famiglia di costruttori e colpito da un mistero di cui non sa darsi spiegazione – ruba la rivista per esaminarla insieme al Sandrino, suo compagno di villeggiatura nella casa colonica alle pendici delle Prealpi. E’ forse questa la prima indagine del commissario Micuzzi, già allora stralunato sognatore e innamorato delle storie di Jules Verne, poi sostituite da adulto dagli amati Urania. Ma la fantasiosa e rocambolesca inchiesta dei due bambini, svolta proprio nella bella casa immersa nel verde lontano da Milano, incontra più di una difficoltà. Il mistero verrà risolto trent’anni dopo rivelando una di quelle verità che non rendono felici.

 

Massimo Cassani
Massimo Cassani

Massimo Cassani, giornalista e scrittore, è autore della serie di romanzi con protagonista il commissario Micuzzi (Sottrotraccia, Pioggia battente, Zona franca e Soltanto silenzio) editi da TEA.

Per l’editore Laurana ha pubblicato Un po’ più lontano (dedicato ai temi della solitudine e dell’agnizione di identità), Mistero sul lago nero (un divertisment che ricalca in chiave umoristica gli stilemi del genere hard boiled) e ha partecipato con un racconto autobiografico al volume collettaneo La formazione dello scrittore insieme a – fra gli altri – Tullio Avoledo, Raul Montanari, Giulio Mozzi e Alessandro Zaccuri.

Per il 2017 è prevista la pubblicazione di una guida pratica dedicata ai principi utili allo sviluppo narrativo di storie a partire da un’idea di base.

Collabora con la Bottega di narrazione – Scuola di scrittura creativa di Laurana, diretta da Giulio Mozzi  con Gabriele Dadati.

 

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” – La parte di Arosio&Maimone

“Ritratto dell’investigatore da piccolo” (TEA)

A cura di Massimo Cassani

IN LIBRERIA DAL 23 FEBBRAIO

Con racconti di Erica Arosio e Giorgio Maimone, Massimo Cassani, Elda Lanza, Hans Tuzzi, Marco Vichi.

 

Ritratto dell'investigatore da piccolo
Ritratto dell’investigatore da piccolo

Cinque scrittori (più uno) noti per i loro romanzi gialli e noir (ma non solo) dalla cui penna sono usciti personaggi seriali amati dal pubblico e ora raccontati nella loro dimensione infantile, prima che tutto cominciasse.

Greta e Marlon (Arosio&Maimone), Micuzzi (Cassani) Gilardi (Lanza), Melis (Tuzzi), Bordelli (Vichi): quali sono stati gli episodi che hanno plasmato i loro caratteri e la loro formazione umana che forse hanno influenzato il loro mestiere da grandi? Avvocati, investigatori privati, commissari, vicequestori fotografati in una veste insolita per i lettori. Che cosa c’è di loro, da adulti, già presente quando erano piccoli? Lo si scoprirà in questo viaggio nel passato, in un’Italia lontana da quella di oggi, ma ben presente nella memoria o nell’immaginario degli autori…

 

 

 

Autarchia

di Erica Arosio e Giorgio Maimone

Milano, giugno 1936. L’Italia è al duecentesimo giorno delle sanzioni economiche per l’avventura africana, il Duce invoca l’Autarchia e gli italiani bevono cicoria al posto del caffè, mentre il Fascismo vara provvedimenti populisti. Una bambina dai capelli rossi e la sua governante assistono in via Laghetto al brutale omicidio di un uomo per mano (e coltello) di una giovane donna. Un bel ragazzo di 16 anni che sogna di fare il pugile si mette in mezzo e le salva dalla furia dell’assassina. I giornali e la polizia inseguono un fantomatico anarchico. L’improvvisato, ma assai determinato terzetto, non si rassegna al gioco delle tre verità e sfida il potere alla ricerca dell’unica vera. E’ l’inizio di due carriere contro il crimine: quella del futuro avvocato Greta Morandi, e dell’investigatore Mario Longoni, detto Marlon.

 

Erica Arosio e Giorgio Maimone
Giorgio Maimone e Erica Arosio

 

 

 

 

 

 

 

Erica Arosio e Giorgio Maimone, dopo una vita passata a scrivere per mestiere (lui al Sole 24 ORE, lei a Gioia) da qualche tempo lo fanno solo per passione. Nel 2013 hanno pubblicato a doppia firma Vertigine (Baldini&Castoldi), un giallo ambientato nella Milano del 1958 diventato seriale: a breve uscirà per il gruppo Longanesi il seguito (Giuditta, che si svolge nel 1962) e nel 2017 è previsto il terzo episodio della saga. Ottimisticamente gli autori prevedono sette romanzi per abbracciare la storia di Marlon e Greta, ma anche l’evoluzione della società italiana e in particolare di Milano nell’arco di 20 anni dal 1950 al 1970.

Arosio e Maimone hanno pubblicato assieme per Mondadori L’Amour Gourmet, un romanzo sentimental-gastronomicho che ha come sfondo la Milano del 1983 e Un due tre stella, storia di Ezio e Renata Santin i fondatori dell’Antica Osteria del Ponte. L’ultima loro fatica letteraria è il romanzo “Non mi dire chi sei” (TEA).

 

In libreria dal 23 febbraio

 

 

 

Macbeth non è cattivo, è soltanto un po’ indisposto…

Lunga vita a Macbeth, vittorioso guerriero nella madre di tutte le battaglie, che sfida la morte – sissignori la morte, mica bruscolini – per la patria, per re Duncan e per le sue genti! Olè. Colmiamo e leviamo i calici, perché è un bravo ragazzo, perché è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar!
E questo individuo così coraggioso e integerrimo, che non teme neppure la signora con la falce, sarebbe un malvagio? Un subdolo doppiogiochista che si muove con passi felpati nell’ombra e, zac, ti ficca un pugnale sopra i reni?
Discutibile.

Per sapere perché, clicca qui

 

Toto Modo Club

 

Lettera all’editore, risposta dell’editore – Racconto

di Massimo Cassani

La lettera all’editore

 

Spettabile Garotti Editore

Via del Babbuino, 12

00187 – Roma

 

Alla cortese attenzione dott. Stefano Lomario

Direttore Editoriale

OGGETTO: Proposta editoriale del romanzo dal titolo provvisorio:  “Uno scrittore senza parole” di Alessio Semprini

 

Egregio Direttore,

mi premuro di inviarLe l’originale del mio romanzo di cui all’oggetto, nella speranza che possa interessarLe e sia compatibile con la linea editoriale della Casa editrice da Lei diretta.

Come avrà modo di leggere, il romanzo che mi pregio di proporLe è la ricostruzione documentale della vita e delle opere inedite di uno scrittore affermatosi alla metà degli anni Sessanta (Annibale Rebeschi, appunto). Si tratta di un’opera di pura fantasia (così come è frutto della mia fantasia l’esistenza di questo Annibale Rebeschi) nella quale mi sono divertito a imbastire una sorta di giuoco di specchi in cui fino all’ultima pagina la finzione letteraria si confonde con la realtà, fino ai ringraziamenti del protagonista dove si nega addirittura che il romanzo sia mio.

Ora, non voglio dilungarmi in inutili e dispersive discettazioni teoriche sull’affermazione del rapporto fra realtà e finzione nella forma-romanzo, tuttavia ritengo che la mia opera rappresenti un vero e proprio punto di svolta nella storia della narrativa europea (“Ubi est veritas?”, verrebbe da dire, citando una delle opere attribuite al mio personaggio di finzione).

Dico questo senza falsa modestia. La stesura di questo libro è avvenuta nell’arco di due anni di intenso lavoro; due anni in cui – per ragioni di salute – sono stato costretto a sospendere la mia abituale attività nell’ufficio legale di una importante multinazionale statunitense. A quest’opera mi sono dedicato con tutto me stesso, come si dice, avendo ben chiare le finalità che volevo perseguire sotto forma di narrazione. E so di esserci riuscito. Sono certo che la sua sensibilità e il suo livello culturale Le impediranno di rifiutare la mia opera, come già hanno fatto – con evidente miopia editoriale – alcuni suoi colleghi di altre Case editrici di cui ometto i nomi solo per eleganza.

Tutti, fra gli amici e i colleghi ai quali ho sottoposto il mio romanzo, si sono detti entusiasti sia delle trame narrate sia della scrittura sia dell’idea di fondo ritenuta unanimemente “davvero molto interessante” (qualcuno fra i più colti ha detto addirittura “sorprendente”). L’unico – e lo cito solo per dimostrarLe la mia onestà intellettuale – che ha accolto la mia opera con assoluta freddezza è stato il dottor Achille Prisco – vice capo dell’Ufficio del Personale – ma dal quale non mi sarei aspettato un giudizio di differente tenore, considerata la sua storica avversione alla mia persona (sentimento, questo, confermatomi più volte dalla sua segretaria, signora Rosella Salemme). A questo si aggiunga – per darLe un’idea più precisa del soggetto in questione – che il dottor Prisco ha già ricevuto un ammonimento verbale e un ammonimento scritto da parte della Direzione generale, a causa dei suoi continui ritardi nella consegna della documentazione Inps agli uffici competenti.

Le considerazioni di cui sopra e questo quadro d’insieme dovrebbero confortarLa nella Sua scelta di inserire la mia opera nel catalogo della Sua prestigiosa Casa editrice.

Resto a Sua disposizione per discutere il contratto di edizione che mi vorrà sottoporre. Cortesemente mi faccia chiamare solo al di fuori dell’orario di lavoro, o al sabato, fino alle 14.30.

 

Nel ringraziarLa per l’attenzione, Le giungano i miei più cordiali saluti.

Alessio Semprini

 

 

La risposta dell’editore

Roma, 23 luglio 2011

Egregio Signore

Alessio Semprini

Via Padova, 94

20131 Milano

 

Egregio Signore,

non si stupisca della celerità di questa mia risposta e non si illuda che tale celerità sia dovuta all’interesse suscitato dalla Sua opera.

Se Le rispondo così velocemente e senza delegare qualcuno dei miei collaboratori il motivo è presto detto: non so e non capisco se Lei sia un ignorante patentato, nonostante le dotte citazioni di Proust e Morselli con le quali ha infarcito il Suo romanzo, oppure se – per qualche motivo che mi sfugge – Lei sia un provocatore con qualche problema mentale.

Vengo al primo punto: l’ignoranza.

Se Lei fosse un frequentatore attento della letteratura, saprebbe (o dovrebbe sapere) che Annibale Rebeschi, che Lei vende come un autore “frutto della sua fantasia” è in realtà (o meglio: è stato) uno scrittore reale. Forse non fra i più noti, certo, ma se prima di inviarmi la Sua farneticante opera avesse almeno avuto l’accortezza di consultare il nostro catalogo (è anche on line) avrebbe certamente notato che i romanzi di Annibale Rebeschi sono tutti pubblicati dalla nostra Casa editrice. E non certo da ieri. Devo dedurre che Lei abbia provato a inviare il Suo scritto a tutti gli editori di Sua conoscenza senza neppure fare lo sforzo di verificare se essa fosse o meno compatibile con la loro produzione editoriale. Una modalità, questa, che non esito a definire ingenua e superficiale. E sempre se avesse avuto la bontà di dare una scorsa veloce al nostro catalogo, avrebbe dovuto notare che i titoli delle opere di Rebeschi da Lei citate sono la ridicola parodia delle opere reali. “Il bavero alzato” in realtà si intitola: “L’uomo col bavero alzato”; “Sentimento bretone”: “Bretagna sentimentale”; “La macchia sul collo: “La voglia sul collo”; “Lezioni di nulla”: “Lezioni ad Aulla” e così via…

Se queste, chiamiamole, “coincidenze” fossero il frutto di una precisa scelta da parte dell’Autore tesa a una funambolica trasfigurazione della realtà nella finzione letteraria, ne potremmo anche discutere (forse), ma siccome è evidente che tutto ciò è figlio della Sua cultura raffazzonata e del Suo modo di procedere arruffato, allora la conclusione s’impone da sé.

E vengo al secondo tema: la provocazione.

Altre cose di questa Sua operazione mi colpiscono negativamente e soprattutto mi insospettiscono (e, per dirla tutta, mi irritano). Parlando della vita di Rebeschi, Lei cita la moglie Clara, la figura di Octavia Bianchi e di suo marito, il dottor Rastelli…a che gioco stiamo giocando, signor Semprini? chi è Lei? quali sono le Sue reali finalità? cosa vuole dirmi? cosa vuole dimostrare?

La moglie di Rebeschi si chiamava Lara; la principale collaboratrice di Rebeschi si chiamava sì, Octavia, ma Rossi,  e il dottor Rastelli (in realtà Restelli) era un dottore commercialista (non un medico) e ha sempre amministrato il patrimonio di Rebeschi con estrema accortezza.

Coincidenze anche queste, signor Semprini? oppure no, non sono coincidenze ma fanno parte di un Suo disegno di cui non riesco a comprendere il senso?

Per concludere, egregio signor Semprini: io ho pubblicato tutte le opere di Annibale Rebeschi, ho conosciuto lui, la sua famiglia, i suoi amici e i suoi collaboratori, quindi so bene ciò che dico. E per me Annibale Rebeschi non era semplicemente uno scrittore fra i tanti.

Annibale Rebeschi era mio zio.

 

Senza cordiali saluti

Stefano Lomario

 

Ps Se non fossi stato sufficientemente chiaro, Le comunico che per quanto riguarda la nostra Casa editrice, il Suo resterà sempre un Romanzo inedito.

Scrivi il tuo Racconto da un secondo

Anni fa – credo avessi ventitré,  ventiquattro anni o giù di lì – lessi “Novelle da un minuto” di István Örkény (edizioni e/o). Il libro lo trovate qui.

Per puro spirito di emulazione, cominciai a scrivere una cosa del tipo “Racconti da un secondo” (raccolta mai terminata): racconti da quattro o cinque righe che però dessero l’idea di una storia o di un’esistenza o del profilo di un personaggio (per lo meno l’intento era questo)

Un esempio

Sprechi

Suo padre stava morendo. E quando si risvegliò era tutto vero. Era una bella giornata di vento e di sole, di quelle che solo settembre.

Ecco. Una cosa così.

Ci volete provare anche voi? Prendetela come una sorta di prova d’autore.

 

Le regole sono semplici:

 

  1. Lo scritto non dev’essere lungo più di quattro o cinque righe
  2. Lo scritto deve evocare una storia, un’esistenza, il profilo di un personaggio
  3. Il racconto va scritto nella parte qui sotto, nei commenti.
  4. Il racconto va firmato con nome e cognome (al termine del racconto)

Non si vince niente. I racconti non verranno pubblicati, se non su questo blog.

 

Call center/Racconto

PRIMO GIORNO

 

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“Sì, sono io”

“Bene, la chiamo per proporle un’offerta molto vantaggiosa…”

“Sì, scusi, però non sono interessato alle offerte telefoniche”.

“Quale offerta? Non sa nemmeno qual è l’offerta!”

“Non importa quale. Non sono interessato alle offerte telefoniche”.

“Be’ si tratta di energia…”

“Non mi sono spiegato: non accetto mai proposte commerciali telefoniche”.

“E allora verrà chiamato tutti i giorni!”

Tu…tu…tu..

 

 

SECONDO GIORNO

 

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“S-sì…”

“Mi riconosce, vero?”

“Credo di sì…mi ha chiamato ieri, per un’offerta su…”

“Sull’energia, esatto. E’ stupito di sentirmi, vero?”

“Be’, un po’…avevo…”

“…bloccato il numero, lo so, ma io la sto chiamando da un numero diverso. Sa cosa significa?”

“Che mi sta chiamando da un numero diverso da quello di ieri”.

“Questo l’ho già detto io. Significa che non può scappare in eterno”.

“Ha solo vinto una battaglia, non la guerra. E la guerra è lunga”.

“Ma si può sapere perché non vuole stipulare contratti telefonici? Guardi che le conviene, eh?”

“E’ che una volta mi hanno fregato. E da quella volta mi sono detto: mai più”.

“Si ricorda la prima volta che si è innamorato?”

“Tutti se lo ricordano”.

“Ecco, appunto. E quando è finita, disse a se stesso: non mi innamorerò mai più. Confessi”

“Confesso”.

“E invece è accaduto ancora”.

“Mh”.

“Vede? E’ la stessa cosa. Non perché qualcuno l’ha delusa in passato ora non debba riprovarci”

“Ma io…”

“Su su, Marco, non sia timoroso”

“Io non mi chiamo Marco!”

“Come no? Lei non è Marco Cassani, abitante a Milano in viale Monza 222?”

“Direi di no”

“E allora cosa vuole da me?”

“Io?”

“Sì, lei! Sta qui al telefono a farmi perdere tempo! Io sto lavorando, capisce? La-vo-ran-do!”

“Pure io avrei da far…”

Tu…tu…tu…

 

TERZO GIORNO

“Buongiorno, parlo con il signor Cassani?”

“Si sono io, però mi chiamo Massimo, lei si confonde con Marco, si era già sbagliata ieri”.

“Nient’affatto. C’era stato un banale errore nei tabulati. E’ proprio lei che cercavo”.

“Che culo…”

“Prego?”

“Dicevo che non ho cambiato idea. Non accetto offerte telefoniche sull’energia”

“E chi le ha detto che voglio farle un’offerta sull’energia?

“No?”

“No”.

“E allora cosa?”

“Indovini”.

“Eddai…”.

“Su, provi. Non faccia il timido”.

“Skype?”

“Non sia ridicolo, Skype è gratuito. Semmai Sky, Ma è sbagliato. Coraggio, provi ancora”.

“Telecom?”

“No”.

“3?”.

“Ma per favore…”

“Omnitel?”

“Ma dove vive? Non si chiama più così! Adesso si chiama Vodafone!”

“Però ho indovinato?”

“Macché. Ne provi un’altra”.

“…no, niente…mi arrendo. Cedo”.

“Vuole proprio saperlo?”

“Sì”.

“Sicuro?”

“Sì”.

“Sicuro sicuro?”

“Le ho detto di sì!”

“Vabbè. La risposta giusta era…ENERGIA! Tadaaan!”

“Ma prima aveva detto che…”

“C’è cascato! C’è cascato!”

Tu…tu…tu..

“Mistero sul lago nero”, e il carabiniere grassoccio

Mistero sul lago nero

“Posso andare?”
Ha fatto di sì con il capo, il carabiniere grassoccio, poi ha bofonchiato: “Si tenga a disposizione. Resta da chiarire come mai vi siete spacciato per un attore, un presentatore o un salamadonna cosa”.
“Innocente tentativo di seduzione. Ho il mio fascino. E i miei sistemi”. Mi sono alzato e sono andato alla porta. Avevo già la mano sulla maniglia, ma mi sono bloccato: “Mi dica una cosa: quella sigaretta che mi ha chiesto, era un trabocchetto, eh? Cosa c’è sotto?”, lo sapevo bene cosa c’era sotto, stavo cercando di stanarlo per avere un’informazione che ancora mi mancava e, finita la domanda, ho fissato l’impassibile amico della sorellina.

“Mistero sul lago nero”

“Non sono tenuto a rivelare niente sulle indagini in corso”.
Ho riflettuto un secondo: “Potremmo fare un patto: se dovessi scoprire qualcosa su questa vicenda, non mi prenderei il merito e le offrirei i risultati. Non dimentichi che ero un detective privato”.
“Siete un detective, non pigliamoci in giro!”
“Trascurabile questione di tempo verbale”.

"Mistero sul lago nero"
Photo by Grazia Napoli

“Mistero sul lago nero” è disponibile in libreria, ma anche qui IBS, e pure qui Amazon

“Mistero sul lago nero” e l’amore per il bicchiere

Mistero sul lago nero

di Massimo Cassani

“Mario Borri, giusto?”, mi ha chiesto.
“Esatto”, le ho risposto, come un presentatore di telequiz, e l’ho invitata ad accomodarsi. Lei ha fatto un paio di passi e poi è rimasta ferma per qualche secondo in mezzo alla stanza a rimirare l’ufficio spoglio, il segno biancastro dei quadri sulle pareti luride di fumo e gli scatoloni pronti per essere portati via da qualcuno con più bicipiti che cervello.
“Sono capitata in un brutto momento?”, mi ha chiesto.
“Dipende dai punti di vista”, le ho detto, “tutte le situazioni sono buone o cattive secondo i punti di vista”.
“E il suo qual è?”
Ho buttato giù l’ultimo sorso di whisky. Non ho risposto subito. Sono rimasto immobile a osservare la bottiglia mezza piena (o mezza vuota), poi ho rialzato lo sguardo verso di lei. Alla faccia dei miei sessantacinque anni suonati, me la sarei mangiata in un sol boccone e sono certo che lei lo sapeva e, se non lo sapeva, doveva averlo capito senza traduttore simultaneo. “Sto andando in pensione”, le ho detto. “Oggi è il mio ultimo giorno di trincea. Le basta come didascalia?”

Mistero sul lago nero

“Allora sono capitata proprio in un brutto momento”, ha concluso.
Che bella voce! Pareva un blocco di torba ricoperto di velluto viola. Non so perché viola. “Se è per un lavoro”, le ho detto, “più che brutto, il momento è inutile. Se è per invitarmi a cena, ogni momento invece è buono. Gradisce?”
Quando ho indicato la bottiglia, lei ha scosso la testa nervosamente, neanche le avessi offerto una porzione di grilli gratinati. Ed è stato proprio in quel momento che ho capito dove e quando l’avevo incontrata. Questa volta le ho puntato addosso il mio dito, sperando fosse assertivo quanto il suo.

“Mistero sul lago nero” è in libreria o qui IBS o anche qui Amazon

Mistero sul lago nero
Photo by Grazia Napoli

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“Mistero sul lago nero” e le enigmatiche albergatrici

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

Capitolo 22

Sparizioni, apparizioni, enigmatiche albergatrici.
Sembra un gioco di prestigio. Ma qui le magie
non c’entrano. Ci sono troppe persone
che non la raccontano tutta.

La mia cliente aveva ragione. Trovare un taxi in quel posto era più difficile di un tredici alla Sisal. Non ho idea di quante rosse abbia consumato fino al filtro prima che qualcuno rispondesse al numero gentilmente fornito dai cuginetti dell’Arma. Alla fine la macchina è arrivata. Il tassista sembrava un muto. Si è fatto dire dove volevo andare e stop, neppure una parola. Neppure io ero troppo in vena di chiacchiere, bisogna ammetterlo.
Non ero in una bella situazione, amici, nossignore, era vero. Mentre passavamo davanti al cartello Mirate al Lago ho capito che la mia permanenza lì non poteva finire in quel modo, anche se la mia cliente era al momento ko. Cliente ko, cuginetti dell’Arma alla costole, sebbene avessimo firmato una specie di pace armata, ma soprattutto terra bruciata intorno. Non avevo appoggi, non avevo amici. Il taxi mi ha lasciato davanti al Poggio del Diavolo, ho pagato e sono sceso.
La mia albergatrice era al bancone. Non l’ho neppure salutata. Le ho chiesto a bruciapelo: “Dov’è?”
“Chi?
“Non chi, cosa: la mia Berta!”
“La sua che?”
“La mia pistola”.
“Non ce l’ha con sé?”
“Nient’affatto. Era in camera”.
“Ah. Allora o è ancora in camera o se la saranno presa i carabinieri. Sono stati qui stamattina. La stanno cercando”.
“Lo so. E mi hanno trovato. Quello che non hanno trovato è la mia pistola. Lei non aveva nessun diritto di farli entrare in camera mia senza un mandato”.
“Con la Benemerita bisogna saper tenere buoni rapporti”.
“Tante grazie”, ho detto e ho preso le scale.
“Prego”, le ho sentito dire. “E la chiave?”
Sono tornato indietro e gliel’ho afferrata dalle mani inanellate. Ho fatto i gradini a due a due. I dolori sembravano spariti. Solo un pochetto all’anca, ma una roba trascurabile. Ho spalancato la porta e mi sono messo a cercare ovunque la mia Berta: dentro l’armadio, sopra l’armadio, nello sciacquone del bagno, sotto il letto. Niente da fare. Berta sparita, porca paletta! Ho guardato nel cassetto del comodino. Da non credere! La Berta era lì che sonnecchiava. Ho allungato la mano, l’ho presa e ho controllato il caricatore.

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani è disponibile in tutte le librerie e nelle librerie on line.

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Volendo anche qui.

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

 

 

 

 

 

 

 

 

"Mistero sul lago nero"

“Mistero sul lago nero” e la tenzone con le suore

"Mistero sul lago nero" Cassani

“Mi è spiaciuto non poter restare da voi, ieri sera. Sapete, sono uno che ama il silenzio e la meditazione…”
“Gliel’abbiamo detto, non c’era posto”, mi ha gelato la suora color carciofo. L’altra ha annuito con gli occhi chiusi.
“Un vero peccato”, ho detto, “visto che l’acqua santa non mi ha voluto, mi sono dovuto rivolgere alla concorrenza”, e ho fatto cenno con il pollice al Poggio del Diavolo.
“Il destino degli uomini è in mano al Signore. Nulla accade per caso”, ha detto la suora color carciofo. L’altra ha annuito ancora con gli occhi chiusi.
“Dio però chiama a sé i peccatori, sorella, mica li spinge nelle braccia del diavolo”.
“Il diavolo alberga solo dentro chi lo accoglie”, ha detto la suora color carciofo. L’altra ha annuito di nuovo con rinnovata convinzione e gli occhi chiusi.
“Pure lo Spirito Santo alberga dentro chi lo accoglie, sorella. E il mio è un albergo con numerose stanze. Il vostro ne ha pochine, a quanto mi è parso di capire”.
La suora cicciona ha annuito ancora con gli occhi chiusi, ma poi si è accorta di essere andata in controtempo e ha fatto subito di no con la capoccia, per compensare il movimento.
La suora color carciofo ha innestato la prima e mi ha scartato di lato, per chiudere di netto la conversione. Ma prima di allontanarsi mi ha buttato là, ché ai religiosi piace avere l’ultima parola: “E si ricordi che le armi sono strumenti del Demonio”.
“Come darle torto, sorella? È che a me quei satanisti dei carabinieri non hanno mai dato retta…”
La suora color carciofo ha fatto una smorfia stizzita, sempre perché ai religiosi non piace mai rinunciare all’ultima parola. L’altra ha messo su un’espressione altera e ha seguito a mento alto la consorella che ormai aveva innestato la seconda e poi la terza e si era avviata dritta come un fuso verso il Rifugio (del Pellegrino e suo). Io mi sono pulito un interstizio dentale con l’unghia del mignolo e le ho seguite mentre battevano in ritirata. Mai competere sul piano teologico con un detective privato sulla soglia della pensione. È lui a saperne sempre una più del diavolo e pure delle suore.
Sono obiettivo, mi si deve credere.

Mistero sul lago nero (Laurana)
Mistero sul lago nero

“Mistero sul lago nero” (Laurana) di Massimo Cassani, disponibile in libreria e nelle librerie on line. Per esempio, qui.

“Mistero sul lago nero”, di Massimo Cassani: il perché di un romanzo

"Mistero sul lago nero" Cassani

“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani 

La tradizione in cui si inserisce il romanzo

 

Mistero sul lago nero (Laurana)
“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani. L’immagine di copertina è di Angela Varani.

Qualcuno – a torto o a ragione – ritiene che le vette letterarie raggiunte dagli scrittori fondativi del genere che in Italia passa sotto la definizione-ombrello di “giallo” non sia mai più stato raggiunto. Tutto ciò che è seguito dopo la lezione di Dashiell Hammett (1894-1961), William Kiley Burnett (1899-1982) e, soprattutto, Raymond Chandler (1888-1959, nella foto) sarebbe stata soltanto una sequela di tentativi di emulazioni, o meglio, di variazioni sul tema, seppure declinate con inventiva e indubitabile cura di personaggi e ambientazioni (e non soltanto sul crinale dell’hard boiled).

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Raymond Chandler

Stiamo parlando di romanzi usciti nella prima metà del Nocevento: “Il falcone maltese” di Hammet è del 1930, Giungla d’asfalto di Burnett è del 1949, Il lungo addio di Chandler e del 1953. Un genere, quindi, che avrebbe raggiunto la sua massima maturità espressiva in poco meno di un secolo, se si pensa che i primi significativi esempi sono del 1841 (“I delitti della rue Morgue” di Edgar Allan Poe) e del 1887 (“Uno studio in rosso” di Arthur Conan Doyle). Se si escludono i fenomeni Agatha Christie e il George Simenon del commissario Maigret, pochi altri autori quindi sarebbero stati in grado di attribuire al genere un’originalità e una dignità letteraria al pari delle opere non di genere della storia delle letteratura internazionale (fra questi, va sicuramente ricordato James Ellroy (nella foto), con la sua produzione striata di ossessioni).

"Mistero sul lago nero" di Massimo cassani
James Ellroy

Non è un caso se due grandi scrittori come Friedrich Dürrenmatt, prima, e Osvaldo Soriano (nella foto), poi, abbiano reso omaggio al genere con due opere “di non ritorno”, quali “La promessa” (il cui suggestivo sottotitolo, “Un requiem per il romanzo giallo”, la dice lunga) e Triste, solitario y final, nei quali la narrazione non giunge ad alcun risultato investigativo (come del resto accade ne “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, di Carlo Emilio Gadda, nella foto).

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Carlo Emilio Gadda
"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Osvaldo Soriano

Il perché del romanzo

“Mistero sul lago nero” (Laurana, 2015) di Massimo Cassani nasce appunto dalla consapevolezza che se le urgenze da cui sono nate le opere fondative non sono più ripetibili, allora una possibile strada percorribile è quella di una sorta di emulazione consapevole a partire dal protagonista del romanzo, il detective privato milanese Mario Borri, che – in chiave umoristica – sembra essere la fotocopia in minore del Philippe Marlowe di Chandler o del Sam Spade di Hammet – quest’ultimo portato sullo schermo anche da Humphrey Bogard nel 1941, con la regia di John Huston. Peccato che al nostro Mario Borri manchi tutto del Bogard in bianco e nero: dal physique du rôle all’aria ruvida e vissuta del suo modello (nonostante il Borsalino in testa, la sigaretta sempre accesa all’angolo della bocca e la spiccata attitudine al bicchiere).

“Mistero sul lago nero” è chiaramente un divertisment dai riferimenti colti dove, tuttavia, la presa in giro riguarda soltanto il protagonista e non le aspettative del lettore al quale viene offerta una narrazione in cui il disvelamento del mistero segue i binari di un’indagine vera, fatta di “gambe e di cervello” e colpi di scena improvvisi, così come dev’essere in un puro romanzo di genere.

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
Massimo Cassani

La trama di “Mistero sul lago nero”

Che triste autunno, questo autunno, per il detective privato Mario Borri, 65 anni d’età per 165 centimetri d’altezza. La pensione è alle porte. E mentre sta provando inutilmente ad ammorbidire il magone per l’ormai imminente addio alle armi con qualche dose non troppo sparagnina di Jack Daniel’s liscio, si presenta nel suo ufficio una sventola dai capelli fulvi che gli propone un lavoretto all’apparenza facile facile. Non a Milano, però: in un paese lacustre lontano dalla sua amata città. Dove muoversi, per lui, è come camminare sulle uova.

"Mistero sul lago nero" di Massimo Cassani
“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani (photo by Grazia Napoli)

E quello che sembrava un lavoretto facile facile si dimostra più intricato di quanto si potesse immaginare. Fra incontri con cinghiali, guardiani di cinghiali, suore color carciofo e suore ciccione, vecchietti con e senza cappello, albergatrici settantenni ex cantanti di night, baristi arcigni, carabinieri occhiuti e preti ottuagenari dalla visionarietà biblica, l’ultima avventura di Borri si colora di toni imprevedibili e umoristici.

Alla fine, però, il bene trionfa…o quasi.

L’autore

       Massimo Cassani, giornalista, è nato a Cittiglio, in provincia di Varese, nel 1966 e vive a Milano da quasi trent’anni. “Mistero sul lago nero” è il suo sesto romanzo. Ha esordito nella narrativa con “Sottotraccia” (Sironi 2008/TEA 2015), primo episodio della serie con protagonista il commissario Micuzzi, cui sono seguiti “Pioggia battente” (Sironi, 2009/Mistery Italia – Il Sole 24 ORE/2013, TEA, 2014), “Zona franca” (TEA, 2013) e “Soltanto silenzio” (TEA, 2014). Per Laurana ha pubblicato nel 2010 “Un po’ più lontano”, dedicato ai temi della solitudine e all’agnizione d’identità. Nel 2015 ha partecipato con un racconto autobiografico all’opera collettanea dal titolo “La formazione dello scrittore” (Laurana) in cui compaiono scritti, fra gli altri, di Tullio Avoledo, Raul Montanari e Alessandro Zaccuri.

Dal 2010 collabora con “La Bottega di narrazione” di Laurana, condotta da Giulio Mozzi e Gabriele Dadati.

“Mistero sul lago nero”: un pensiero distonico mi si è conficcato nella testa

"Mistero sul lago nero" Cassani

Dopo aver parcheggiato nel box, la sorellina ha aperto il baule e ha tirato fuori il suo trolley. Grande sangue freddo, la ragazza, mi sono detto: prima di fuggire aveva avuto pure la prontezza di portarsi via il bagaglio da casa. Sì, be’, bella forza, tanto c’ero io a tenere occupato il suo manzetto, stretto com’ero fra lui e quel cornuto di cinghiale. Ho mandato un bacio a distanza alla mia Berta che, ancora una volta, mi aveva tolto dagli impicci e che ora se ne stava momentaneamente parcheggiata nello sciacquone del Poggio del Diavolo – ciao, Berta, ti voglio bene, ho sussurrato.
Ho lasciato che la sorellina percorresse il vialetto dei lampioni a forma di fungo – non si sono accesi al suo passaggio, evidentemente di giorno avevano l’ordine di starsene buoni – e quando è entrata in casa, sono uscito dal mio nascondiglio e ho ripreso la sterrata. Ma un pensiero distonico mi si è conficcato nella testa.

 

“Mistero sul lago nero” (Laurana) di Massimo Cassani, è disponibile in libreria e nelle librerie on line. Per esempio, qui.

23bn

Mistero sul lago nero (Laurana)
“Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani. La foto dell’autore è di Dario De Andrea, l’immagine di copertina è di Angela Varani.

“Mistero sul lago nero” e la saggezza del canuto sacerdote

Mistero sul lago nero
Mistero sul lago nero (Laurana)
“Mistero sul lago nero” (Laurana, 2015)

Il canuto sacerdote mi ha fatto segno di avviarmi al confessionale. Ho ubbidito, sono entrato nel buio del sacro loculo e mi sono inginocchiato, aspettando di intuire il suo profilo dietro la grata. Fino a quel momento non aveva aperto bocca. Ho sentito il legno lamentarsi come una goletta e ho capito che il canuto sacerdote era entrato pure lui. Dopo un attimo di silenzio ho udito la sua voce cavernosa pronunciare le parole della sigla: “Nelnomedelpadredelfiglioedellospiritosantoamen”.
“… amen”, ho risposto.
“Dimmi, figliuolo”, ha detto con un timbro da baritono stanco.
Ho esordito così: “Ho peccato”, e mi è parso un buon inizio.
“Tutti pecchiamo”, ha risposto il canuto sacerdote e ha sospirato, un sospiro lungo, rassegnato, paziente. Quando il mantice si è svuotato, ho ripreso con tono incerto, cercando di tirare a mente certi lontani ricordi della dottrina: “Ho… ho nominato il nome di Dio invano… mi sono scordato di santificare le feste… ho commesso atti impuri… ho desiderato la roba d’altri… ho desiderato pure la donna d’altri…”, e via dicendo, poi la memoria mi ha mollato, ma mi sembrava di aver già detto abbastanza. Così ho abbassato il capo e sono stato zitto in attesa di una reprimenda e del conseguente perdono.
La cavernosità della sua voce mi ha raggiunto poco dopo, pareva venire dal centro della Terra: “Così poco?”, ha sillabato, “Pensavo peggio…”.

Disponibile in libreria e anche qui

"Mistero sul lago nero"